Ex Ilva, acciaio dall'India per tenere in vita Novi Ligure
15:49 Venerdì 31 Luglio 2026Il colosso asiatico spinge per acquisire rapidamente tutti gli impianti del gruppo. La promessa di realizzare un forno elettrico a Taranto. Continuità delle lavorazioni anche nello stabilimento in Piemonte grazie al materiale prodotto nell'altoforno indiano
Potrebbe arrivare dall’India l’acciaio da lavorare nello stabilimento di Novi Ligure, in attesa che a Taranto venga realizzato un forno elettrico. A garantire questa soluzione, insieme alla disponibilità a valutare il riavvio dell’area a caldo dell’impianto tarantino dell’ex Ilva “in conformità con le indicazioni del Tribunale di Milano”, è il gruppo indiano Jindal Steel International, che in una lettera ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia rinnova la propria disponibilità “a perfezionare immediatamente l’operazione” di acquisto dell’intero complesso del colosso siderurgico italiano.
Il gruppo indiano, dopo la sentenza che impone la sospensione delle attività dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni – termine del quale è già trascorsa circa una settimana – rilancia dunque il proprio interesse all’acquisizione, ribadendo la volontà di “procedere con l’acquisizione dell’intero perimetro, sia dell’area a caldo sia dell’area a freddo”. Tra le rassicurazioni fornite da Jindal c’è anche quella relativa alla capacità di realizzare un forno elettrico nello stabilimento pugliese. Un’operazione che, naturalmente, richiederà tempi non brevi. Ma proprio su questo aspetto il gruppo indiano prospetta una soluzione ponte: la continuità operativa dell’area a freddo verrebbe garantita dai volumi di bramme prodotti da Jindal Steel nel proprio altoforno di grandi dimensioni, recentemente entrato in funzione in India.
4 milioni di tonnellate
La stima è quella di “poter fornire fino a quattro milioni di tonnellate di bramme all’anno”, una quantità ritenuta sufficiente ad “assicurare il funzionamento a pieno regime dell’area a freddo e di tutti gli impianti collegati a Taranto”, compreso quello di Novi Ligure. Jindal assicura inoltre che “entro dicembre 2027 saremo in grado di mettere a disposizione fino a ulteriori due milioni di tonnellate di bramme a basse emissioni di CO₂ provenienti dall’Oman”. Successivamente, “una volta realizzato il forno ad arco elettrico – specifica il gruppo – disporremo inoltre di acciaio fuso e colato a Taranto”.
Produzione garantita
La volontà di concludere rapidamente l’operazione emerge con chiarezza dalla lettera del gruppo indiano, che sottolinea come “quanto prima sarà perfezionato il closing, tanto prima potremo avviare le nostre forniture di bramme, assicurando la continuità operativa dell’area a freddo a pieno regime”. Jindal sostiene inoltre che questa operazione consentirebbe “il mantenimento di un numero significativamente maggiore di posti di lavoro rispetto a qualsiasi operazione avente a oggetto la sola area a freddo”.
Sindacati e tavolo a Chigi
Sul fronte occupazionale si registra intanto la presa di posizione dei sindacati, al termine di alcune assemblee con i lavoratori dello stabilimento piemontese. “È necessario fare immediatamente chiarezza sul percorso che si intende intraprendere e sulle azioni da mettere in campo per salvaguardare un asset, quello della siderurgia, strategico per il futuro industriale e sociale dell’Italia e di tutti i territori direttamente interessati, a partire da Novi Ligure”, si legge in una nota della Rsu Fim-Fiom-Uilm.
“Le preoccupazioni rispetto al futuro del gruppo e, più in generale, del tessuto industriale siderurgico del Paese sono aumentate ulteriormente”, sostengono i sindacati, che chiedono che “il tavolo tecnico convocato a Palazzo Chigi, che arriva in una fase straordinariamente grave e delicata per il futuro di migliaia di lavoratori, si traduca rapidamente in soluzioni credibili, capaci di garantire una prospettiva di rilancio industriale e occupazionale certa e definitiva”. Nel frattempo è stato proclamato lo stato di agitazione permanente e, “se non dovessero arrivare le necessarie risposte già a partire dalla riunione del 4 agosto al ministero – preannunciano le organizzazioni sindacali – avvieremo un forte percorso di protesta e mobilitazione”.


