"Meno tagli di nastri, più organizzazione". Gli infermieri bacchettano Asl e Regione
Stefano Rizzi 14:32 Giovedì 30 Luglio 2026Mentre ottengono l'agognato aumento, i professionisti delle sanità in Piemonte puntano il dito sulle case di comunità. Coppolella (Nursind): "Per riempirle di stanno cannibalizzando gli ospedali". Mancano indicazioni, le Asl procedono in ordine sparso
«La grande promessa della riforma territoriale, cioè la vera presa in carico dei pazienti cronici e fragili, il potenziamento dell'assistenza domiciliare e il conseguente alleggerimento dei Pronto soccorso e dei ricoveri ospedalieri, ad oggi rimane solo sulla carta».
Gli infermieri hanno finalmente incassato l’agognato aumento contrattuale, con circa 240 euro lordi in più al mese in busta paga. Un risultato rivendicato con un tripudio di dichiarazioni dalla maggioranza di governo in tutte le sue articolazioni, ma che naturalmente non esaurisce i problemi della categoria e, soprattutto, le ricadute negative sui pazienti.
Proprio un altro obiettivo raggiunto e non meno celebrato, tra tagli di nastri e proclami traboccanti di ottimismo, come l’apertura delle Case di comunità, offre in Piemonte al sindacato degli infermieri Nursind l’occasione per sollevare il pesante velo della retorica politico-istituzionale e mettere a nudo una realtà ben diversa.
Caos dietro le cerimonie
«A quanto ci risulta, al di là delle cerimonie d’apertura, nessuna Asl ha comunicato in modo trasparente alla cittadinanza quali siano i nuovi servizi realmente fruibili, al netto di quelli che erano già presenti nei vecchi distretti», osserva Francesco Coppolella, segretario regionale del sindacato.
Per il sindacalista, «ci troviamo di fronte a una riforma sperata e finanziata con montagne di denaro per costruire e ristrutturare muri, ma che rischia seriamente di trasformarsi in un fallimento. Naturalmente si tratta di un problema di portata nazionale, che prescinde dai confini regionali, ma che sui territori sta mostrando la sua faccia più cruda: la totale assenza di una programmazione stabile e l’incapacità di scardinare un sistema che rimane, nei fatti, ancora rigidamente ospedale-centrico».
Ospedali depredati
È di pochi giorni fa – come riferito dallo Spiffero – l’emanazione, da parte di Agenas, delle linee guida per l’impiego del personale nelle Case di comunità, che dovranno essere recepite dalle Regioni e attuate attraverso le aziende sanitarie. Ma proprio quello del personale, insieme all’assenza di una chiara informazione ai cittadini su come e quando rivolgersi alle nuove strutture, resta uno dei nodi ancora irrisolti.
Ed è soprattutto su questo aspetto che Nursind concentra le proprie critiche guardando alla situazione piemontese: «Sono state aperte strutture a “iso-risorse”, recuperando personale infermieristico all’ultimo momento e inserendolo al loro interno senza indicazioni chiare e senza un progetto stabile per il futuro. Per riempire le nuove strutture non sono stati assunti i professionisti necessari – denuncia Coppolella – ma si è attinto a piene mani dal personale già presente nei Distretti e si stanno cannibalizzando gli organici degli ospedali, già in sofferenza. Il risultato? Nessuna stabilità futura e nessun vero servizio aggiuntivo per i cittadini, almeno per ora».
Lo scenario descritto dal sindacato è quello di un Piemonte nel quale le Asl «procedono in ordine sparso, con progetti disorganici e privi di una visione d’insieme». Il giudizio è estremamente severo: «L’organizzazione e le funzioni delle Case di comunità – ricorda il segretario regionale del Nursind – non si improvvisano né possono essere modellate di volta in volta in base a esigenze estemporanee o alle scelte di qualcuno»..


