Cirio vede lontano: no al voto anticipato (e incrocia le dita)
15:35 Mercoledì 15 Luglio 2026Dopo la débâcle sulle preferenze, il governatore piemontese raffredda le ipotesi di crisi e difende Forza Italia dalle accuse sui franchi tiratori. Archivia anche le voci su Marina Berlusconi. Ma dietro l'appello alla stabilità c'è anche un calcolo politico
A Roma contano i voti. A Torino compulsano il calendario. Mentre Giorgia Meloni trascorre il day after a caccia dei trenta franchi tiratori che hanno affondato l’emendamento sulle preferenze, Alberto Cirio prova a sminare il terreno. Difende Forza Italia, assolve Marina Berlusconi dai sospetti di essere una delle registe del sabotaggio parlamentare e soprattutto pronuncia la frase che, forse più di tutte, racconta il suo stato d’animo: «Non credo ci saranno elezioni anticipate». Una previsione solo in apparenza. Per il governatore del Piemonte è anche una necessità politica.
Intervenendo ai microfoni di Radio 24, il presidente del Piemonte e vicesegretario nazionale di azzurro respinge una dopo l’altra tutte le accuse che da ieri rimbalzano nei palazzi romani. «Forza Italia è stata leale e coerente, eravamo il gruppo più presente in Aula», assicura. E quando gli viene chiesto se dietro la bocciatura possano esserci parlamentari azzurri, la risposta è: «Credo di no». Crede, ma chissà.
E poi la difesa d’ufficio della Cavaliera: «Non credo nel coinvolgimento di Marina Berlusconi. Si dicono tante cose». Del resto, Cirio è uno dei dirigenti di Forza Italia che con la presidente di Fininvest mantiene rapporti diretti e consolidati. Da vicesegretario del partito, è tra i pochissimi esponenti che negli ultimi mesi hanno avuto più occasioni di confronto riservato con Marina nella sua abitazione milanese di corso Venezia. Un rapporto costruito attorno alla gestione del partito e agli equilibri del centrodestra. Proprio per questo la sua smentita viene letta negli ambienti azzurri come qualcosa di più di una presa di posizione ufficiale.
Il sospetto che agita Palazzo Chigi
Il retroscena nasce dalle ricostruzioni pubblicate stamattina da diversi quotidiani. Secondo quanto filtra dagli ambienti di Fratelli d’Italia, la premier sarebbe convinta che una parte dei franchi tiratori possa annidarsi proprio tra gli azzurri più vicini alla primogenita del Cav. Anche perché Marina non ha mai nascosto le proprie perplessità verso una legge elettorale che rafforzerebbe ulteriormente Fratelli d’Italia, riducendo il peso contrattuale degli alleati moderati, soprattutto in vista della futura partita per il Quirinale.
Nelle ricostruzioni giornalistiche compare anche il nome di Marta Fascina, l’ultima compagna di Silvio. Nessuna conferma, naturalmente. Ma abbastanza per alimentare il sospetto che dietro quei trenta voti mancanti possa esserci qualcosa di più di una semplice ribellione parlamentare. Cirio, invece, cerca di spegnere il caso sul nascere.
Le preferenze dividono gli alleati
Le resistenze dentro la maggioranza erano note da settimane. Fratelli d’Italia e Maurizio Lupi spingevano per reintrodurre le preferenze, sostenendo la necessità di restituire (almeno in parte) agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i parlamentari anche per contrastare l’astensionismo.
Forza Italia e Lega, invece, non hanno mai nascosto le proprie perplessità. Il timore è che le preferenze trasformino la competizione in una guerra interna tra candidati dello stesso partito, alimentando personalismi e logiche territoriali proprio mentre entrambe le forze politiche stanno cercando di consolidare un consenso che i sondaggi descrivono sempre più insidiato dalla crescita di Futuro Nazionale. Le liste bloccate, al contrario, consentono ai vertici di mantenere il controllo sulla composizione delle future pattuglie parlamentari, riducendo la competizione interna: tanti vassalli delle rispettive segreterie.
Il fattore Piemonte
Ma come noto c’è un altro elemento che rende significativa la presa di posizione di Cirio. Il governatore piemontese è infatti uno dei dirigenti del centrodestra che più hanno interesse a evitare elezioni politiche troppo anticipate. Non tanto per il destino del governo Meloni, quanto per il proprio futuro politico. Da tempo il suo nome viene indicato tra quelli destinati a un approdo romano nel 2027, con un incarico di governo o comunque di primo piano nelle istituzioni nazionali.
Un’operazione che, però, si intreccia inevitabilmente con il calendario piemontese. La legislatura regionale, infatti, scade naturalmente nel 2029. Se Cirio dovesse lasciare il grattacielo del Lingotto nel 2027 per trasferirsi a Roma, bisognerebbe affrontare il delicatissimo nodo della successione e del ritorno alle urne in Piemonte. Più le elezioni politiche vengono anticipate, maggiore diventa la distanza dalla scadenza naturale della legislatura regionale e più complicato risulta giustificare uno scioglimento anticipato del Consiglio regionale. Al contrario, arrivare alle politiche nella finestra naturale dell’autunno 2027 ridurrebbe sensibilmente quello scarto temporale, rendendo assai più gestibile anche il passaggio di consegne in Piemonte.
Incrocia le dita
Per questo il «non credo ci saranno elezioni anticipate» pronunciato da Cirio non appare soltanto una valutazione sullo stato di salute della maggioranza. È anche una dichiarazione perfettamente coerente con il suo orizzonte politico personale. Mentre a Roma qualcuno già ragiona (a sproposito) su governi balneari, crisi pilotate e voto anticipato, il governatore piemontese continua a confidare che la legislatura arrivi il più vicino possibile alla sua conclusione naturale. Perché, in questo momento, il calendario vale quasi quanto la politica. E forse anche di più.


