FLOTILLA IN AMBULATORIO

"Boicottate i farmaci israeliani": la ricetta dei medici Pro Pal che manda in tilt la Cgil

Da Alessandria l'appello ai camici bianchi per escludere i prodotti della multinazionale Teva dalle prescrizioni. Una campagna orchestrata da Bds e dal sindacato di Landini che però pretende tutele per gli stabilimenti italiani del gruppo, a partire da quello di Santhià

La questione israelo-palestinese finisce nella ricetta del medico. E così l’appropriatezza prescrittiva – mantra del sistema sanitario, chiamato a garantire l’uso corretto dei farmaci – trova anche una declinazione ideologica, o umanitaria secondo i promotori del boicottaggio dei medicinali prodotti dalla multinazionale israeliana Teva.

L’appello, in Piemonte, parte da Alessandria, dove il Coordinamento provinciale per la Palestina ha indirizzato una lettera a tutti i medici, in primis naturalmente quelli di famiglia, invitandoli «a non prescrivere i prodotti della casa farmaceutica Teva e delle consociate Ratiopharm, Cephalon e Dorom quale forma di dissenso etico nei confronti della politica di Israele verso il popolo palestinese».

Associazioni della galassia movimentista, persone impegnate nel volontariato, sindacalisti, qualche figura storica dei centri sociali cittadini e altro ancora: tutti accomunati dalla causa Pro Pal che, dalla sponda del Tanaro, fa partire la sua flottiglia farmaceutica. Una navigazione, tra ambulatori e visite domiciliari, sostenuta dalla convinzione che i medicinali «hanno un alto valore etico che va perso quando il loro utilizzo contribuisce al profitto di aziende complici di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra».

Cortocircuito sindacale

Una sortita, quella piemontese, che trova qualche precedente in altre regioni. Il boicottaggio dei prodotti Teva è stato promosso nei mesi scorsi dal movimento Bds e dalla Rete sanitari per Gaza, trovando adesioni e sostegni anche in iniziative di alcune strutture territoriali della Cgil e di amministrazioni locali, con richieste di escludere i prodotti della multinazionale israeliana dalle forniture pubbliche e dalle farmacie comunali.

Ed è proprio lì che è emerso, con ancora maggiore evidenza, il sostegno del sindacato – precisamente della Cgil – dando vita a un singolare cortocircuito tra la volontà di colpire Israele e quella di difendere i posti di lavoro che proprio la casa farmaceutica finita nel mirino si appresta a tagliare in Italia e, in un caso, proprio in Piemonte.

«Ci siamo ispirati a una delle campagne del Bds», spiega allo Spiffero Barbara Laveggio del coordinamento alessandrino. Bds sta per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, il network internazionale che promuove campagne contro Israele e che, tra i vari sostenitori, annovera anche il sindacato guidato da Maurizio Landini. In Toscana la Cgil ha firmato un appello con le organizzazioni Pro-Pal che hanno chiesto alle Asl di escludere i prodotti Teva dalle forniture. Lo stesso orientamento ha ispirato le campagne di boicottaggio rivolte alle farmacie di Firenze e Roma.

Di lotta e di trattativa

Ma è la stessa Cgil che, di fronte alla crisi occupazionale apertasi negli stabilimenti italiani della big pharma israeliana, si è naturalmente schierata a difesa dei posti di lavoro. Un processo di ridimensionamento degli organici, con una riduzione del 20% dei costi, la probabile chiusura dell’impianto di Villanterio, in provincia di Pavia, e pesanti ripercussioni sugli stabilimenti di Rho, Caronno Pertusella e Santhià. Proprio per quest’ultimo sito produttivo, in provincia di Vercelli, che opera con il marchio Sicor, si sarebbe arrivati a una sorta di tregua, con la proroga della procedura di licenziamento, il cui termine è stato posticipato al 18 settembre.

È in questo scenario che il boicottaggio assume una dimensione diversa: mentre da una parte si invita a non acquistare o prescrivere i prodotti Teva, dall’altra si chiede alle istituzioni di intervenire per salvaguardare gli stabilimenti italiani e l’occupazione.

Farmaci all’indice

Non una vittoria del sindacato, ma neppure una sconfitta per chi chiede alla multinazionale di rivedere e attenuare il più possibile i tagli al personale. Lo stesso personale che produce i farmaci finiti all’indice dei Pro Pal sostenuti dal sindacato.

Quale sarà la risposta dei medici all’appello partito da Alessandria «è ancora presto per dirlo, ma siamo fiduciosi», spiega l’attivista del coordinamento, che annovera anche qualche camice bianco. I suoi colleghi, destinatari della lettera, a detta dei promotori non hanno nulla da temere: «Basta sostituire i farmaci Teva con altri equivalenti», assicurano. Peccato che proprio i medicinali equivalenti rappresentino uno dei principali settori produttivi della multinazionale israeliana in Italia.

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