La guerra presenta il conto: stangata da 2,1 miliardi
12:00 Sabato 25 Luglio 2026Cinque mesi dopo l'inizio del conflitto nel Golfo Persico, stangata su famiglie e imprese piemontesi. A pesare sono soprattutto carburanti, elettricità e gas, mentre l'industria rischia di trasformare il rincaro dell'energia in un nuovo freno alla competitività
Cinque mesi dopo lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico, la guerra presenta il conto. Anche al Piemonte. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2026 famiglie e imprese piemontesi dovranno sostenere 2,118 miliardi di euro di costi energetici aggiuntivi rispetto al 2025. Una cifra che colloca la regione al quinto posto in Italia, dietro soltanto a Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio, confermando quanto il tessuto produttivo piemontese sia esposto alle oscillazioni dei mercati energetici.
L'incremento complessivo stimato è del 15,4%, leggermente inferiore alla media nazionale (+16%), ma l’impatto in valore assoluto resta enorme: la spesa energetica complessiva passerebbe dai 13,77 miliardi del 2025 ai 15,89 miliardi nel 2026.
La “stangata” sull’economia
Non è un caso che il Piemonte si trovi nella parte alta della classifica. Lo stesso studio sottolinea come la “stangata” colpisca soprattutto le regioni più popolose e con una forte vocazione manifatturiera e commerciale. È il rovescio della medaglia di un’economia che continua a fondarsi sull’industria, sulla logistica e su una rete di piccole e medie imprese particolarmente energivore.
In altre parole, più un territorio produce, trasporta merci e consuma energia, maggiore è il conto che presenta una crisi internazionale come quella innescata dalla guerra nel Golfo.

Benzina e gasolio, quasi 800 milioni in più
La voce più pesante riguarda ancora una volta i carburanti. Per il Piemonte la Cgia stima un aggravio di 807 milioni di euro, con una crescita della spesa del 19,7% rispetto al 2025. La spesa complessiva per benzina e gasolio passerebbe così da 4,09 a 4,9 miliardi di euro.
A livello nazionale il fenomeno è alimentato dall’impennata dei prezzi alla pompa: rispetto ai giorni precedenti allo scoppio del conflitto, la benzina è aumentata del 14,4%, mentre il diesel è salito del 18,5%. Nel complesso, la maggiore spesa italiana per i carburanti viene stimata in 13,6 miliardi di euro, la voce più pesante dell’intera bolletta energetica.
Per una regione come il Piemonte, attraversata da una delle principali reti logistiche del Paese e caratterizzata da un intenso traffico commerciale verso Francia, Svizzera e Nord Europa, il rincaro dei carburanti rischia di propagarsi lungo tutta la filiera produttiva.
Bollette elettriche, altri 786 milioni
Nemmeno l’elettricità concede tregua. Secondo lo studio, famiglie e imprese piemontesi spenderanno nel 2026 786 milioni di euro in più, passando da 6,125 a 6,911 miliardi, pari a un incremento del 12,8%. Alla base vi è l’esplosione dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica che, rispetto alla fine di febbraio, risultano cresciuti di oltre il 51%, passando da circa 107 euro a oltre 161 euro per megawattora.
Per un sistema produttivo come quello piemontese, che comprende automotive, meccanica, siderurgia, chimica e agroalimentare, il rincaro dell’elettricità rappresenta un ulteriore elemento di pressione sui margini già messi alla prova dalla debolezza della domanda internazionale.

Gas, altri 525 milioni
Il terzo capitolo riguarda il gas naturale. In Piemonte il costo aggiuntivo stimato raggiunge 525 milioni di euro, facendo salire la spesa complessiva da 3,553 a 4,078 miliardi, con un incremento del 14,8%. Il dato riflette l’impennata registrata sul mercato europeo, dove il prezzo del gas è cresciuto di oltre il 76% nei cinque mesi successivi alla ripresa delle ostilità, passando da circa 32 a 57 euro per megawattora.
Per molte imprese manifatturiere piemontesi il gas resta una materia prima fondamentale e il suo rincaro rischia di trasferirsi rapidamente sui prezzi finali dei prodotti.
Un salasso da 29 miliardi per l’Italia
Nel complesso, la Cgia stima che il sistema economico italiano dovrà affrontare nel 2026 una maggiore spesa di 28,9 miliardi di euro, di cui 13,6 miliardi per carburanti, 10,2 miliardi per energia elettrica e 5 miliardi per il gas. L’aumento medio è del 16% rispetto all’anno precedente.
Secondo l’associazione artigiana, i primi 7 miliardi già stanziati dal Governo – cinque destinati a contenere le bollette e due al taglio delle accise – riuscirebbero a compensare soltanto un quarto dell’impatto stimato. Per questo l’esecutivo starebbe valutando un ulteriore intervento da altri 7 miliardi, subordinato però alla possibilità di ottenere dall’Unione europea una clausola che consenta maggiore flessibilità sui conti pubblici.
La Cgia osserva inoltre come, a differenza di quanto avvenuto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Bruxelles non abbia ancora adottato misure straordinarie come il tetto al prezzo del gas o il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, interventi che potrebbero attenuare gli effetti della nuova crisi energetica.


