Cirio e la grazia per Roggero: "Grave strappo istituzionale"
Stefano Rizzi 13:54 Venerdì 17 Luglio 2026Ancora prima di conoscere le motivazione della sentenza della Cassazione il governatore del Piemonte è partito lancia in resta nel chiedere la clemenza per il gioielliere di Grinzane Cavour. Il costituzionalista Cavino: "Occorre tenere una postura diversa"
«Una sgrammaticatura istituzionale». La bocciatura, per Alberto Cirio e alcuni dei suoi assessori, che si sono precipitati a difendere senza se e senza ma il gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero e a chiederne la grazia subito dopo la sentenza che ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi, arriva dal costituzionalista Massimo Cavino, docente all’Università del Piemonte Orientale, che certo non può essere annoverato tra le fila della sinistra.
Professor Cavino, il suo è un giudizio severo, ancor più – se lo consente – proprio perché non segnato da una posizione politica contraria a quella di coloro che si sono lanciati nella corsa a perorare un atto di clemenza con atteggiamenti senza precedenti. Siamo di fronte a un corto circuito politico-istituzionale?
«Quella che vediamo è una fuga in avanti che ha senza dubbio una connotazione politica. Ma questo non credo possa giustificare il fatto che politici di grande esperienza, titolari di importanti incarichi istituzionali, non pongano la necessaria cautela nel maneggiare temi di questo tipo».
Leggere proclami come “Il Piemonte è con te”, rivolti a chi, pur avendo subito terribili violenze ed essendo segnato da precedenti esperienze traumatiche, è stato condannato in tre gradi di giudizio per aver inseguito e ucciso in strada due rapinatori, fa un certo effetto. E pone una domanda: le istituzioni sono davvero certe di rappresentare, in questo caso, l’intera regione?
«Roggero è un piemontese che ha vissuto una tragedia, nessuno lo mette in discussione. Ma quando Cirio dice che ha sempre rispettato la legge, bisogna ricordare che è una persona che ha commesso un duplice omicidio. Sostenere che chi ha commesso questo reato sia una persona perbene è, di per sé, una contraddizione. A tutto questo va aggiunto il messaggio lanciato dal gioielliere sui social, dove chiede di cambiare la legge: una richiesta che somiglia a quella di una licenza di uccidere. Certo, va anche ricordato che questa vicenda è accaduta in una parte del Piemonte particolarmente cara ai vertici della Regione. Ma, nel momento in cui un ente che, per sua natura istituzionale, dovrebbe curare gli interessi generali dell'intera comunità si impegna in una battaglia politica così puntuale, bisognerebbe essere certi che tutta la comunità regionale la condivida davvero».
Lei, e non solo lei, non è tra questi.
«Io, da piemontese, non riesco a pensare che i miei conterranei accettino una logica di questo tipo. Pur comprendendo il dramma e il fatto che, in determinate situazioni, si possano avere reazioni eccessive, resto convinto che debba intervenire e prevalere la legge. Se perdiamo di vista il senso del limite imbocchiamo una china molto pericolosa. Sostenere che sia giusto agire così è inaccettabile. Non possiamo pensare che istituzioni democratiche, nelle quali riponiamo la massima fiducia, possano condividere un messaggio che, sostanzialmente, dice: è lecito uccidere chi ti ha rapinato. Perché è questo che viene chiesto e un'istituzione democratica non può aderire a una simile richiesta. È inaccettabile».
Tra gli inediti di questa vicenda c'è anche un'altra fuga in avanti, quella del ministro della Giustizia Carlo Nordio, seguita dall'immediata precisazione del Quirinale sulle prerogative della Presidenza della Repubblica in materia di grazia. Ha fatto bene Sergio Mattarella a convocare Nordio?
«Sulla titolarità del potere di concedere la grazia si è discusso molto nel corso degli anni. Essendo un potere straordinario, è molto difficile individuare una procedura che si adatti a tutte le ipotesi. Ci sono stati casi in cui si è andati verso un potere esclusivamente presidenziale; altre volte, come nel caso degli agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar, si è invece affermata una condivisione tra Governo e Quirinale. La stessa sentenza della Corte costituzionale del 2006 non ha sciolto completamente i dubbi né risposto a tutti gli interrogativi. Mattarella richiama il principio secondo cui la decisione spetta, in ultima analisi, alla Presidenza della Repubblica. La ragione del richiamo a Nordio, probabilmente, dipende dal fatto che attorno alla vicenda Roggero si è sviluppato un intenso dibattito politico e il Presidente della Repubblica non vuole che la questione venga letta in una prospettiva politica, tanto più in un anno in cui l’istituto della grazia è già stato al centro della discussione per il caso di Nicole Minetti».
Guarda l'appello di Roggero dopo la condanna
Nonostante il messaggio chiaro del Quirinale, il centrodestra continua a cavalcare la vicenda. E lo fa anche attraverso figure che ricoprono ruoli istituzionali. Non dovrebbe esserci un limite che separa il politico dal suo ruolo istituzionale, specie in situazioni come questa?
«La sua è una domanda retorica. Certo che dovrebbe esserci una postura diversa. Proprio perché si rappresenta un’istituzione così importante, come una Regione, si dovrebbe avere una maggiore consapevolezza anche delle ricadute delle proprie posizioni. Purtroppo, la sovraesposizione di tutti e la necessità di esprimersi rapidamente possono portare a quelle sgrammaticature istituzionali di cui parlavamo. Però politici di grande esperienza dovrebbero sapere che noi guardiamo a loro come a punti di riferimento».
Professore, lei non è certo un uomo di sinistra...
«Guardi, me lo hanno già detto alcuni amici di fronte alla mia posizione netta su questa vicenda. Ma avere un orientamento politico non significa portare il cervello all’ammasso. Io credo che, di fronte a vicende di questo tipo, moltissimi elettori di centrodestra si aspettino dalla classe dirigente che sostengono maturità e capacità di discernimento. Capisco le difficoltà di alcune forze del centrodestra, strette tra fughe securitarie e forse anche qualche preoccupazione legata ai sondaggi. Ma un elettore di centrodestra non può essere d’accordo con derive di questo tipo, che finiscono per minare il valore profondamente liberale della vita umana subordinandolo, in questo modo, a quello del patrimonio».


