Un Profumo di campo largo.
Il Pd corteggia i renziani
Davide Depascale 20:54 Lunedì 20 Luglio 2026
L'ex rettore del Politecnico tra i protagonisti dell'iniziativa torinese di Italia Viva, insieme a esponenti dell'università e della società civile. Ma il vero colpo d'occhio è in platea: i dem si presentano in forze, mentre Avs e Cinque Stelle disertano
Più che Primarie delle Idee, quasi un antipasto delle primarie del campo largo. Perché all’appuntamento torinese del tour nazionale promosso da Italia Viva, all'Nh Collection di piazza Carlina a Torino, il dato politico più evidente non è stato tanto il confronto su giovani, lavoro e formazione, quanto la fotografia di quell’area riformista che sembra aver già deciso da che parte stare.
A colpire è soprattutto la composizione della platea. Se una volta erano i militanti a riempire le sale dei partiti, stavolta ci hanno pensato direttamente gli addetti ai lavori. Una sala gremita di amministratori, consiglieri, parlamentari e dirigenti politici, con il Partito democratico calato in massa.
Italia Viva schiera praticamente tutto il proprio stato maggiore. Praticamente, perché manca proprio il leader Matteo Renzi. Ci sono invece i capigruppo parlamentari Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, il fedelissimo Davide Faraone, i piemontesi Silvia Fregolent e il vicepresidente nazionale del partito Enrico Borghi, oltre alla consigliera regionale Vittoria Nallo. Presente anche Benedetto Della Vedova per +Europa.
La calata dem
Ma è soprattutto il fronte dem a essere numeroso. In prima fila, anche se arrivato in ritardo per i lavori in Sala Rossa, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori e buona parte della pattuglia regionale del Pd: la capogruppo Gianna Pentenero, il segretario regionale Domenico Rossi, il tesoriere Alberto Avetta, Daniele Valle, Laura Pompeo, Domenico Ravetti, Mauro Calderoni e la cattodem Monica Canalis. Una partecipazione difficilmente liquidabile come una semplice cortesia istituzionale.
Del resto, il messaggio arriva chiarissimo proprio dalle parole di Rossi: «Nel giorno in cui Vannacci lancia un video in cui invita alla violenza, cosa deve ancora succedere perché ci mettiamo insieme? Lavoro alle alleanze per le prossime elezioni». Più esplicito di così è difficile essere. La priorità, insomma, è costruire il perimetro del centrosinistra, mettendo definitivamente da parte le diffidenze verso Renzi.
Assenze sinistre
L’altro dato politico è rappresentato dalle assenze. Avs e Movimento 5 Stelle erano stati invitati, ma hanno preferito disertare l’appuntamento. Un vuoto che rende ancora più evidente la diversa strategia perseguita dall’area riformista, intenzionata a fare massa critica e a presentarsi come interlocutore imprescindibile nella costruzione della futura coalizione.
Anche per questo Lo Russo sceglie un registro volutamente inclusivo: «È importante confrontarsi sulle idee in un momento in cui la politica lo fa sempre meno. Serve un orizzonte valoriale ancor prima che programmatico. Dimensione valoriale, dimensione progettuale, pragmatismo e concretezza sono la base per un percorso comune», ha spiegato il sindaco, offrendo di fatto una sponda politica all'iniziativa. Un assist prontamente ricambiato dall'entourage renziano. «Non possiamo non stare con Lo Russo, non manca mai alle nostre iniziative», osserva Fregolent.
Banchiere di complemento
Sul palco non mancavano neppure esponenti significativi della società civile e del mondo accademico, a partire dall’ex rettore del Politecnico Francesco Profumo, oggi banchiere di complemento del gruppo Intesa Sanpaolo, protagonista del confronto insieme a rappresentanti dell’università, delle imprese e del terzo settore. In sala anche l’economista Pietro Garibaldi, frontman di quell’Alleanza per Torino costruita proprio da Lo Russo per tenere insieme il mondo centrista che sostiene la sua ricandidatura a Palazzo Civico nel 2027.
A fare capolino anche un altro protagonista del cantiere riformista: l’ex ministro pentastellato Vincenzo Spadafora. Con la sua Primavera guarda sempre più da vicino al progetto della Casa Riformista, anche alla luce dell’emendamento allo Stabilicum che introduce la cosiddetta norma “anti-cespugli”, destinata a rendere sempre più complicata la corsa in solitaria delle piccole forze politiche.
Resta cummè
In fondo, tutti hanno qualcosa da chiedere a Italia Viva: chi cerca un approdo politico, chi una piattaforma organizzativa, chi semplicemente un posto al tavolo dove si cominceranno a distribuire carte e candidature in vista del 2027. Da parte sua il partito di Renzi, nonostante le ripetute aperture della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno verso il suo Spazio Pubblico, sembra aver ormai sciolto ogni riserva: la scelta di campo resta quella del centrosinistra. E il Pd, almeno quello piemontese, non sembra avere alcuna intenzione di lasciarselo sfuggire.


