Regione impantanata nel suk. Centrodestra nella spartingaia
Davide Depascale 20:33 Giovedì 30 Luglio 2026La seduta convocata per l'assestamento si chiude dopo appena un'ora. La maggioranza prende tempo perché non ha ancora trovato l'intesa sulla distribuzione delle risorse tra i consiglieri. L'opposizione rinuncia all'ostruzionismo e fa saltare il piano
Doveva cominciare alle 10.30. È partita alle 14.30. E alle 16, dopo pochi interventi di rito, il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco non ha potuto far altro che chiudere una seduta che si preannunciava decisiva ma è durata meno di una partita a bocce.
La discussione odierna a Palazzo Lascaris sull’assestamento di bilancio della Regione Piemonte si è conclusa con un nulla di fatto che ha reso plastica, più di qualsiasi mossa dell’opposizione (che ha scelto di non prestare il fianco rinunciando a un ostruzionismo che si sarebbe rivelato sterile), l’impasse della giunta di centrodestra guidata da Alberto Cirio sulla “spartingaia” tra i consiglieri della sua maggioranza.
La discussione generale si è così chiusa senza entrare nel merito del provvedimento. L'esame dell'assestamento e dei 513 emendamenti è stato rinviato alla seduta di domani, anche se la vera partita politica appare ormai destinata a lunedì, quando dovrebbero essere pronte le tabelle con gli interventi della maggioranza.
Lista della spesa da limare
Il nodo, dietro le quinte, è infatti tutto interno alla coalizione. Le tabelle che dovrebbero raccogliere gli interventi finanziari richiesti dai consiglieri di maggioranza – dal Patto per la sicurezza allargato promosso da Fratelli d’Italia a una serie di richieste di finanziamento avanzate dagli esponenti della Lega – non sono pronte e non lo saranno prima di lunedì. È un dettaglio tecnico che pesa come un macigno politico: senza quelle tabelle gli emendamenti della maggioranza non possono essere formalizzati e, senza emendamenti formalizzati, la discussione generale rischia di consumarsi a vuoto. Da qui la scelta, neanche troppo velata, di allungare i tempi in Aula contando sull’ostruzionismo delle opposizioni per guadagnare i giorni necessari.
È stato l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano a sostenere per primo questa linea, sperando di sbloccare in giornata alcuni accordi con i capigruppo di minoranza sulle proposte discusse nell'incontro di martedì pomeriggio. Quando però la strategia dell’opposizione è cambiata – pochi interventi, seduta chiusa in anticipo, nessun terreno su cui trattare – l’assessore non ha nascosto l'irritazione. Nel breve intervento con cui si è chiusa la discussione ha rivendicato di aver “sempre tenuto aperto il dialogo”, dicendosi pronto a discutere le proposte delle opposizioni, salvo poi rovesciare sui banchi della minoranza l'invito a “mettersi d'accordo tra di loro su quello che vogliono fare”.
A fine seduta Tronzano ha difeso la gestione dell'iter, sostenendo che “abbiamo mantenuto tutti gli impegni presi” e che le risorse rinviate al secondo semestre sono state riallocate come promesso. La pausa tecnica, secondo l’assessore, sarebbe stata necessaria per attendere il parere della Corte dei conti e la parifica del rendiconto, mentre anche il rinvio delle votazioni a domani risponderebbe esclusivamente all’esigenza di valutare con attenzione “il numero e la portata degli emendamenti presentati”.
Opposizioni all’attacco
Un appello che suona singolare, considerato chi, in queste ore, fatica davvero a trovare una quadra. La lista della spesa avanzata dai gruppi di maggioranza è lunga, il budget a disposizione no, e sono loro – non la minoranza – ad aver bisogno di tempo per far tornare i conti tra le rispettive richieste. La giunta Cirio, di fatto, ha gettato la maschera: dietro l’accusa all’opposizione di essersi rimangiata gli accordi si è materializzata una seduta paralizzata dalle trattative interne al centrodestra.
Le opposizioni non si sono fatte sfuggire l’occasione. In una nota congiunta diffusa a fine giornata, le presidenti dei gruppi Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle e Stati Uniti d’Europa – Gianna Pentenero, Alice Ravinale, Sarah Disabato e Vittoria Nallo – hanno parlato di una “gestione confusa e poco rispettosa da parte della maggioranza”, denunciando “interruzioni continue, documenti cambiati in continuazione e mai pronti, rinvii senza motivazione”.
Nel dibattito, Disabato (M5s) ha contestato un assestamento “richiamato in Aula senza una discussione in Commissione”, accusando la giunta di non dare risposte strutturali e di sostituirle con “una pioggia di contributi per singoli Comuni”. Pentenero (Pd) ha invece puntato il dito contro emendamenti che, a suo giudizio, rispondono “in modo del tutto discrezionale” a situazioni particolari senza affrontare questioni come non autosufficienza e salute mentale. Nallo (Sue) ha criticato i tagli a misure per famiglie, genitorialità e accessibilità delle stazioni, mentre Ravinale (Avs) ha denunciato riduzioni di risorse per trasporti, rifiuti, protezione civile, Comuni montani e competitività delle imprese, contrapponendole ai 110 milioni di euro di residui ancora non riscossi sul bollo auto e al mancato aumento dei canoni idrici e delle tariffe sulle acque minerali.
Suk Lascaris
Nel merito, le quattro capogruppo contestano gli emendamenti dell’ultimo minuto presentati dal centrodestra – “contributi a singole biblioteche, chiese, Comuni e fiere” – definendoli “talmente imbarazzanti da squalificare il metodo politico”, e rivendicano che diversi impegni già assunti in sede di bilancio, dalla salute mentale ai disturbi alimentari fino al diritto allo studio, non abbiano ancora trovato una traduzione concreta nell’assestamento.
Il Pd, in una nota separata, è andato oltre nei toni, parlando di un’Aula “trasformata in un mercato di scambi tra i partiti di maggioranza” e denunciando come, ormai da giorni, le convocazioni vengano sistematicamente rinviate per consentire al centrodestra di trovare una sintesi interna. Quella di oggi, secondo i dem, ne sarebbe stata la dimostrazione più evidente. “Vergogna è l’unica parola possibile per descrivere questo spettacolo indecoroso”, affermano i consiglieri democratici, accusando la maggioranza di tenere in ostaggio l’attività istituzionale mentre restano senza risposta le priorità del territorio.
Parallelamente, le opposizioni collegano lo stallo istituzionale ai dati sulle liste d’attesa sanitarie, in progressivo allungamento, e alla situazione delle Rsa piemontesi.
La manovra
Sul piano finanziario, l’assestamento interviene su un bilancio 2026-2028 che aveva già scontato un disavanzo da ripianare di 103,9 milioni di euro nel solo 2026, coerente con il piano di rientro concordato con la Corte dei conti. Proprio nell’ambito del rendiconto 2025, approvato nei giorni scorsi, la Regione ha certificato una quota annuale da riassorbire di 247 milioni di euro, tra cancellazione del disavanzo legato al Fondo anticipazioni di liquidità statale e aggiornamento del piano di rientro pluriennale. È in questa cornice di margini finanziari ristretti che si inserisce la corsa dei gruppi di maggioranza a intestarsi voci di spesa sui territori, e la conseguente difficoltà a far quadrare le richieste interne prima ancora di aprire il confronto con le opposizioni.
L’appuntamento è ora alla seduta di domani, fissata per le 10.30. Doveva essere così anche oggi, ma sappiamo com’è finita. La vera resa dei conti è quindi attesa per lunedì, quando le tabelle della maggioranza dovrebbero finalmente essere pronte e la spartingaia potrà entrare nel vivo.


