Roggero, sequestrati 50mila euro
15:15 Lunedì 20 Luglio 2026La Procura generale di Torino interviene per assicurare il pagamento delle spese processuali. Nel mirino un bonifico partito dal comitato di sostegno e approdato su un conto tunisino. Un trasferimento che aveva alimentato i timori di una possibile fuga
Mentre Mario Roggero sconta nel carcere di Bollate la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi, il suo caso continua a tenere banco fuori dalle aule di giustizia. Da giorni il centrodestra lo ha trasformato in un terreno di scontro politico, rilanciando il tema della legittima difesa e chiedendo che vicende come questa non possano più concludersi con l’obbligo di risarcire i familiari dei rapinatori. La premier Giorgia Meloni, richiamando le novità introdotte dal ddl Sicurezza, ha ribadito che «chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso». Mentre la politica continua a contendersi il caso, però, la magistratura aggiunge un nuovo tassello a una vicenda giudiziaria.
L’ultimo arriva dalla Procura generale di Torino, che oggi è intervenuta con un comunicato per chiarire una questione finita al centro di interpretazioni spesso imprecise: il sequestro conservativo di 50 mila euro disposto su un conto corrente tunisino intestato a Roggero e alla moglie, Mariangela Sandrone.
Non è un nuovo risarcimento
La Procura ha voluto sgomberare il campo da un equivoco. Il sequestro non riguarda il pagamento dei danni alle parti civili, bensì è stato disposto a garanzia delle spese di giustizia che lo Stato potrebbe dover recuperare.
Nel comunicato i magistrati ricordano che la Corte d’Assise di Asti, decisione confermata in appello sul punto, ha condannato Roggero al pagamento di una provvisionale complessiva di 480 mila euro in favore di quattordici familiari dei due rapinatori uccisi e del terzo rimasto ferito, rinviando al giudice civile la quantificazione definitiva del danno. Accanto a quel capitolo, però, c’è anche quello delle spese processuali. Ed è proprio per garantirne il recupero che la Procura generale ha chiesto e ottenuto il sequestro della somma di 50 mila euro.
Il precedente: il bonifico in Tunisia
La misura, tuttavia, non nasce oggi. È l’ultimo capitolo di una vicenda che aveva già fatto discutere durante il procedimento. Quei 50 mila euro provenivano infatti dal comitato #iostoconmarioroggero, nato per sostenere economicamente il gioielliere dopo la condanna di primo grado. Il denaro era stato bonificato su un conto corrente in Tunisia cointestato a Roggero e alla moglie prima ancora della celebrazione del processo d’appello.
Fu proprio quella movimentazione a far scattare gli approfondimenti patrimoniali della Guardia di Finanza. Secondo gli investigatori, il trasferimento all’estero poteva essere compatibile con il rischio che, in caso di condanna definitiva, Roggero decidesse di trasferirsi in Tunisia per sottrarsi all’esecuzione della pena. Da qui la richiesta del divieto di espatrio, poi concessa dall’autorità giudiziaria come misura cautelare. Non la prova di un piano di fuga, ma la valutazione che esistesse un concreto rischio da prevenire.
Le ombre sulla raccolta fondi
Il conto tunisino riporta inevitabilmente sotto i riflettori anche la raccolta fondi promossa dai sostenitori del gioielliere. Secondo le ricostruzioni emerse nel procedimento, il comitato avrebbe raccolto circa 460 mila euro, una cifra molto vicina all’importo della provvisionale fissata dalla sentenza. Le parti civili hanno più volte chiesto chiarimenti sulla destinazione di quelle somme, ricordando che la raccolta era stata presentata come uno strumento destinato sia a sostenere le spese legali sia a contribuire al pagamento dei risarcimenti.
Roggero, dal canto suo, aveva già versato 300 mila euro nella fase dell’udienza preliminare, importo poi detratto dalla provvisionale. Restano però ancora aperti sia il saldo residuo sia, soprattutto, il futuro giudizio civile, nel quale le richieste complessive di risarcimento superano i tre milioni di euro.


