Vietato il campeggio No Tav.
E piantano le tende a Venaus
11:29 Giovedì 30 Luglio 2026
Dopo la guerriglia di sabato scorso il Viminale alza ulteriormente il livello della sicurezza. Tre ordinanze del prefetto blindano l'area dei cantieri Tav con stop agli accessi organizzati, divieto di passamontagna, fumogeni e materiale esplodente
Il campeggio “libero” è vietato. Dopo la guerriglia di sabato scorso ai cantieri della Torino-Lione, culminata con decine di feriti tra le forze dell’ordine, arresti, fogli di via e una stretta senza precedenti, il nuovo campeggio di lotta annunciato dal movimento No Tav viene stoppato ancora prima di partire. Il Viminale alza ulteriormente il livello della risposta: tre ordinanze del prefetto di Torino, Donato Cafagna, trasformano la Valsusa in una zona a sorveglianza rafforzata per tutto il fine settimana.
La misura più significativa riguarda il divieto assoluto di campeggio libero nell’intero territorio dei comuni di Susa e Bussoleno dalla mezzanotte di oggi fino alle 7 di lunedì 3 agosto. Il provvedimento, adottato con carattere d’urgenza, prescinde dalla preventiva comunicazione proprio in ragione delle “esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”. Il riferimento è esplicito: il campeggio di tre giorni annunciato dagli aderenti al movimento No Tav insieme agli esponenti dell’ex centro sociale Askatasuna. Una scelta che arriva a pochi giorni dagli assalti ai cantieri dell’Alta Velocità e che conferma la linea della massima fermezza imboccata dal Viminale.
Caschi, passamontagna e fumogeni vietati
Ma il divieto di campeggio è soltanto il primo tassello del dispositivo predisposto dalla Prefettura. Una seconda ordinanza, in vigore dalle 8 di oggi fino a cessate esigenze nella giornata di domenica, proibisce di detenere senza giustificato motivo qualsiasi oggetto idoneo all’occultamento del volto o potenzialmente utilizzabile negli scontri. Nel lungo elenco compaiono caschi, maschere antigas, mascherine respiratorie, passamontagna, ma anche fumogeni, materiale esplodente di qualsiasi natura e oggetti utilizzabili come mezzi contundenti. Le restrizioni interessano i territori comunali di Bruzolo, Bussoleno, Chiomonte, Giaglione, San Didero e Susa, ossia l’intera fascia dei cantieri e delle aree considerate più sensibili.
Sentieri chiusi e accessi sbarrati
Il terzo provvedimento completa la cintura di sicurezza. Sempre fino a domenica viene vietato l’accesso a piedi “in forma organizzata” lungo una serie di strade, parcheggi, sentieri e aree campestri che conducono ai cantieri Tav nei territori di Susa, Giaglione e Chiomonte. L’obiettivo è impedire l’avvicinamento coordinato ai siti interessati dai lavori, evitando il ripetersi delle scene viste pochi giorni fa.
Piantedosi aveva annunciato la stretta
La risposta dello Stato era stata anticipata già ieri dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Intervenendo a una trasmissione televisiva, il titolare del Viminale aveva assicurato che le forze dell’ordine sarebbero state presenti “con la consueta professionalità e competenza”, annunciando un massiccio dispiegamento di uomini e ricordando come fossero già stati predisposti divieti destinati a fare da cornice ai servizi di sicurezza.
Parole che oggi hanno trovato immediata traduzione operativa sul territorio. Il dispositivo è infatti scattato fin dalle prime ore della giornata. Nei pressi dell’area di Traduerivi, a Susa, scelta dal movimento come luogo del campeggio, sono state posizionate pattuglie del reparto mobile e camionette della polizia. Le ordinanze prefettizie sono state affisse direttamente lungo gli accessi all’area, mentre i principali punti di passaggio risultano presidiati. Al momento dell’attivazione del dispositivo non risultavano presenti manifestanti nell’area destinata al campeggio.
L’appello dei No Tav
La risposta del movimento è arrivata quasi in tempo reale attraverso i canali social. “A pochi minuti dal montaggio del campeggio dei prossimi giorni un ingente dispiegamento di forze dell’ordine si è presentato in tutti i punti di passaggio del campeggio: San Giuliano, Traduerivi e Farmacia Viva”, denunciano gli attivisti. Da qui l’invito rivolto ai simpatizzanti: “Chiediamo a chiunque abbia modo di raggiungerci di venire al presidio di San Giuliano”.
Dopo gli scontri del fine settimana scorso, il Viminale ha scelto di giocare d’anticipo, blindando il territorio prima ancora che il campeggio prendesse forma. I No Tav, invece, provano a trasformare proprio quella stretta in un nuovo motivo di mobilitazione. La tensione in Valsusa, insomma, resta altissima.
Trasloco a Venaus
Dopo una riunione nel centro di Susa, alla quale hanno partecipato una cinquantina di attivisti, i No Tav hanno deciso di spostare l’iniziativa a Venaus, aggirando di fatto il divieto che riguarda esclusivamente i territori di Susa e Bussoleno. “Il campeggio non è affatto annullato, ci stiamo spostando a Venaus dove montare tuttə insieme”, hanno scritto sui social, assicurando che “le iniziative dei prossimi giorni sono confermate”. Intanto le aree inizialmente individuate per il presidio restano sorvegliate dai reparti antisommossa di polizia, carabinieri e guardia di finanza, mentre nel pomeriggio il movimento terrà una conferenza stampa per illustrare le prossime mosse.
Le forze dell’ordine hanno chiesto ai giovani che partecipano al presidio No Tav di Venaus di lasciare il campeggio: lo riferiscono gli stessi attivisti. “Si tratta secondo la polizia, di un luogo troppo evocativo questo, dopo quello che è successo nei gironi scorsi”, hanno detto da un altoparlante del campeggio. Al momento non paiono intenzionati a lasciare l’area, che da alcuni minuti è presidiata da sette camionette di reparti antisommossa.


