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Sette torinesi su dieci vedono un welfare in ritirata. E i giovani vivranno peggio

La ricerca Ipsos registra una fiducia ai minimi: il 71% teme che lo Stato non riuscirà più a garantire un'adeguata assistenza agli anziani, il 60% dubita della tenuta del Servizio sanitario e appena l'8% crede che le nuove generazioni avranno una pensione dignitosa

C’è una città che guarda al futuro con meno fiducia del resto d’Italia. È Torino, dove la preoccupazione non riguarda soltanto salari e lavoro, ma investe l’intero sistema di welfare. Dall’assistenza agli anziani alla sanità pubblica, fino alle pensioni, il giudizio dei torinesi è netto: il modello che ha retto per decenni rischia di non essere più sostenibile.

Lo certifica il focus torinese della ricerca Changes Unipol-Ipsos, che restituisce un quadro ancora più pessimista di quello nazionale, della quale è stato diffuso anche un focus dedicato al capoluogo piemontese: sette cittadini su dieci temono che lo Stato non riuscirà più a garantire un’adeguata cura agli anziani, sei su dieci dubitano della tenuta del Servizio sanitario nazionale e appena uno su dodici crede che i giovani potranno contare, un giorno, su una pensione dignitosa.

Torino pessimista

Il dato che colpisce maggiormente è quello relativo all’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti. Ben il 71% dei torinesi ritiene che nei prossimi dieci anni lo Stato non sarà più in grado di garantire un livello adeguato di assistenza. Una percentuale sensibilmente superiore a quella che emerge dal quadro nazionale e che registra una sfiducia particolarmente marcata proprio in una città caratterizzata da un’elevata età media della popolazione.

Non va molto meglio sul fronte della sanità pubblica: il 60% degli intervistati dubita che il Servizio sanitario nazionale riuscirà a mantenere gli attuali livelli di assistenza. Un giudizio che arriva mentre liste d’attesa, carenza di personale e sostenibilità economica del sistema sanitario sono ormai temi quotidiani del dibattito pubblico.

Le nuove generazioni? Vivranno peggio

Il pessimismo investe soprattutto il futuro dei giovani. Il 65% dei torinesi è convinto che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale.

È un dato che coincide con quello nazionale, segno che il timore per un progressivo impoverimento sociale non riguarda soltanto il Piemonte ma attraversa l’intero Paese. Secondo la ricerca, a esprimere la maggiore sfiducia sono soprattutto i Baby Boomer, mentre la Generazione Z mostra una visione leggermente meno negativa del futuro.

Pensioni, fiducia ai minimi

Se c’è un terreno sul quale il pessimismo è quasi unanime è quello previdenziale. Appena l’8% dei torinesi ritiene che i giovani potranno contare, un domani, su una pensione adeguata. Per tutti gli altri il sistema è destinato a produrre assegni insufficienti, schiacciato dal debito pubblico, dalla disoccupazione, dalla precarietà lavorativa e dall’invecchiamento della popolazione.

Nel quadro nazionale oltre la metà degli italiani (55%) ritiene che lo Stato non riuscirà più a garantire le pensioni future. Le principali cause vengono individuate nel debito pubblico (47%), nella precarizzazione del lavoro e nei bassi salari (38%) e nel progressivo invecchiamento della popolazione (36%).

Lavoro e ricambio generazionale

La ricerca riporta anche una forte domanda di ricambio nel mercato del lavoro. A Torino il 91% ritiene che le imprese dovrebbero investire molto di più sulla crescita professionale dei giovani, mentre l’84% pensa che chi è ormai vicino alla pensione dovrebbe lasciare spazio alle nuove generazioni.

A livello italiano il consenso è altrettanto elevato: circa nove cittadini su dieci indicano proprio il mancato ricambio generazionale come uno dei principali problemi del sistema occupazionale e previdenziale.

Natalità frenata dall’incertezza

Le difficoltà economiche incidono anche sulle scelte familiari. Per il 56% dei torinesi il principale ostacolo ad avere figli è rappresentato dalla fragilità economica, insieme alla mancanza di stabilità occupazionale e di una sufficiente flessibilità lavorativa.

Le misure considerate più efficaci sono sempre le stesse: contratti stabili, servizi per l’infanzia più diffusi e congedi parentali più favorevoli, cioè strumenti che consentano di conciliare lavoro e famiglia.

Il peso nascosto dei caregiver

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda il lavoro di cura. Il 31% dei torinesi assiste un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità. Un impegno che produce conseguenze pesanti sulla qualità della vita: il 60% denuncia stress e problemi psicofisici, il 62% una drastica riduzione della vita sociale e il 57% difficoltà economiche legate all’attività di assistenza.

Numeri che restituiscono la fotografia di un welfare sempre più sostenuto dalle famiglie e sempre meno esclusivamente dai servizi pubblici.

Vedere nero

Nel complesso la ricerca Changes Unipol-Ipsos descrive un Paese attraversato da un diffuso pessimismo intergenerazionale. Il 65% degli italiani ritiene che i giovani vivranno peggio dei loro genitori; oltre uno su due (55%) teme che lo Stato non riuscirà più a garantire pensioni adeguate e appena l’8% ripone fiducia nel fatto che le nuove generazioni potranno beneficiare di un trattamento pensionistico equo. A pesare sono soprattutto il debito pubblico, la precarietà del lavoro, il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, fattori che mettono contemporaneamente sotto pressione pensioni, sanità e assistenza.

Il focus torinese accentua ulteriormente questa percezione, soprattutto sul versante dell’assistenza agli anziani e della sanità pubblica, facendo della città uno dei territori nei quali la fiducia nel futuro del welfare appare oggi più fragile.

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