FINANZA & POTERI

CrC, stretta sul nuovo direttore.
Cirio sister verso il passo di lato

Nella rosa Bertolino (Unioncamere) e Porcu (Coldiretti). Lunedì mattina audizione degli ultimi due candidati, con la new entry Bertello, manager Bnl. La favorita di sempre riflette sul ritiro per sottrarre il proprio nome ai veleni. L'isolamento di Gola

Non c’è rosa senza spine. Doveva essere una nomina destinata a segnare un salto di qualità dopo il pensionamento dello storico direttore generale Roberto Giordana. Si è trasformata, invece, nella cartina tornasole della crisi che da settimane attraversa Palazzo Vitale. Lunedì di prima mattina, attorno 8 e mezza, il consiglio di amministrazione della Fondazione CrC ascolterà gli ultimi due candidati ancora in corsa per la successione. Una formalità, si sarebbe detto fino a qualche settimana fa. E, invece, lo scenario potrebbe ribaltarsi proprio sul filo del traguardo.

Perché proprio nelle stesse ore potrebbe consumarsi il colpo di scena più inatteso: il possibile passo di lato di Giuliana Cirio, fino a oggi indicata praticamente da tutti come la direttrice in pectore, destinata a raccogliere l’eredità di Giordana.

Una svolta che arriverebbe al termine di settimane durante le quali la procedura di selezione è finita al centro di polemiche sempre più pesanti, intrecciandosi con la contestata operazione La Stampa, con gli esposti inviati agli organi di vigilanza, con lo scontro interno al board e con il crescente isolamento del presidente Mauro Gola.

I magnifici quattro

Quando, tre mesi fa, Gola fu costretto ad accantonare l’idea di scegliersi in casa il nuovo direttore generale e ad affidarsi a una selezione esterna, l’obiettivo era uno solo: blindare la procedura dalle inevitabili accuse di favoritismo. Successe esattamente il contrario. Perché quella ricerca, affidata a WST - Studio Associato Servizi Professionali Integrati, con il partner Renato Martorelli, e svolta con il supporto della consulente Francesca Puddu della Boniardi & Partners, finì subito nel mirino. Non tanto per la sua legittimità, mai realmente contestata, quanto per quel “perimetro domestico”: una società che collabora abitualmente con Unimpiego Confindustria, cioè esattamente dentro quel mondo nel quale Gola e Giuliana Cirio hanno lavorato fianco a fianco per anni. Quella selezione, che avrebbe dovuto spegnere le polemiche, è arrivata oggi al suo ultimo atto. E rischia di incendiarle definitivamente.

La rosa uscita da quella selezione si sarebbe progressivamente ristretta a quattro nomi. Oltre a Giuliana Cirio, direttrice generale di Confindustria Cuneo, figurano Paolo Bertolino, attuale segretario generale di Unioncamere Piemonte, Fabiano Porcu, già direttore di Coldiretti Cuneo e oggi responsabile Coordinamento e Sviluppo Holding di Consorzi Agrari d’Italia, e Gianandrea Bertello, manager di Bnl Bnp Paribas.

Bertolino e Porcu sarebbero già stati ascoltati nei giorni scorsi dai vertici della Fondazione, illustrando la propria idea di sviluppo dell’ente. Lunedì toccherà invece agli ultimi due: Cirio e Bertello.

Lo “straniero” glocal

È lui la novità più interessante di questa fase finale. “Straniero” solo fino a un certo punto, perché Gianandrea Bertello, nonostante da molti anni lavori lontano dalla Granda, a Cuneo ha le sue radici: ha frequentato l’Istituto tecnico commerciale Bonelli e si è laureato in Economia all’Università di Torino nel 1996.

Il suo curriculum, però, è costruito quasi interamente fuori dai tradizionali circuiti del potere cuneese. Dopo esperienze in McKinsey, UniCredit e GE Capital, dove è stato chief marketing officer per l’Italia, nel 2010 è approdato in Bnl Bnp Paribas, diventando uno dei protagonisti della trasformazione digitale della banca. Ha seguito il lancio di Hello Bank, la prima banca completamente digitale italiana, ha guidato lo sviluppo dell’open banking e delle partnership con il mondo fintech, ha diretto il marketing della divisione Corporate e, più recentemente, ha curato l’integrazione del programma fedeltà BNL X You by PAYBACK nell’applicazione bancaria. Un profilo manageriale di alto livello, lontano dalle logiche associative e territoriali che caratterizzano gli altri candidati. Da non confondere, peraltro, con Francesco Bertello, responsabile della comunicazione della Fondazione CrC.

I candidati casalinghi

Paolo Bertolino rappresenta invece un profilo ben conosciuto nel sistema camerale piemontese. Torinese, classe 1972, avvocato, figlio dell’ex rettore di Unito Rinaldo, dopo le esperienze all’International Training Centre dell’Ilo e presso il Servizio giuridico della Commissione europea è diventato segretario generale di Unioncamere Piemonte. In passato ha già tentato la corsa per due delle principali poltrone del sistema delle fondazioni bancarie piemontesi, quella della Compagnia di San Paolo e, più recentemente, quella della Fondazione Crt. I rapporti con Gola risalgono agli anni in cui l’attuale presidente della fondazione guidava la Camera di Commercio di Cuneo.

Anche Fabiano Porcu conosce molto bene Palazzo Vitale. Sardo di origine, classe 1974, dopo un lungo percorso in Coldiretti culminato con la direzione provinciale di Cuneo, dal gennaio scorso è passato ai Consorzi Agrari d’Italia. Tra il 2020 e il 2025 è stato anche vicepresidente della Camera di Commercio di Cuneo, proprio durante la presidenza Gola.

Tre candidati, dunque, che appartengono, in forme diverse, allo stesso ecosistema di relazioni. Bertello è l’unico ad arrivare almeno apparentemente dall’esterno.

Il passo avanti di Cirio

La vera novità, però, potrebbe riguardare proprio chi fino a oggi è sempre stata considerata la favorita. Secondo quanto raccolto dallo Spiffero, Giuliana Cirio starebbe seriamente maturando l’intenzione di sfilarsi dalla corsa. Non sarebbe una resa, semmai il contrario.

Dopo settimane di polemiche, indiscrezioni, dossier anonimi e ricostruzioni che hanno finito per spostare l’attenzione dal curriculum ai rapporti familiari e politici, la manager cuneese sarebbe orientata a sottrarre il proprio nome – e inevitabilmente anche quello del fratello Alberto, presidente della Regione – a un clima diventato sempre più avvelenato.

C'è chi continua a spingerla a resistere, invitandola a ignorare veleni e manovre (si racconta che a Marene il suo eventuale disimpegno non sia visto con favore) lei, però, sembrerebbe ormai più propensa a preservare una reputazione costruita in anni di lavoro piuttosto che trasformare una candidatura professionale in uno scontro politico permanente. Magari lo spiegherà dalle colonne del quotidiano di cui è appena entrata nel cda, dopo aver contribuito a convincere gli industriali della Granda ad aprire il portafoglio e, secondo i bene informati, anche la CrC a fare altrettanto, con un assegno da 1,5 milioni di euro.

Se davvero dovesse annunciare la rinuncia al termine dell’audizione di lunedì, sarebbe difficile però leggerla come una sconfitta. Piuttosto come una scelta di responsabilità che finirebbe anche per togliere dall’imbarazzo il fratello governatore, da settimane costretto ad assistere a una vicenda nella quale il cognome Cirio è diventato esso stesso oggetto della contesa. Naturalmente, a Cuneo c’è anche chi continua a non credere a questo scenario e resta convinto che, fino all’ultimo, la candidatura rimarrà pienamente in campo.

Il bunker di Gola

Se il futuro della Cirio resta incerto, quello che appare sempre più evidente è il progressivo isolamento del presidente della Fondazione. Dopo le polemiche sull’investimento nella nuova società editrice della Stampa, gli esposti agli organi di vigilanza, il duro confronto con il vicepresidente Francesco Cappello e la rivolta dei Comuni, anche questa partita rischia di offrire nuova benzina. Chi lo ha incontrato descrive un Gola sempre più chiuso in se stesso, convinto che dietro ogni rilievo ci sia un tradimento e dietro ogni critica un avversario. Il risultato è che non si fida più di nessuno. Ma così facendo, osservano anche alcuni suoi sostenitori della prima ora, invece di ricucire gli strappi continua ad allargare la distanza dal consiglio e dagli stakeholder, proprio nel momento in cui dovrebbe ricostruire fiducia e consenso.

Al punto che continuano a fiorire indiscrezioni. C’è perfino chi racconta dell’esistenza di più rose di candidati, preparate alla bisogna a seconda della piega che prenderà la vicenda. Ipotesi nella quale comparirebbero anche profili interni e perfino quello dell’ex segretario generale Andrea Silvestri per quattordici anni alla macchina della Fondazione e oggi in uscita dalla direzione generale dell’Università di Torino. Uno scenario che molti giudicano poco plausibile, anche perché sull’ingegnere cuneese continuano moltiplicarsi voci di una possibile discesa in campo alle prossime amministrative.

Alla fine, la selezione che avrebbe dovuto mettere al riparo la scelta da ogni sospetto potrebbe produrre l’effetto opposto. Non conta più soltanto chi arriverà primo (secondo indiscrezioni è la Cirio), ma chi lo porterà al traguardo. E se quel nome verrà percepito come una scelta esclusiva del presidente, più d’uno nel consiglio potrebbe essere tentato di bocciarlo proprio per questo. Sarebbe il prezzo che Gola pagherebbe per una gestione a dir poco maldestra.