POLITICA & SANITÀ

Il Piemonte batte cassa alle Asl: "Pagate i debiti alla Regione"

Riesumate pendenze vecchie di 15 anni per 96 milioni. Serviranno a compensare i prelievi "forzosi" agli altri assessorati per tappare il buco del bilancio sanità 2025. Riboldi esclude effetti sui conti delle aziende. Ma il problema è la liquidità. Alle viste i soliti magheggi

La Regione batte cassa alle Asl. Ci sarebbe da ridere (per non piangere), considerando le pezze al sedere che da tempo contraddistinguono le aziende sanitarie del Piemonte, i cui bilanci vedono aumentare, anno dopo anno, le cifre in rosso, superando ormai ogni livello di guardia.

Un paradosso, insomma. Anche se, seguendo i fili spesso aggrovigliati dei meccanismi contabili e degli equilibrismi finanziari, alla fine il legame tra i gravi passivi delle Asl e la richiesta partita dal Grattacielo si trova.

Manovre contabili

I 96 milioni che le aziende hanno complessivamente ottenuto, in un periodo precedente al 2011, sotto forma di anticipazioni di tesoreria e altre partite contabili, e che oggi, a oltre quindici anni di distanza, la Regione chiede indietro, serviranno infatti a coprire in parte i 209 milioni utilizzati per ripianare il bilancio della sanità 2025, racimolati anche “prelevando” risorse dagli altri assessorati.

Una manovra forzosa che non era affatto piaciuta ai diretti interessati – dallo Sport al Turismo, dalla Cultura alla Formazione, passando per i Trasporti e via dicendo – lasciati quasi a becco asciutto per tamponare la grossa falla nei conti della sanità. Mentre i loro colleghi protestavano, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi spiegava che quei oltre 200 milioni sarebbero serviti a garantire più servizi ai cittadini, lasciando un po’ (anzi, parecchio) in secondo piano l’emergenza rappresentata dalla necessità di coprire almeno una parte del buco ed evitare conseguenze ben più pesanti nei confronti del Mef.

Il buco e la toppa

Agli assessori penalizzati dai tagli era stato promesso che quei soldi sarebbero tornati in tempi brevi. Ma da qualche parte bisognava pur trovarli e, vista la situazione delle finanze regionali, non è che basti aprire un cassetto perché saltino fuori milioni. Tutt’al più, debiti.

Gratta gratta, però, qualche credito a favore delle casse regionali alla fine salta fuori. Quei poco meno di cento milioni assegnati alle Asl più di tre lustri fa si sapeva che esistevano, ma nessuna delle giunte che si sono succedute nel tempo li aveva mai reclamati.

E ben si sarebbe guardato qualsiasi direttore generale dal presentarsi spontaneamente in Regione per onorare quel debito, tanto più con conti che, anno dopo anno, si tingevano di un rosso sempre più intenso. Finché la barca va... Ma quando all’orizzonte si profila la tempesta e il naufragio diventa un’eventualità concreta, allora anche quella vecchia pendenza, dimenticata per anni, torna improvvisamente utile.

Cinquestelle all’attacco

Non è dato sapere quali Asl siano chiamate alla restituzione e a quanto ammonti, per ciascuna, il debito. La stessa richiesta di chiarimenti avanzata dal Movimento 5 Stelle alla giunta non ha ottenuto risposta.

C’è però la conferma che quella riscossione è ormai imminente e che – come riferito in aula dall’assessore Gian Luca Vignale, rispondendo per conto del collega Riboldi – pur non incidendo sui bilanci delle aziende sanitarie, già messi a dura prova, potrebbe creare problemi di liquidità.

“Chiedere alle aziende di restituire quei soldi significa sottrarre risorse a chi deve pagare personale, fornitori e prestazioni sanitarie”, ha obiettato il consigliere pentastellato Pasquale Coluccio commentando la risposta alla sua interrogazione.

Se è vero che l’assenza di effetti sui bilanci – che, anche senza questa operazione, prevedono per il 2026 un disavanzo di 879 milioni – può attenuare le preoccupazioni, resta comunque il problema di quel movimento di cassa, destinato a creare non poche difficoltà alle aziende sanitarie.

“Regolazione dei rapporti”

Riboldi, rispondendo in aula, ha spiegato che “l’eventuale regolazione dei rapporti finanziari derivanti da crediti pregressi viene effettuata nell’ambito della normale gestione di tesoreria e dei rapporti finanziari tra Regione e aziende sanitarie, senza incidere sulle risorse necessarie allo svolgimento dell’attività assistenziale”. Insomma, parola di assessore: “Non è corretto sostenere che la restituzione dei crediti determini una sottrazione di liquidità destinata ai servizi sanitari”.

Ma se quei soldi devono uscire dalle casse delle Asl per finire in quelle del Grattacielo, è evidente che le aziende dovranno comunque disporne o, in alternativa, trovare il modo di colmare il vuoto lasciato da quell’esborso per continuare a pagare stipendi, fornitori e prestazioni.

Ecco perché negli uffici della Regione si parla già di possibili correttivi nel riparto periodico delle risorse, così da aumentare temporaneamente il flusso di cassa verso le aziende chiamate a restituire il debito. Un giro di soldi che parte dalla Regione, passa dalle Asl e poi torna alla Regione. Più che una manovra finanziaria, sembra una partita a Monopoli.

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