Da Susa a Venaus, il Viminale rincorre il campeggio No Tav
14:41 Giovedì 30 Luglio 2026Gli attivisti spostano il presidio dopo il primo stop imposto dalla Prefettura, ma la risposta arriva nel giro di poche ore. Nuova ordinanza: niente tende nemmeno dove era partito il corteo sfociato nella guerriglia di sabato. Si temono nuovi scontri
Giusto il tempo di cambiare paese che arriva un nuovo stop. Il braccio di ferro tra Prefettura e movimento No Tav si gioca ormai sul filo delle ordinanze, in una partita a scacchi dove a ogni mossa degli attivisti segue una contromossa delle istituzioni. Dopo aver sbarrato la strada al campeggio previsto a Susa e Bussoleno, il Viminale estende il divieto anche a Venaus, dove i manifestanti avevano deciso di trasferire il presidio. Una rincorsa che conferma la volontà dello Stato di non concedere alcuno spazio, dopo la guerriglia di sabato scorso ai cantieri della Torino-Lione.
La mattinata era iniziata con il cambio di programma annunciato dagli stessi No Tav. Riuniti a Susa dopo il divieto imposto dal prefetto Donato Cafagna, gli attivisti avevano deciso di spostarsi a Venaus. “Il campeggio non è affatto annullato"” avevano scritto sui social, invitando i simpatizzanti a raggiungere il nuovo presidio e assicurando che tutte le iniziative previste fino a sabato sarebbero state confermate.
Poco dopo, intorno alle 12.30, nell’area scelta hanno iniziato a comparire le prime tende e alcune amache. Diverse decine di giovani hanno avviato il montaggio del campo, mentre a Susa le aree di San Giuliano e Traduerivi restavano presidiate dai reparti antisommossa.
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La nuova ordinanza
La risposta della Prefettura è arrivata in poche ore. Una nuova ordinanza estende infatti il divieto di campeggio libero all’intero territorio comunale di Venaus, con validità immediata fino alle 7 di lunedì 3 agosto.
Nelle motivazioni si richiama espressamente quanto accaduto lo scorso fine settimana: proprio dal campeggio allestito a Venaus era partito il corteo dal Festival dell’Alta Felicità che, secondo la ricostruzione prefettizia, aveva portato migliaia di persone, anche dall’estero, verso i cantieri Tav, teatro dei violenti scontri con le forze dell’ordine. Un richiamo che rende evidente la scelta di prevenire sul nascere qualsiasi nuova concentrazione di manifestanti.
L’ordinanza ricostruisce nel dettaglio quanto accaduto sabato scorso, ricordando che proprio dal campeggio di Venaus partirono i circa settemila partecipanti al corteo. Da lì due tronconi si diressero verso i cantieri di San Didero, Traduerivi e Chiomonte e, secondo la Prefettura, diverse centinaia di appartenenti all’ala più oltranzista del movimento e gruppi anarchici e antagonisti si travisarono prima di assaltare il cantiere, provocando ingenti danni e decine di feriti tra le forze dell’ordine. Al termine degli scontri, sottolinea il provvedimento, i responsabili fecero ritorno proprio al campeggio di Venaus.
Arrivano gli antisommossa
Per alcune ore il nuovo presidio si è svolto senza la presenza visibile delle forze dell’ordine. Poi anche a Venaus sono arrivate le camionette dei reparti mobili: sei della polizia, una dei carabinieri e diversi fuoristrada hanno raggiunto l’area del campeggio.
La situazione è rimasta tranquilla, anche se alcune decine di attivisti sono uscite sulla strada provinciale 210, bloccando la circolazione per pochi minuti durante un confronto con agenti in abiti civili, prima di rientrare all’interno del presidio.
Secondo quanto riferito dagli stessi attivisti, le forze dell’ordine hanno intimato ai partecipanti di lasciare il campeggio. “Ci è stato detto che questo è un luogo troppo evocativo dopo quanto successo nei giorni scorsi”, hanno spiegato dal palco improvvisato del presidio. La risposta, almeno per ora, è stata un rifiuto. La posizione degli attivisti, almeno per ora, non cambia. “È vietato solo il campeggio - spiegano dal presidio - possiamo mangiare, stare in piedi, seduti o sdraiati. È meglio non montare le tende, poi vedremo nelle prossime ore”. Una lettura che punta a distinguere il divieto di campeggio dalla permanenza nell’area e che lascia intendere come il movimento non abbia alcuna intenzione di abbandonare il presidio. “Siamo in contatto con i nostri avvocati. In questo momento non hanno alcuna base giuridica per farci andare via”, sostengono gli organizzatori, convinti che il provvedimento rappresenti un precedente senza eguali. “Bisognerebbe chiedere a chi ha più memoria storica, ma non ricordiamo che sia mai stato vietato un campeggio libero così lontano dai cantieri”, osservano.
Nel corso del pomeriggio la Digos ha notificato formalmente l’ordinanza ai partecipanti al presidio. Dopo il confronto con gli organizzatori, parte delle camionette dei reparti antisommossa ha lasciato l’area, mentre il dispositivo di vigilanza è rimasto attivo a distanza.
Massima allerta
Dopo la visita di lunedì scorso della premier Giorgia Meloni e del ministro Matteo Piantedosi ai cantieri, i fogli di via, gli arresti e le prime tre ordinanze che avevano blindato Susa, Bussoleno e le aree sensibili attorno ai cantieri, la Prefettura dimostra di voler seguire passo dopo passo ogni tentativo del movimento di riorganizzarsi. I No Tav, dal canto loro, sembrano intenzionati a non arretrare. Cambiano il luogo del presidio, ma non il programma. E ogni nuova ordinanza rischia di trasformarsi nell’ennesimo capitolo di un braccio di ferro che, almeno per il momento, appare tutt’altro che concluso.
A rafforzare la linea della Prefettura c’è anche il verbale dell’ultimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, richiamato nell’ordinanza. Cafagna ricorda inoltre come, al termine degli scontri di sabato, proprio nell’area del campeggio di Venaus siano stati sequestrati indumenti per il travisamento, oggetti contundenti, materiale pirotecnico e altri strumenti ritenuti riconducibili agli assalti ai cantieri. Elementi che, secondo il prefetto, confermano il rischio concreto di nuove azioni violente e giustificano una risposta preventiva.


