Rsa, rette alle stelle e attese infinite. Piemonte fuori legge (sui Lea)
Stefano Rizzi 16:18 Mercoledì 15 Luglio 2026Alla metà degli anziani negata la quota sanitaria (che dimezza la retta). Liste per i ricoveri cresciute del 35%. Breda (Fondazione Sociale): "La Regione dica se vuole garantire i diritti". Valle (Pd): "Non c'è bisogno di altre promesse non mantenute"
“Le Asl del Piemonte negano a più della metà dei ricoverati nelle Rsa la quota sanitaria Lea che copre il 50% della retta ed è un diritto previsto dai Livelli essenziali di assistenza. Intanto, in meno di un anno, la Regione ha aumentato del 35% le liste d'attesa per i ricoveri nelle strutture socio-assistenziali”.
L’accusa, circostanziata e pesante, arriva da Marzia Breda, presidente della Fondazione Promozione Sociale, attiva da molti anni sul fronte della tutela delle fasce più deboli, e alimenta ulteriormente la polemica che vede al centro le scelte e le mancanze del governo regionale su una questione tanto importante quanto diffusa.
La palla in tribuna
Le recenti dichiarazioni del governatore Alberto Cirio, secondo la Fondazione, sembrano aver prodotto l’effetto opposto rispetto a quello auspicato. “Dalle sue parole emerge il tentativo di sviare dal tema fondamentale che riguarda migliaia e migliaia di famiglie piemontesi”, sostiene la presidente della Fondazione.
In una nota, Breda ricorda come la negazione della quota sanitaria, insieme alle liste d’attesa sempre più lunghe, provochi “un fenomeno che sta mandando sul lastrico molte famiglie”, di fronte al quale “ci saremmo attesi l'avvio di un cronoprogramma per ridurre i tempi di attesa”. E precisa: “Nessuno chiede, né ha mai chiesto, più posti letto nelle Rsa”.
Riboldi “non pervenuto”
L’interrogativo è diretto: “La sanità piemontese metterà più risorse per garantire la convenzione ai malati che oggi sono costretti a pagare rette dai 3 mila ai 4 mila euro al mese?”. Dal grattacielo, però, una risposta non è ancora arrivata. “L'assessore alla Sanità non è pervenuto”, osserva Breda, rivolgendo quindi la domanda direttamente a Cirio: “Dica con chiarezza se la sanità piemontese intende ottemperare ai propri obblighi oppure no”.
Situazione critica
La Fondazione presieduta da Breda ricorda inoltre come tutti gli indicatori attestino che i ricoverati nelle Rsa presentano più di quattro patologie gravi e che circa il 45% è affetto da demenza. Alla luce di questi dati, viene criticato il fatto che, “invece di progettare un potenziamento dell’assistenza per le persone già ricoverate, molte delle quali ancora prive della quota sanitaria, si preveda di impiegare il personale delle strutture come se queste disponessero di dipendenti in abbondanza”.
Pd: “Finanziare subito”
Aspre critiche a questa ipotesi, così come ai ritardi nei ricoveri e al mancato riconoscimento delle quote sanitarie, arrivano anche dal fronte politico, in particolare dal Partito Democratico. Il vicepresidente della Commissione Sanità di Palazzo Lascaris, Daniele Valle, ricorda che “mentre la Regione discute di modelli futuri, più di 11 mila piemontesi attendono l’accesso a un diritto, quello alle cure sanitarie, che dovrebbe essere garantito”.
Per il consigliere regionale del Pd, “prima di annunciare nuove strategie, la giunta Cirio dovrebbe tornare a finanziare le quote sanitarie per le persone che ne hanno titolo e che oggi o aspettano o pagano di tasca propria. È lì – aggiunge Valle – che si misura la credibilità di una politica per la non autosufficienza. Le famiglie piemontesi non hanno bisogno di nuovi annunci, ma di vedere garantiti i propri diritti”.


