Capostazione

Dicono che... Gian Luca Vignale, da bambino, non giocasse ai cowboy o ai soldatini ma con i trenini. E che quella passione, anziché passare con l’età, si sia semplicemente trasferita dai plastici ferroviari ai palazzi della politica. Perché, a ben vedere, tra le deleghe che Alberto Cirio gli ha affidato – Personale, organizzazione, patrimonio, affari legali, rapporti con il Consiglio, semplificazione amministrativa e Fondi di sviluppo e coesione – i binari non compaiono da nessuna parte. Eppure, basta dare un’occhiata ai suoi social per accorgersi che l’assessore sembra avere una calamita che lo porta immancabilmente verso stazioni, caselli e vecchie linee ferroviarie. L’ultima fermata è stata la celebrazione dei 150 anni della Torino-Lanzo-Ceres, definita “uno dei simboli della storia ferroviaria del nostro Piemonte”, con tanto di appello a custodire quel patrimonio che, ricorda Vignale, appartiene alla Regione. Prima ancora era stata la volta della stazione di Nole, da trasformare in uno spazio vivo per i cittadini. Ancora prima Volpiano, dove immagina le vecchie stazioni della Canavesana riconvertite in poli di commercio, cultura e aggregazione collegati a un futuro museo ferroviario diffuso. E, risalendo il binario dei post, ecco Castellamonte, Pont Canavese e una sfilza di altre fermate.

Non sfugge nemmeno che molte di queste tappe siano concentrate nelle Valli di Lanzo e nel Canavese, territori che Vignale si ostina a considerare il proprio feudo elettorale. Un feudo che, per la cronaca, alle ultime due Regionali non gli ha regalato un seggio, tanto che prima è rientrato come capo di gabinetto del presidente e poi è approdato in giunta come assessore esterno. Così, tra i corridoi di Palazzo Piemonte, qualcuno ormai lo chiama con sfottò il “capostazione”. Ma la battuta lascia presto spazio a una domanda seria. Perché se davvero esiste un progetto per recuperare e valorizzare le decine di stazioni dismesse di proprietà regionale, trasformandole in un volano di sviluppo, turismo e servizi, sarebbe forse arrivato il momento di uscire dalla sala d’attesa. E magari rendere pubblici i soggetti interessati a tali trasformazioni. Anche perché, dicono, i primi a voler vedere il piano – “se c’è” –  non sarebbero le opposizioni, ma parecchi colleghi della sua stessa maggioranza. E dopo tante visite guidate, una tabella di marcia sarebbe decisamente più utile dell’ennesimo biglietto di andata.

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