Borse chiuse
14:43 Venerdì 24 Luglio 2026
Dicono che… tra il dire che la politica deve finanziare la ricerca e il finanziare la ricerca che serve alla politica il passo possa essere sorprendentemente breve. Così il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Salizzoni ha destinato 16.483 euro al rinnovo di una borsa di studio del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino assegnata alla dottoranda Beatrice Bessone, sua collaboratrice e consulente, già assistente universitaria di Roberto Cavallo Perin, ordinario di Diritto amministrativo e cognato dello stesso consigliere. La borsa ha per oggetto “lo studio dell’uso secondario dei dati sanitari detenuti dalle aziende sanitarie locali, con specifico riferimento alle finalità di organizzazione delle reti sanitarie”. Nella convenzione si legge inoltre che “lo sviluppo di questa ricerca riveste un interesse diretto per l’esercizio del mandato in Consiglio regionale”, un passaggio che rende esplicito il collegamento tra l’attività di ricerca e l’attività istituzionale del finanziatore.
Fin qui, nulla che appaia di per sé illegittimo. Il dibattito, semmai, nasce da un altro elemento. La legge regionale 10/2024, all’articolo 35, stabilisce infatti che “i contratti di lavoro autonomo non possono avere per oggetto l’affidamento di incarichi di studio e consulenza”. E nel curriculum della stessa Bessone è indicata una “attività di consulenza nel settore sanitario” svolta per conto di Salizzoni. Circostanza che potrebbe alimentare più di una domanda sulla coerenza dell’operazione con lo spirito della norma, senza che ciò implichi automaticamente alcuna violazione. Per i più maliziosi, insomma, verrebbe da dire: fatta la legge, trovata la borsa.


