Carne fresca per Gavazza

Dicono che… la nomina di Gianluca Gavazza alla guida dell’Ipla abbia seminato un certo nervosismo dalle parti dell’ente di corso Casale. A essere finite nel panico, però, non sono tanto dirigenti e dipendenti, quanto le vere padrone di casa: una quindicina di mucche che da decenni pascolano placidamente nel parco. Da quando hanno saputo che il nuovo presidente è un macellaio, tra i bovini circola un solo interrogativo: «Vuoi vedere che il pascolo era solo l’antipasto e noi finiamo direttamente sul banco?». In fondo, qualche motivo per agitarsi ce l’avrebbero. Quelle mucche vivono lì dagli Anni Sessanta, ben prima che l’edificio diventasse la sede dell’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente, partecipato dalla Regione Piemonte. Per oltre mezzo secolo hanno conosciuto agronomi, forestali e ricercatori. Mai, però, un maslè – come si dice in piemontese – chiamato a governare il recinto. E quando il padrone di casa fa il macellaio di mestiere, anche l’erba più verde può perdere un po’ del suo fascino.

Originario di Torrazza Piemonte, Gavazza ha cambiato pascolo politico passando dalla Lega – con cui era entrato in Consiglio regionale – a Forza Italia. E gli azzurri, per ringraziarlo del trasloco, gli hanno consegnato le chiavi dell’Ipla, anche a costo di far arrabbiare gli esponenti azzurri locali. Un premio di fedeltà che, almeno per le Angus di corso Casale, ha tutto il sapore di un cambio di filiera.

Nel curriculum del neopresidente non manca qualche curiosità. Anni fa fu anche l’autista di Michele Vietti, allora parlamentare Udc e vicepresidente del Csm. E nel 2019, in piena campagna elettorale per le Regionali, trasformò il suo tir in un gigantesco manifesto viaggiante: un comizio su ruote che gli portò fortuna e contribuì alla sua elezione. Nel 2024, invece, gli elettori lo hanno lasciato ai box. Ma, come spesso accade in politica, è caduto in piedi. Anzi, direttamente in un prato. E con una quindicina di Angus di razza a fargli da comitato d’accoglienza. Loro, nel frattempo, continuano a brucare facendo finta di niente. Ma c’è chi giura che, da quando è arrivato il maslè, abbiano smesso di muggire e abbiano iniziato a fare gli scongiuri.

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