TRAVAGLI DEMOCRATICI

Preferenze, "esultanza fuori luogo". Canalis striglia Schlein e compagni

La consigliera regionale cattodem non ci sta a condividere l'entusiasmo dei suoi colleghi del Pd dopo la bocciatura dell'emendamento. L'ex senatore Esposito critica Laus sotto il suo post: "Così ci teniamo i nominati"

Non c’è solo il centrodestra a dividersi sul tema delle preferenze. La bocciatura per un voto dell’emendamento proposto da Fratelli d’Italia, Udc e Noi Moderati che ne proponeva la reintroduzione si è tradotta in uno smacco per la premier Giorgia Meloni, che in serata ha commentato amaramente: “Ci abbiamo provato, ma ha vinto la palude”, riferendosi a quei circa trenta deputati della maggioranza – con ogni probabilità provenienti da Lega e Forza Italia, da sempre titubanti sul tema – che hanno approfittato del voto segreto per impallinare la proposta.

Una débâcle che ha spinto i leader di opposizione a chiedere alla presidente del Consiglio di salire al Colle per presentare le dimissioni. “Meloni prenda atto del fallimento e vada a casa”, ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein subito dopo il voto in aula, mentre i suoi compagni di partito e gli alleati del campo largo festeggiavano – anche in maniera scomposta – per la disfatta appena subita dal governo. Ma nel partito non tutti sono d’accordo, e dal Piemonte Monica Canalis non ha nessuna voglia di cantare vittoria.

Fuori luogo

“Io ieri in Parlamento non avrei esultato in questo modo”, scrive la consigliera regionale cattodem, che, pur bocciando l’impianto della riforma e mostrando riserve sullo stesso emendamento incriminato, non condivide l’entusiasmo dei suoi colleghi di partito: “Intendiamoci: la legge elettorale proposta dal governo Meloni è pessima, per contenuti e per tempismo e l’emendamento sulle preferenze era una piccola farsa riservata ai partiti più grandi e comunque non ai capilista – è la premessa – ma esultare per la bocciatura di questo emendamento, che avrebbe restituito almeno un po’ di voce ai cittadini, mi è parso fuori luogo”.

Comitato d’interessi

La consigliera non lesina poi una stoccata all’intera classe parlamentare, costituita interamente da nominati, a differenza dei consiglieri regionali come lei che al contrario vengono scelti attraverso le preferenze:  “I parlamentari hanno deciso di non segare le gambe della sedia su cui sono seduti. Il Parlamento continuerà ad essere composto da nominati, col metodo della cooptazione, del centralismo e del verticismo: cosa c’è da festeggiare?” Si chiede Canalis, che mette nel merino anche la scelta di procedere con il voto segreto: “Ha permesso non solo ai parlamentari di Forza Italia e Lega, ma anche a quelli del Pd di affossare le preferenze senza metterci la faccia”. Senza andare troppo per il sottile.

Proposta, non protesta

La cattodem piemontese non rinuncia a criticare la linea della segretaria Schlein, a suo dire carente nell’elaborazione di una proposta alternativa a quella del centrodestra: “Mi piacerebbe che il mio partito non si limitasse a dire, giustamente, che la legge elettorale non è la priorità del Paese e che la proposta di Meloni è irricevibile. Vorrei che facesse anche una propria proposta e alimentasse finalmente un confronto, dentro il partito e con le forze di maggioranza, invece di stare comodamente seduto sull’Aventino”.

In quanto espressione della minoranza interna del Pd, Canalis lancia il guanto di sfida ai vertici, concludendo che “non basta dire no, ma bisogna ricominciare a fare politica” e che “le elezioni non si vincono con un’opposizione pregiudiziale”. Il grido della consigliera è forte, da vedere se qualcuno ai piani alti la ascolterà

W le liste bloccate

A conferma del clima non esattamente unanime che si respira tra i dem, il post pubblicato sul suo profilo Facebook dal deputato torinese Mauro Laus, in cui sostanzialmente rivendicava la linea Schlein, sostenendo che “non si può spacciare quell’emendamento per una reintroduzione delle preferenze”, ha attirato più di qualche critica, tra cui quella sarcastico dell’ex senatore del Pd Stefano Esposito: “Così saranno tutti nominati. Quindi w le liste bloccate”, il suo commento sotto il post di Laus.

Insomma, l’emendamento di FdI-Nm-Udc non ha convinto nessuno: prevedeva un capolista bloccato con un listino di sei nomi, tra i quali se ne potevano scegliere tre, rendendo lo spazio di espressione della preferenza quantomeno limitato. Ma rispetto allo status quo poteva essere considerato un passo avanti. Era l’opinione della Meloni (per cui l’emendamento è stato comunque frutto di un compromesso con gli alleati) ma anche di qualche esponente del centrosinistra, come Canalis e Esposito.

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