"Roggero ha sparato per vendetta". L'ex Pm: "Da Cirio mossa sbagliata"
Stefano Rizzi 16:31 Lunedì 20 Luglio 2026Il sostegno del gioielliere da parte del centrodestra (con più di un'eccezione) aspramente criticato da Antonio Rinaudo, a lungo magistrato in trincea e uomo di destra. "La politica deve saper prendere posizioni anche quando vanno contro il consenso"
Mario Roggero «non poteva invocare la legittima difesa. Discorso chiuso. La sua reazione è connotata da un istinto di vendetta. Se volete, potete trovare tutte le giustificazioni nello stato d’animo in cui si trovava in quel momento. Ma queste possono al più incidere sull’entità della pena, non sull’esclusione dei reati commessi».
Parole dure, precise, scolpite da chi la giustizia l’ha amministrata per decenni, conquistandosi un profilo da “duro”, soprattutto quando il gioco si fa duro e non sono molti a giocare partite pericolose – dal terrorismo al fronte violento No Tav, passando per i centri sociali e non poco altro – così come non abbondano magistrati, o ex magistrati come nel suo caso, che non fanno mistero della loro collocazione nel centrodestra. Anche per questo ciò che dice l’ex pm Antonio Rinaudo tocca corde sensibili di una politica che sembra aver imboccato a testa bassa una battaglia discutibile, trascinando le istituzioni lungo un percorso azzardato, pericoloso e dalle conseguenze sulle quali si dovrebbe riflettere.
Dottor Rinaudo, dopo essere rimasto in silenzio mentre tutti parlavano e straparlavano, ha deciso di dire la sua. Perché?
«Come ho scritto in un mio intervento sui social, ho cercato di tenermi fuori da questo dibattito. Ma, dopo aver letto riflessioni giuridicamente corrette, ho visto anche troppi interventi di chi, non avendo conoscenze tecniche, apre la strada all’ideologia e alla demagogia, anche solo per marcare la propria presenza o per ragioni squisitamente di propaganda politica. Sì, perché tra tante voci a sproposito non sono poche quelle dei politici».
C’è chi sostiene che la difesa debba essere sempre legittima, chi, premettendo che il gioielliere ha sbagliato, ritiene che vada compreso e meriti la grazia, e altre posizioni ancora a sostegno dell’uomo condannato in via definitiva per due omicidi e un tentato omicidio. Sbagliano tutti?
«Ma quale legittima difesa? Basta leggere le sentenze, oltre ad aver visto i filmati. Se qualcuno vuole trovare le giustificazioni della sua condotta nello stato d’animo in cui si trovava, ci sta, ma questo non può escludere il reato di omicidio. Semmai può essere valutato ai fini delle attenuanti che, vista la pena comminata, mi pare siano state riconosciute ampiamente».
Dal centrodestra, con Matteo Salvini in testa e con più di qualche distinguo da parte di esponenti di quello stesso fronte, a cominciare da Gaetano Pecorella di Forza Italia, si continua a condurre una battaglia con il gioielliere di Grinzane Cavour come simbolo. Pur premettendo che Roggero ha sbagliato, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio prosegue imperterrito nella richiesta di grazia. A lei, uomo di destra, la domanda: cosa sta succedendo?
«Qui non dovremmo trovarci di fronte a una contrapposizione politico-ideologica, ma valutare i fatti. E, valutati i fatti, bisogna richiamarsi a un concetto filosofico dei greci: la parresia, ovvero il diritto-dovere di dire la verità a discapito della propria incolumità, dei propri interessi e dell’opportunismo. Oggi ci sono politici che questo concetto non lo applicano affatto, non esercitano questa virtù. Sarebbe loro dovere dire come stanno le cose. E io oggi critico aspramente il presidente Cirio: non può permettersi di mettere davanti la sua posizione istituzionale per opportunismi elettorali».
Parole dure le sue, certamente destinate a fare più male, o sperabilmente a far riflettere, di quelle di chi si colloca su posizioni politiche avverse e magari non ha un passato da magistrato.
«Quando devo dire una cosa la dico. Siccome non ho mai guardato in faccia a nessuno nell’esercizio della mia professione e mi danno veramente fastidio le falsità che continuo a sentire e leggere, ho deciso di intervenire. Questi giuristi improvvisati perché non stanno zitti? Io non mi metto a disquisire di asteroidi o di tecniche chirurgiche. Invece qui accade proprio questo, con la grave aggiunta di trascinare le istituzioni dentro una battaglia politica: un grave sbaglio».
E poi c’è il ritratto di Roggero come persona perbene, incensurata, anche se emergono quell’aggressione all’ex fidanzato della figlia e la revoca del porto d’armi. È anche per questo che lei richiama ai fatti?
«La personalità di Roggero appare quella di una persona propensa ad atteggiamenti violenti. C’era stata la condanna per violenza aggravata con uso dell’arma e, appunto, la revoca del porto d’armi, pur consentendogli di detenerla in negozio. Ma non di portarla fuori e usarla all’esterno, come è avvenuto. Quando ha ucciso due persone e ne ha ferita una terza non era legittimato ad avere l’arma. E di fronte a chi chiede come ci si sarebbe comportati al suo posto in una situazione analoga, dico che è vero, è una domanda comprensibile. Ma dico anche che l’azione di Roggero era motivata solo da quella che si chiama sete di vendetta. L’esasperazione per precedenti azioni analoghe non può e non deve giustificare quel tipo di reazione».
Dottor Rinaudo, lei sostiene anche che, per giustificarsi, il gioielliere abbia fornito versioni non supportate dalle prove.
«È negli atti: ha cercato anche di introdurre moventi inesistenti. Ha detto che pensava che la moglie fosse stata sequestrata dai rapinatori, circostanza smentita dalle immagini registrate. È uscito dal negozio, pistola in pugno, non per cercare la moglie, ma per inseguire gli autori della rapina».
E c’è chi, come Matteo Salvini, nonostante sia chiara l’impossibilità per Roggero di essere candidato, e addirittura di votare, continua a giocare sulla presunta incertezza, lasciando immaginare il gioielliere in lista alle prossime elezioni. Sempre e solo propaganda, con tutti a inseguirsi per non restare indietro?
«La sentenza con cui è stato condannato prevede la pena accessoria dell’interdizione permanente dai pubblici uffici, il che significa che non ha la capacità di essere eletto. Tutti quei politici che avanzano questa proposta dovrebbero chiedersi, prima di esporsi, se ciò sia giuridicamente possibile. O forse lo fanno pur conoscendo perfettamente la realtà dei fatti».
Lei sulla grazia non pare così convinto, sempre sulla base degli elementi concreti e non delle spinte politiche. Cosa non la convince?
«Come ho già detto, sul tema della grazia l’amico professor Massimo Cavino ha fornito, proprio sullo Spiffero, una spiegazione così dettagliata sulla sua non applicabilità che non ho nulla da aggiungere. A oggi, peraltro, non vedo le condizioni. Roggero è un pluriomicida condannato secondo norme che non consentono di dare spazio alla vendetta e non mi pare che oggi sia nelle condizioni per beneficiare dell'istituto della grazia».
La questione che fa più breccia nell’opinione pubblica, anche in quella meno incline a seguire l’onda della difesa a oltranza del gioielliere, è quella dei risarcimenti chiesti dalle famiglie dei rapinatori uccisi. Si sbaglia anche su questo?
«In base alla legge il risarcimento è ineccepibile. Ma va ricordato che i giudici, nella sentenza penale, hanno riconosciuto una provvisionale e spetterà ai giudici civili quantificare l’esatto ammontare del risarcimento. Se, come vedo, c'è l’intenzione di modificare la legge, bene: la si modifichi. Ma a oggi la normativa vigente il risarcimento lo prevede e i giudici l’hanno applicata».


