POLITICA & SANITÀ

Più carte che corsie. In Piemonte un travet ogni tre infermieri

Lo squilibrio negli organici che si trascina da anni. Valle (Pd): "Su 2.260 reclutamenti i sanitari arrivano solo a 1.023". Riboldi dà più tempo alle Asl per la verifica sul personale. A nuove assunzioni non corrispondono miglioramenti per i cittadini

Basta assumere più personale per far funzionare meglio la sanità del Piemonte? La domanda che nessuno – né chi governa né chi sta all’opposizione – pone dritto per dritto, temendo probabilmente una risposta foriera di scarso consenso e di nutriti attacchi, continua ad aleggiare su ogni discussione e confronto.

Non ha fatto eccezione l’audizione di ieri in IV Commissione del Consiglio regionale dell’assessore Federico Riboldi, accompagnata dalle prevedibili critiche delle minoranze. Nell’occasione, però, il tema del reclutamento di ulteriore personale è diventato, se possibile, ancora più incandescente anche per via dell’ormai arcinota lettera indirizzata alle Asl per chiedere conto dell’esatto impiego delle risorse professionali, oltre naturalmente a quelle finanziarie.

La mucca in corsia

E lì, tra tabelle e cifre esposte da una parte e contestate dall'altra, è riapparsa la mucca nel corridoio – anzi, in corsia – di bersaniana memoria, quella che da tempo nessuno vede o, più probabilmente, non vuole vedere: l’anomalo rapporto tra personale amministrativo e personale sanitario nel sistema piemontese.

Dal 2019 al 2025 gli infermieri sono aumentati di 1.068 unità, passando da 22.116 a 23.184. Nello stesso periodo, però, anche il personale amministrativo è cresciuto: dai 6.315 dipendenti del 2019 ai 6.752 del 2025, con un incremento di 437 unità, pari a poco meno della metà di quello registrato per una delle figure più carenti e indispensabili del sistema sanitario, appunto gli infermieri.

Argomento tabù

È una questione che si trascina da tempo. Tant'è che proprio nel 2019, l’anno preso a riferimento per gli incrementi del personale, lo Spiffero scriveva di «uno squilibrio tra personale sanitario e amministrativo, con una quota di quest’ultimo ancora decisamente superiore ai limiti fissati dal Patto per la Salute dell’allora ministro Beatrice Lorenzin e alla quale non è stata messa mano in maniera decisa». Sette anni dopo i numeri sembrano ancora lontani da quella soglia massima di personale amministrativo all’interno degli ospedali che il decreto ministeriale 70 – una sorta di testo sacro della sanità – fissa al 7% del totale. Nel resto del sistema sanitario la percentuale può naturalmente essere più elevata, ma senza raggiungere livelli ben superiori.

Una tabella della Regione del 2021 indicava, per ciascuna azienda sanitaria e ospedaliera, il numero minimo e quello massimo di personale amministrativo. A fronte di una soglia massima complessiva fissata in 5.641 addetti, la situazione reale ne contava invece 7.004.

Gli ultimi numeri

Così, quando Claudio Delli Carri, segretario regionale del Nursing Up, ricorda che «pur essendo indispensabili al sistema sanitario tutte le figure professionali, l'assistenza ai pazienti la forniscono gli infermieri, non gli amministrativi», nessuno può sorprendersi.

Altrettanto vale per l'obiezione che, sul fronte politico, arriva ancora una volta da Daniele Valle del Pd. Il vicepresidente della Commissione davanti alla quale si è presentato Riboldi chiede «come sia possibile che medici e infermieri arrivino a contare soltanto 1.023 nuovi ingressi rispetto al totale di 2.260 reclutamenti avvenuti da giugno 2023 a marzo dell’anno in corso. In particolare – aggiunge il consigliere dem – vediamo che in questo arco di tempo gli infermieri sono aumentati di 393 unità, i medici di 630 e gli amministrativi di 292».

La lettera scarlatta

La questione di quali figure assumere, come impiegarle e come motivarne la necessità è proprio la finalità della lettera firmata dallo stesso Riboldi insieme al direttore regionale Antonino Sottile, da giorni al centro di discussioni e anche di feroci critiche, soprattutto per il contestato invito rivolto ai vertici delle Asl a sospendere le procedure di assunzione, fatto salvo il rispetto di quanto previsto dal dm 70 in materia di livelli di assistenza.

I buchi nelle Asl

Ieri l’assessore ha detto di aver concesso qualche giorno in più ai vertici delle aziende per rispondere, fornendo tutti i dati e le spiegazioni richieste. E di spiegazioni, a sua volta, se n’è visto chiedere lo stesso Riboldi.

«Come si può pensare di sottrarre oltre 304 milioni ai bilanci delle nostre Asl senza abbattere le prestazioni e spingere i cittadini verso il privato?», ha domandato la capogruppo del Pd Gianna Pentenero. Il riferimento è, in particolare, alle pesanti perdite dell’Asl To4 (-69 milioni), della Città della Salute di Torino (-42,8 milioni), dell’Asl di Novara (-23,7 milioni) e dell’Asl di Alessandria (-23,5 milioni). Cifre dovute in larga parte alla mobilità passiva, anche tra aziende della stessa regione, e sulle quali Pentenero denuncia «un piano di rientro e tagli imposti dalla Regione. Cifre che certificano il baratro in cui la giunta di Alberto Cirio sta trascinando la sanità piemontese».

Stessa domanda

Ma c’è un’altra domanda che sempre il Pd, attraverso Valle, rivolge al governo del Piemonte: «Se il personale è aumentato e i conti sono in ordine, perché le liste d’attesa sono ancora fuori controllo, i Pronto soccorso intasati e molti piemontesi faticano a trovare un medico di famiglia?». Lo stesso interrogativo che devono essersi posti anche al Grattacielo, decidendo di scrivere la tanto contestata lettera ai vertici delle Asl.

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