Enzo Bianchi alla Messa antica. "I due riti camminino insieme"
Eusebio Episcopo 07:00 Domenica 26 Luglio 2026Nella chiesa della Misericordia di Torino un gesto che riapre il dialogo tra sensibilità liturgiche diverse, nel solco del Concilio e della tradizione. Si prepara la girandola di vescovi in Piemonte con Novara e Alessandria a fare da apripista
Domenica scorsa è avvenuto un fatto piccolo ma dal grande significato evangelico. Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose e oggi fratello della Comunità della Madia di Albiano di Ivrea ha partecipato alla Messa in rito antico alla chiesa della Misericordia di Torino dove al termine ha rivolto ai fedeli un breve saluto partendo dall’Introito: Suscepimus Deus misericordiam tuam in medio templi tui... (Ps. 47). Ha ribadito la sua adesione innata, piena, convinta e operosa al Vaticano II e alla riforma liturgica ma ha espresso l’auspicio – come ha già fatto in più occasioni e in vari interventi – che i due riti possano camminare insieme.
Più di un partecipante si è commosso per un gesto di prossimità e di pacificazione liturgica nel quale si riconosce l’altro come fratello, a dimostrazione di come sia possibile accogliere le sue posizioni sulla base dell’unica fede, senza che nessuno perda nulla della propria identità e sempre in comunione con la Chiesa. Talvolta il bastone di un monaco può seminare più pace delle invettive di un liturgografo o della bandana di un vescovo ideologo.
Risiko delle diocesi in Piemonte
La Chiesa in Italia si prepara a nuove nomine, diverse diocesi sono già vacanti e altre attendono il naturale avvicendamento dei propri pastori. A Novara circola voce che l’annuncio del nuovo vescovo slitterà a metà settembre e che la candidatura di monsignore Marco Busca, attualmente vescovo di Mantova e data per sicura, sia in stand by. Ad Alessandria pare che la sorte di monsignor Guido Gallese sia segnata e la sua rimozione prossima, si sta solo cercando una sistemazione che per lui sia decorosa e non troppo penalizzante.
A Vercelli già si guarda al successore dell’arcivescovo monsignor Marco Arnolfo, sempre più triste, solitario y final, che lascerà fra un anno. La partita sarà giocata dall’influentissimo cardinale vercellese Giuseppe Versaldi, molto amico del Santo Padre, e dalla Virgo plus quam potens, la madre Anna Maria Bissi, le cui suore hanno sede a Vercelli e dove si recano tuttora ancora i boariniani a ossequiarla e a trarne conforto. Il legame fra i due è fortissimo ed è all’origine di alcune carriere ecclesiastiche di rilievo. Qualcuno sussurra che approderebbe volentieri sulle rive del Sesia, a coronare con il titolo di arcivescovo la sua carriera, il mellifluo vescovo di Aosta, monsignor Franco Lovignana, contro cui però gioca l’età (69 anni) relativamente matura.
La diocesi di Susa, dove stanno per arrivare per ripopolare le parrocchie preti provenienti dal Togo (come a Casale Monferrato) e dal Madagascar, è in piena boarinizzazione alla quale sovrintende non il vicario generale, don Daniele Giglioli, ma la vera eminenza grigia e uomo di fiducia dell’“alleanza psico-affettiva” in partibus infidelium, don Sergio Blandino, parroco della cattedrale et alia, mentre sempre più ai margini, anche se onusto di incarichi extradiocesani, appare la figura dell’ex emergente don Gianluca Popolla.
“Benedetti” monaci
Se si volesse avere conferma della realtà del monachesimo italiano basta osservare la foto ricordo (oltremodo eloquente e deprimente) della visita che Leone XIV ha compiuto nei giorni scorsi all’abbazia di Montecassino, cuore della tradizione benedettina, e vedere in quali condizioni versi oggi la presenza monastica del cenobio che custodisce le spoglie di San Benedetto: pochi e sparuti monaci che passano il tempo nel negozio di souvenir. In fondo per ospitarli basterebbe una roulotte e invece hanno a disposizione la ciclopica struttura di Montecassino con centinaia di locali vuoti che aspettano l’organizzazione di eventi profani o la costruzione di mini appartamenti.
La stessa immagine la si confronti con quella che negli stessi giorni ritrae i monaci di Norcia attorno al cardinale Pierbattista Pizzaballa andato a trovarli nel monastero da loro ripopolato e costruito. E pensare che quando nel 1971 dom Gérard Calvet (1927-2008) chiese ai vescovi francesi di ospitare i suoi monaci in uno dei tanti monasteri abbandonati ebbe solo rifiuti e dovette così edificarne uno nuovo a Le Barroux, che oggi non riesce più contenerli tutti, mentre il vescovo di Avignone non può più fare a meno di loro per le Messe e il catechismo.
Veramente il Signore scrive diritto sulle righe storte perché solo chi sogna una Chiesa che vive non del «Concilio dei Padri» – l’unico vero –, ma nel «mito dello spirito del Concilio», non si rende conto di come la pastorale che discende da una certa teologia progressista stia desertificando tutto, distruggendo la vita soprannaturale e inaridendo le fonti della Grazia. E questo – si veda la svolta antropologica di Karl Rahner – semplicemente perché ha messo l’uomo al posto di Dio.
I fautori di questa linea sono ancora tanti e molti occupano posizioni importanti, si veda l’incredibile saggio del segretario del Dicastero della Dottrina della fede, don Armando Matteo, sulla fortuna per la Chiesa di essere irrilevante o quello del teologo tedesco Jürgen Werbick Cristianesimo? Si può buttare via? Credere in un tempo di esaurimento della Chiesa (Queriniana) dove mette radicalmente in discussione una Chiesa centrata sulla verità che deve scomparire per attuare una «conversione pastorale» dai caratteri indeterminati.
Gesuiti a terra
Dopo il materassino acquatico, la stuoia. Un segno eloquente del declino della Compagnia di Gesù e della decadenza della liturgia la offre l’ecuadoriano padre Wilo Haro Rivas S.J. molto presente sui social con migliaia di follower e che è anche un esperto di ricamo a mano. Durante un corso di esercizi spirituali da lui tenuti ha pubblicato su Instagram una sua immagine dove appare mentre celebra la Messa (valida?) stando seduto a gambe incrociate su di una stuoia vestito con jeans e una felpa su cui indossa una stola, reggendo il Messale. Stranamente il calice è ancora di metallo simil-prezioso perché ci saremmo aspettati la solita brocca di coccio come usano di solito i preti progressisti finto poveri.


