FINANZA & POTERI

Non un euro di più: 30,6 miliardi. Messina chiude i cordoni su Mps

Il ceo di Intesa Sanpaolo mette un punto fermo sulla più importante operazione bancaria dell'anno. Alla vigilia del cda di Siena, difende il valore economico dell'Opas e raffredda le aspettative di chi immagina un incremento del corrispettivo per convincere il mercato

Non c’è spazio per aste al rialzo. Carlo Messina tira dritto e, alla vigilia del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena chiamato a esaminare l’Opas, mette un punto fermo sul valore dell’offerta da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo insieme a Unipol. Il messaggio è semplice: il prezzo è quello giusto e oltre non si andrà.

Carlo Magno ha scelto l’assemblea dell’Abi per difendere, in un colloquio ai margini dell’incontro, l’operazione e respingere, senza troppi giri di parole, l’idea che possa essere necessario ritoccare la proposta per convincere gli azionisti senesi.

Nessuna asta

«La nostra è un'operazione trasparente, chiara, lanciata sul mercato e rivolta agli azionisti di Monte dei Paschi di Siena, ovviamente avendo il consenso dei nostri azionisti. Poi quello che accadrà lo vedremo», ha spiegato Messina.

Parole che ribadiscono la filosofia con cui Intesa ha impostato una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nel panorama bancario italiano: nessuna trattativa riservata, nessun negoziato parallelo, ma un’offerta pubblica sottoposta direttamente al giudizio del mercato.

“Valutazione equa”

Il cuore del ragionamento dell’amministratore delegato riguarda però il valore economico dell’operazione. «Credo che la nostra valutazione sia totalmente fair per quello che è il valore di Monte dei Paschi di Siena», ha affermato, sottolineando come il corrispettivo riconosca già un premio significativo agli azionisti dell’istituto senese.

Un concetto ribadito con una frase destinata a pesare anche nelle prossime ore: «La valutazione incorpora un buon premio per Monte dei Paschi di Siena. Poi ognuno può pensare di avere i gioielli e di poterli vendere al miglior prezzo. C’è un prezzo oltre il quale poi non si va». Tradotto dal linguaggio della finanza, significa che Intesa non intende partecipare a una gara di rilanci. La banca considera congrua la valorizzazione proposta e non sembra disponibile ad aumentare ulteriormente il conto.

Gli occhi sul cda di Mps

Le dichiarazioni di Messina arrivano alla vigilia di un passaggio delicato. Domani il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi si riunirà infatti per esaminare l’Opas, in un momento cruciale per il futuro dell’istituto senese e, più in generale, per gli equilibri del sistema bancario italiano.

Il giudizio del board rappresenterà uno snodo importante, ma il vero arbitro resterà il mercato. Saranno infatti gli azionisti a decidere se l’offerta di Intesa rappresenti davvero quel valore “fair” rivendicato da Messina o se, come spesso accade nelle grandi partite finanziarie, riterranno che i “gioielli di famiglia” meritino una valutazione superiore. Intanto, Carlo Magno ha già fatto sapere che il confine è stato tracciato. E che il suo impero non ha alcuna intenzione di pagare qualsiasi prezzo per conquistare Siena. Forse, non ce ne sarà bisogno.

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