Roggero, né grazia né candidatura: un boomerang la canea politica
Davide Depascale 16:26 Venerdì 17 Luglio 2026Un precedente del 2005 macchia l'immagine del gioielliere, e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici rende impossibile un suo eventuale approdo in Parlamento. La gazzarra continua, ma finisce per mettere d'accordo avvocati e magistratura
L’ordine di carcerazione è stato firmato, la condanna è definitiva e il fronte politico che si è mobilitato in difesa di Mario Roggero continua a chiedere un atto di clemenza. Ma, mentre il caso del gioielliere di Grinzane Cavour si trasforma sempre più in un terreno di scontro politico, vengono alla luce due elementi destinati a cambiare il quadro: il precedente penale del 2007, finora rimasto ai margini del dibattito pubblico, e l’impraticabilità di una sua eventuale candidatura politica, ipotesi che nelle ultime ore aveva preso piede.
La Procura di Asti intanto ha disposto l’esecuzione della pena, dopo che la condanna è diventata irrevocabile dopo la sentenza della Cassazione del 15 luglio. Roggero dovrà scontare 14 anni e 9 mesi di reclusione per omicidio, tentato omicidio e possesso irregolare di armi, oltre alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione legale per tutta la durata della pena. È quest’ultimo elemento a mettere fuori gioco la possibilità di una candidatura in politica. Si è costituito spontaneamente nel carcere di Bollate, mentre i suoi legali attendono un pronunciamento del Tribunale di Sorveglianza sull'istanza di differimento della carcerazione.
Precedente pericoloso
Proprio mentre il centrodestra insiste nel descrivere Roggero come il simbolo del cittadino esasperato lasciato solo dallo Stato, dagli atti del processo riaffiora un episodio risalente a venti anni fa. Nel 2007 il gioielliere patteggiò una condanna a due mesi di reclusione, poi sostituita con una multa di 2.280 euro, per ingiurie e minacce aggravate dall’uso di un'arma nei confronti dell'allora fidanzato della figlia.
Secondo la ricostruzione contenuta nelle sentenze, Roggero si presentò a casa del giovane dopo una lite tra quest'ultimo e la figlia, lo aggredì fisicamente e, all’arrivo dei genitori del ragazzo, estrasse una pistola minacciando tutti i presenti. I giudici hanno richiamato quell’episodio anche nelle motivazioni del processo per la rapina del 2021, ritenendolo indicativo di una “modalità impulsiva di reazione agli eventi” già manifestatasi in passato. Un elemento che inevitabilmente complica la rappresentazione di Roggero come semplice vittima di un sistema giudiziario ostile, e che rende decisamente più improbabile l’ipotesi che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella decida di concedergli la grazia, come chiesto a gran voce dalla maggioranza di centrodestra.
La grazia resta sul tavolo
Nonostante tutto ciò, il sostegno politico non arretra. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria sulla richiesta di grazia presentata dalla moglie del gioielliere, mentre tutto il centrodestra continua a fare pressione perché venga concesso un provvedimento di clemenza.
Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini parla di “battaglia di giustizia” e promette mobilitazioni a sostegno della domanda di grazia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto che “venga esperita ogni possibilità per evitare il carcere”, mentre anche il presidente della Regione Piemonte e vicesegretario di Forza Italia Alberto Cirio si è espresso pubblicamente nella stessa direzione, presentando un Odg regionale sulla richiesta di grazia.
Sul piano normativo, però, non tutti condividono questa impostazione. Il costituzionalista Massimo Cavino osserva che la grazia nasce per ragioni prevalentemente umanitarie e non per rimettere in discussione sentenze definitive, ricordando come la decisione finale spetti comunque al Presidente della Repubblica: “Non sprechiamo un secondo sulla legittima difesa: faremmo torto ai nostri studenti”, ha aggiunto il docente di Diritto Costituzionale.
Sfuma l’ipotesi candidatura
Nelle ultime ore era circolata anche un’altra ipotesi destinata a far discutere: una candidatura di Roggero con Futuro Nazionale alle prossime elezioni politiche. Un’idea che richiamava esplicitamente il cosiddetto “metodo Pannella”, cioè candidare persone coinvolte in vicende giudiziarie per trasformarne il caso in una battaglia politica come soleva fare lo storico leader dei Radicali. Ma l’operazione si è subito scontrata con un ostacolo giuridico insuperabile: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, pena accessoria contenuta nella sentenza definitiva, impedisce infatti qualsiasi candidatura.
Lo stesso generale Roberto Vannacci ha chiuso definitivamente la porta, spiegando di sostenere la richiesta di grazia e le iniziative legislative del suo movimento, ma di escludere una candidatura di Roggero, aggiungendo di “lasciare alla sinistra quella modalità”, alludendo al caso di Ilaria Salis.
Magistrati e avvocati uniti contro la politica
La vera novità è forse un’altra: la gazzarra politica scatenata dal caso Roggero è riuscita a mettere d’accordo categorie tradizionalmente contrapposte come giudici e avvocati. L’Associazione Nazionale Magistrati ha infatti reagito duramente alle dichiarazioni di Crosetto. Il presidente Giuseppe Tango ha ricordato che i giudici “non cambiano le leggi” ma le applicano, definendo “odiose” le accuse rivolte dal ministro alla magistratura e ribadendo che la legittima difesa non può trasformarsi in una forma di vendetta privata. Sulla stessa linea si è mossa anche la corrente Unicost, secondo cui ogni valutazione sulla sentenza è prematura senza le motivazioni della Cassazione e chi ricopre incarichi di governo dovrebbe evitare dichiarazioni capaci di minare la fiducia nella giurisdizione.
Ma la presa di posizione più significativa arriva dalla Camera Penale di Asti, che sostanzialmente dà ragione ai magistrati. I penalisti parlano apertamente di “interferenza a gamba tesa della politica nell’amministrazione della giustizia”, criticando l’avvio rapidissimo dell’istruttoria per la grazia e accusando la politica di voler trasformare un istituto di esclusiva competenza del Capo dello Stato in una sorta di quarto grado di giudizio.
Secondo gli avvocati, il caso Roggero rappresenta anche il frutto della narrazione propagandistica dello slogan “la difesa è sempre legittima”, incompatibile con i principi dell'ordinamento penale. È un allineamento più unico che raro: magistrati e avvocati, spesso divisi su quasi tutto, si ritrovano dalla stessa parte nel denunciare quella che considerano una pericolosa politicizzazione di una sentenza ormai definitiva.
Effetto boomerang
Il risultato è paradossale. La grande mobilitazione politica nata per fare di Mario Roggero il simbolo della legittima difesa finisce per produrre un effetto opposto. La candidatura si rivela giuridicamente impossibile, il precedente del 2007 incrina la narrazione del cittadino irreprensibile e lo scontro istituzionale ricompatta, almeno su questo terreno, toghe requirenti, giudicanti e avvocatura.
Un boomerang mediatico che rischia di compromettere anche la partita della grazia presidenziale e che finirà con ogni probabilità per irrigidire i giudici di sorveglianza, che potrebbero concedere al gioielliere di scontare almeno parte della pena ai domiciliari, vista anche l’età avanzata del condannato. Ma a fronte di un simile fuoco di fila, ci penseranno due volte prima di fare sconti a quello che è diventato il principale veicolo di accuse alla loro categoria.


