SANITÀ

Liste d'attesa, il Piemonte migliora ma resta in serie B. Le urgenze corrono, le visite arrancano

Il primo bollettino Agenas certifica un recupero dei tempi garantiti e un aumento delle prestazioni. La regione sale rispetto al 2025, ma resta lontana dalle aree più virtuose del Paese. Bene gli esami diagnostici, più affannoso sulle prestazioni specialistiche

Se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto dipende da dove lo si guarda. Dal Ministero della Salute e da Agenas la fotografia viene letta come il primo segnale che la macchina sta finalmente iniziando a recuperare terreno. Dal Piemonte, invece, il panorama resta meno rassicurante: qualche passo avanti c’è, ma la Regione continua a navigare nella metà bassa della classifica nazionale proprio sul terreno più delicato, quello delle prime visite specialistiche.

Il primo Bollettino sulle liste d’attesa pubblicato oggi da Agenas, costruito sulla nuova Piattaforma nazionale di monitoraggio introdotta dal decreto sulle liste d’attesa, racconta infatti un Servizio sanitario nazionale che nei primi sei mesi del 2026 ha aumentato produzione e capacità di rispettare i tempi previsti dalle prescrizioni. Ma racconta anche un’Italia che continua ad andare a velocità molto diverse, con il Piemonte lontano dai migliori e ancora alle prese con ritardi strutturali.

Più visite, meno ritardi

Nel primo semestre del 2026 sono state effettuate quasi 15 milioni di prenotazioni, contro i 13,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente: oltre 1,6 milioni di prestazioni in più tra prime visite ed esami diagnostici.

Le prime visite prenotate sono salite da 7,64 a 8,39 milioni, mentre gli esami diagnostici sono aumentati da 5,66 a 6,56 milioni. Crescono perfino le prestazioni effettuate nel weekend: 357 mila, circa 27 mila in più rispetto al 2025. Il risultato è che le prestazioni eseguite entro i tempi di garanzia aumentano sensibilmente.

Per le prime visite il rispetto dei tempi passa dal 76,4% al 78,5%. Per gli esami diagnostici si sale dall’82,8% all'84,6%. In numeri significa circa 757 mila prime visite e 867 mila esami diagnostici in più effettuati nei tempi corretti rispetto allo scorso anno. Le prestazioni oltre soglia, pur restando numericamente elevate, pesano meno sul totale: dal 19,3 al 17,2% per le visite e dal 13,3 all'11,6% per gli esami.

Qui il Bollettino Agenas

Le urgenze migliorano di più

I progressi maggiori riguardano proprio le prestazioni più delicate. Le visite classificate come urgenti (classe U), da garantire entro tre giorni, passano dal 77,7% all’81%. Quelle brevi (classe B), da effettuare entro dieci giorni, migliorano dal 77,3% all’80,2%. Crescono anche le prestazioni differibili (classe D), mentre quelle programmate entro 120 giorni rimangono sostanzialmente stabili. Analogo il miglioramento per gli esami diagnostici, dove le urgenze salgono dal 73,2% al 76,4% e le prestazioni brevi dal 75,9% al 77,6%.

Mammografie e colonscopie recuperano

Anche le singole prestazioni mostrano segnali incoraggianti. Le visite oncologiche restano quelle più puntuali: 95,2% entro i tempi di garanzia. Migliorano sensibilmente anche le visite gastroenterologiche (74,7%), pneumologiche (80,9%) e fisiatriche (82,7%). Il recupero più consistente riguarda però la dermatologia, che sale dal 65,5 al 70,2%, pur restando tra le specialità più critiche.

Tra gli esami diagnostici spicca soprattutto la colonscopia, che guadagna quasi dieci punti percentuali, passando dal 60,8 al 69,8%. Migliorano anche gastroscopie, mammografie, ecografie mammarie e risonanze dell’addome. L’unica prestazione in lieve peggioramento è la risonanza magnetica del tronco encefalico.

Piemonte, qualcosa si muove

Ed è qui che arriva la nota meno confortante per la sanità piemontese. Agenas inserisce il Piemonte tra le Regioni che migliorano rispetto al 2025, ma il recupero non basta a colmare il divario con le aree più efficienti del Paese.

Per le prime visite il Piemonte passa dal 69,4% al 71,5% di prestazioni effettuate nei tempi previsti. È un miglioramento, ma vale soltanto il sedicesimo posto nazionale. Davanti ci sono non soltanto Veneto, Lazio, Marche e Lombardia, ma anche Calabria, Campania e Liguria, quest’ultima protagonista di un vero balzo in avanti. Peggio del Piemonte fanno soltanto Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Umbria, Puglia e la Provincia autonoma di Trento.

Va meglio sul fronte degli esami diagnostici, dove il Piemonte raggiunge l’81,7% delle prestazioni nei tempi di garanzia, collocandosi comunque nella parte centrale della graduatoria nazionale e sopra la soglia dell’80%, ma ancora distante dalle regioni di testa, con Veneto, Campania, Basilicata e Marche oltre il 90%.

Il nodo piemontese

Il dato assume un significato particolare se letto insieme alle difficoltà che il Piemonte continua a vivere. Nelle ultime rilevazioni Agenas alcune specialità restavano tra le più problematiche: dermatologia con oltre un terzo delle visite programmate che superava abbondantemente i tempi previsti, oculistica con ritardi pesanti e attese che in numerosi casi sfioravano l’anno, mentre l’indagine Piepoli commissionata dalla Federazione degli Ordini dei medici raccontava un’altra faccia del problema: circa sette cittadini su dieci continuano a giudicare negativamente le liste d’attesa e oltre quattro su dieci dichiarano di aver rinunciato al pubblico pagando di tasca propria.

Il miglioramento certificato da Agenas, dunque, esiste. Ma arriva in una Regione che continua a fare i conti con un disavanzo monstre, con aziende sanitarie chiamate dalla Regione a rivedere i propri bilanci, con oltre undicimila anziani ancora in lista per una quota sanitaria nelle Rsa e con una pressione crescente sui conti del sistema. Insomma, qualche coda si accorcia. Ma la strada per dire che il Piemonte abbia davvero imboccato la corsia preferenziale è ancora lunga.

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