Appalti, acquisti e consulenze.
La Regione fa le pulci alle Asl
Stefano Rizzi 07:00 Lunedì 27 Luglio 2026
In Piemonte gli 879 milioni di disavanzo preventivati per quest'anno allarmano. Dal grattacielo controllo a tappeto sui servizi affidati all'esterno. I "controllori" nelle aziende per passare al setaccio le procedure. Un mese ai direttori per prendere le contromisure
Task force, ispettori, controllori e chi più ne ha più ne metta. C’è solo l’imbarazzo della scelta per definire in maniera meno burocratica e più efficace quello che, formalmente, sarà il “Gruppo tecnico regionale finalizzato all’attuazione degli obiettivi regionali di efficientamento economico-finanziario” nell’ambito della sanità piemontese, così come si legge nella determina che lo istituisce, appena firmata dal direttore regionale Antonino Sottile.
Non è, ovviamente, la definizione l’aspetto più importante della novità introdotta dal vertice regionale della sanità del Piemonte, quanto le modalità operative e, soprattutto, le ragioni che hanno portato a questa decisione, figlia di una situazione sempre più critica e allarmante dei conti delle Asl, i cui disavanzi sono previsti in ulteriore aumento nel corso dell’anno.
Non solo farmaci
Dopo la già annunciata stretta sulla spesa farmaceutica – uno dei capitoli in cui l’aumento dei costi è apparso spesso ben oltre la soglia di guardia – è ora il momento di accendere i riflettori su altre voci che stanno portando le uscite a livelli non più sostenibili per le finanze piemontesi: i contratti di servizio stipulati dalle aziende sanitarie attraverso appalti, gare, ma anche affidamenti diretti e altre procedure.
Decine, anzi centinaia di milioni di euro sui quali la Regione ha deciso di provare a vederci più chiaro di quanto non abbia fatto finora. Anche perché i numeri raccontano che gli obiettivi di contenimento della spesa affidati ai direttori generali delle Asl non sempre, anzi raramente, sono stati raggiunti. Gli 879 milioni di disavanzo preventivati per quest'anno ne sono la conferma, oltre a rappresentare il preludio a un piano di rientro qualora quella cifra non venisse ridotta di oltre la metà.
Appalti al microscopio
Verificare come venga gestita una parte rilevante delle uscite delle Asl e individuare eventuali criticità o margini di correzione è proprio il compito affidato al gruppo, coordinato dalla Direzione Sanità e composto da personale della stessa direzione guidata da Sottile, ma anche del Dicr, il Dipartimento interaziendale Contabilità e Risorse diretto dall’ex direttore regionale Fabio Aimar.
Di quante persone sarà composta la task force non è dato sapere. Si sa invece che, oltre a esaminare negli uffici del grattacielo documenti e atti richiesti alle Asl, il gruppo potrà svolgere controlli e verifiche direttamente presso le aziende sanitarie. Se parlare di ispezioni può apparire improprio, il senso resta comunque quello.
La Regione precisa che quelle del gruppo sono attività che “hanno natura esclusivamente istruttoria e di supporto tecnico all’esercizio delle funzioni regionali di indirizzo, coordinamento e controllo”. Tuttavia, l’elenco delle materie e delle procedure da verificare occupa più di un’intera pagina delle sei che compongono il provvedimento, destinato a suscitare più di una reazione, a partire proprio dai vertici delle Asl, dove la sensazione di essere, se non nel mirino, quantomeno sotto la lente d’ingrandimento appare sempre più diffusa.
Manutenzioni e consulenze
Nel grande contenitore dei contratti di servizio rientrano acquisti di prestazioni di vario genere, ma anche contratti di manutenzione, forniture continuative e consulenze che, in più di un caso, hanno già fatto sollevare qualche sopracciglio, soprattutto se rapportate alle conclamate ristrettezze di bilancio.
Partendo sempre dal confronto con la spesa del 2019, dirigenti e funzionari della Regione, insieme agli esperti del dipartimento guidato da Aimar, dovranno verificare, tra le molte incombenze assegnate, “le motivazioni degli incrementi economici”, così come “la corretta applicazione delle clausole di revisione prezzi”. Ma dovranno anche affrontare il tema, particolarmente delicato, del “ricorso a rinnovi, proroghe, varianti e modifiche contrattuali”, terreno sul quale spesso si annidano le ragioni dell’aumento dei costi.
Più spese, più servizi?
Le procedure delle aziende sanitarie saranno passate al setaccio anche per verificare “la coerenza tra incremento della spesa e mantenimento o incremento dei livelli di attività sanitaria”. In altre parole, si cercherà di capire se e perché, in alcuni casi, a fronte di una spesa maggiore i cittadini ricevano gli stessi servizi o, peggio ancora, si trovino a fare i conti con disagi crescenti.
In alcuni passaggi il documento sembra quasi un ordine di servizio destinato a una pattuglia della Guardia di Finanza, come quando chiede di verificare “la corretta contabilizzazione dei costi, delle fatture da ricevere, delle note di credito, delle penali, dei conguagli e degli altri elementi del ciclo passivo”.
Sessanta giorni di istruttoria
Può apparire banale, perfino superfluo, chiedere conto alle Asl della “congruità del fabbisogno posto alla base dell’affidamento”. Eppure accertare se ciò che è stato acquistato fosse realmente necessario e nelle quantità richieste rappresenta uno dei compiti affidati alla task force, che entro sessanta giorni dovrà trasmettere al grattacielo i primi risultati, seppur parziali.
Successivamente la Regione invierà gli esiti dell’istruttoria alle aziende sanitarie, che avranno trenta giorni di tempo per presentare “il piano di efficientamento con cronoprogramma degli interventi risolutivi”.
È proprio attorno a quel termine, “risolutivi”, che si gioca una partita complessa e dall’esito incerto. In palio c’è l’allontanamento del rischio di commissariamento. Ma su questo terreno si intrecciano anche promesse costose, bilanci sempre più in affanno e spese che, alla prova della verifica, potrebbero rivelarsi tutt’altro che improntate all’oculatezza.


