ECONOMIA DOMESTICA

Piemonte preso a "sportellate": senza banca due comuni su tre

È la quarta regione più colpita dalla desertificazione bancaria. Torino detiene il record nazionale del maggior numero di aziende nei territori rimasti senza filiali. Dal 2015 la progressiva digitalizzazione ha ridotto di oltre un terzo la rete italiana. La ricerca della Cna

In Piemonte la banca sta scomparendo dalla carta geografica. Mentre il sistema bancario continua a inseguire efficienza, digitalizzazione e tagli ai costi, una parte crescente del territorio resta senza quello che, soprattutto per imprese e cittadini dei piccoli centri, continua a essere un servizio essenziale. Una ricerca realizzata dalla Cna nazionale colloca la regione tra le più colpite dalla desertificazione bancaria italiana: il 65,8% dei comuni piemontesi è ormai privo di almeno uno sportello, una quota che vale il quarto posto nazionale dopo Molise (83,8%), Calabria (74,5%) e Valle d’Aosta (74,3%).

Un dato che assume contorni ancora più significativi se si guarda alle conseguenze concrete. Nei comuni piemontesi rimasti senza banca vivono 665 mila persone e operano 48.300 imprese, il terzo valore più elevato d’Italia dopo Lombardia e Campania. E a rendere il quadro ancora più eloquente c’è il primato della provincia di Torino: con 19.706 aziende localizzate in comuni privi di filiale, è la prima provincia italiana per numero di imprese coinvolte.

La geografia che inganna

La ricerca mette in luce anche una contraddizione tutta piemontese. Alcune province figurano infatti ai vertici nazionali per numero di sportelli rapportati alla popolazione, ma il dato nasconde una distribuzione estremamente squilibrata.

Cuneo è addirittura la quarta provincia italiana per densità di sportelli ogni 100 mila abitanti. Eppure una banca è presente soltanto in 104 dei suoi 247 comuni. Situazione analoga ad Asti, quinta nella graduatoria nazionale per densità di filiali, dove il servizio raggiunge appena 47 comuni su 117.

In sostanza, gli sportelli si concentrano nei centri maggiori mentre vaste aree del territorio restano completamente scoperte.

Torino capitale delle imprese “orfane”

Il caso della provincia torinese rappresenta il caso emblematico della desertificazione bancaria italiana. Sono infatti 19.706 le imprese che operano in comuni privi di uno sportello, il dato più alto dell’intero Paese, davanti a Caserta (16.474), Cosenza (12.398), Napoli (11.065) e Bergamo (11.037).

Eppure Torino continua a essere uno dei principali poli bancari nazionali. Nel capoluogo sono presenti 274 filiali, mentre l’intera provincia ne conta 627, terzo valore italiano dopo Roma (1.157) e Milano (999). Il problema, dunque, non è tanto il numero complessivo degli sportelli quanto la loro distribuzione territoriale: le banche si concentrano nei grandi centri urbani mentre scompaiono dalle aree interne e dai piccoli comuni.

Non solo bancomat

Per Cna Piemonte la questione va ben oltre la semplice disponibilità di un bancomat. «La banca – osserva il presidente regionale Giovanni Genovesio – non è soltanto il luogo dove si apre un conto corrente. Per una piccola impresa rappresenta un interlocutore che conosce il territorio, comprende i progetti imprenditoriali e accompagna gli investimenti. La progressiva chiusura degli sportelli rischia di indebolire questo rapporto di fiducia e di lasciare senza punti di riferimento migliaia di imprese, proprio nei territori più fragili e periferici».

Sulla stessa linea il segretario regionale Delio Zanzottera, secondo il quale la trasformazione digitale rappresenta certamente un’opportunità, ma «non può tradursi in una progressiva ritirata dai territori». Nei piccoli comuni, ricorda, vivono imprenditori, artigiani, famiglie e soprattutto molti anziani che continuano ad avere bisogno di un rapporto diretto con la banca. Una filiale significa accesso al credito, consulenza e accompagnamento agli investimenti, oltre a rappresentare un presidio sociale.

Per questo l’organizzazione degli artigiani chiede l’apertura di un confronto con il sistema bancario, la Regione e gli organismi di vigilanza affinché l’innovazione digitale venga accompagnata dal mantenimento di una presenza fisica adeguata sul territorio.

Un fenomeno in costante crescita

Quella piemontese è però soltanto una delle manifestazioni di un processo che interessa tutto il Paese. Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre un terzo degli sportelli bancari. Tra il 2015 e il 2025 le filiali sono passate da 30.258 a circa 19.140, con una riduzione del 36,7% e oltre 11 mila sportelli scomparsi. Parallelamente sono aumentati i comuni rimasti completamente senza banca: erano 2.251 nel 2015, sono diventati 3.456 nel 2025. Oggi quasi il 44% dei comuni italiani non dispone più di alcuna filiale. La popolazione coinvolta è più che raddoppiata: dai 2,26 milioni di residenti del 2015 (3,8% della popolazione) ai 4,84 milioni del 2025, pari all’8,2% degli italiani.

Il peso su aree interne e anziani

La desertificazione bancaria colpisce soprattutto i territori più piccoli. Oltre il 96% dei comuni senza sportello ha meno di 5 mila abitanti e, tra quelli con meno di mille residenti, nove su dieci sono ormai privi di una banca.

Il fenomeno assume anche una forte dimensione sociale. Nei comuni senza filiali vivono infatti 1,28 milioni di persone con almeno 65 anni e oltre 643 mila ultra75enni. Gli anziani rappresentano il 26,3% della popolazione interessata, proprio la fascia che incontra maggiori difficoltà nell'utilizzo esclusivo dei servizi digitali.

La mappa della desertificazione

La graduatoria regionale vede il Molise in testa con l'83,8% dei comuni senza banca, seguito da Calabria (74,5%), Valle d’Aosta (74,3%), Piemonte (65,8%) e Abruzzo (61,3%). Per numero assoluto di residenti coinvolti guida invece la Campania, con quasi 850 mila persone, davanti alla Lombardia (788 mila), al Piemonte (665 mila) e alla Calabria (567 mila).

A livello provinciale oltre metà della popolazione vive in comuni senza sportello a Vibo Valentia (52,6%) e Isernia (50,1%), seguite da Avellino (40,9%), Rieti (38,8%) e Aosta (37,7%). Solo otto province italiane riescono ancora a garantire almeno una filiale in ogni comune: Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Pisa, Grosseto, Brindisi, Ragusa e Barletta-Andria-Trani.

Oltre 310 mila imprese senza banca

Il fenomeno pesa anche sul sistema produttivo. Nei comuni privi di sportello operano 310.893 imprese, pari al 6% del totale nazionale, che occupano circa 932.600 addetti. Solo nel 2025 i 79 comuni che hanno perso l’ultima filiale ospitavano oltre 18 mila unità locali e quasi 55 mila lavoratori.

La Lombardia è la regione con il maggior numero di imprese coinvolte (53.500), seguita da Campania (oltre 52 mila), Piemonte (48.300) e Calabria (quasi 32 mila).

Il rischio, conclude l’associazione degli artigiani, è che la transizione digitale finisca per amplificare lo spopolamento delle aree interne e rendere ancora più difficile fare impresa proprio nei territori che avrebbero invece maggiore bisogno di servizi e credito di prossimità.

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