Elkann festeggia Degiorgi 

Dicono che… a Valdocco, sabato prossimo, più che un ingresso sarà un'incoronazione. Nella Basilica di Maria Ausiliatrice, per l’insediamento di don Giorgio Degiorgi come nuovo ispettore dei Salesiani di Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania, ci sarà più alta finanza che incenso. In prima fila, assicurano i bene informati, anche John Elkann, al quale i figli di don Bosco hanno fatto ponti d'oro per consentirgli di scontare la pena in un loro istituto e non finire a processo (richiesta poi respinta dal gip che ne ha disposto il rinvio a giudizio). Insieme all'erede di casa Agnelli sono attesi anche i vertici di Intesa Sanpaolo, della Fondazione Crt e altri pezzi grossi del potere torinese e non solo. Più che una celebrazione religiosa, il ricevimento del nuovo plenipotenziario salesiano promette di assomigliare a un salotto buono in ginocchio davanti al sacerdote che sembra aver trovato la formula per moltiplicare non solo i pani e i pesci. Del resto il novarese, classe 1979, da tempo è molto più di un semplice prete. C’è chi lo chiama il “mago dei conti”, chi il “ministro dell’Economia dei salesiani”. Ha rimesso in ordine i bilanci, pilotato operazioni immobiliari, raddoppiato gli iscritti al San Lorenzo di Novara e, soprattutto, ha imparato a parlare con banchieri e industriali senza perdere il collarino.

La vera notizia, però, è un’altra. Don Giorgio diventa ispettore ma continua anche a fare l’economo, tenendosi in tasca le chiavi della cassaforte: una concentrazione di potere che, da quelle parti, non si vedeva da parecchio. E non basta. Resta pure Promotore di Giustizia del Tribunale ecclesiastico piemontese, cioè il pubblico ministero. Un dettaglio che, malignano sotto i portici, contribuisce non poco alla stima trasversale di cui gode nella Conferenza episcopale piemontese. In fondo la saggezza popolare insegna che è sempre meglio avere un magistrato tra gli amici che tra gli avversari. Anche quando porta la talare.

Così, mentre qualcuno continua a ricordare che in passato la sua corsa avrebbe rallentato per qualche rigidità di troppo e per qualche sopracciglio aggrottato nell’episcopato, lui si ritrova oggi con più incarichi di un prefetto napoleonico. E c’è già chi scommette che quella del 18 luglio non sia un traguardo, ma soltanto una tappa. Perché dalle parti di Valdocco, quando il “mago dei conti” si muove difficilmente sta giocando una partita sola.

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