ALTA TENSIONE

Ultime ore del "bivacco" No Tav. Domani nuova mobilitazione

Dopo tre giorni trascorsi nel presidio di Venaus, chiamata a raccolta dei militanti per "rompere l'assedio". La Prefettura mantiene il dispositivo di sicurezza attorno all'area e guarda con particolare attenzione all'iniziativa annunciata per domenica mattina

“Questo non è un campeggio”. A Venaus il celebre paradosso di Magritte diventa cronaca. Le tende sono vietate, ma il presidio continua. I No Tav hanno risolto il rebus ribattezzandolo “bivacco” e da lì preparano la mobilitazione annunciata per domani. Le ordinanze hanno cambiato il nome, non la sostanza. Ora resta da capire se cambieranno anche il finale.

Dopo tre giorni, trascorsi sotto l’occhio vigile di polizia e carabinieri, il “non campeggio” è pronto a trasformarsi nell’ultimo atto del lungo fine settimana No Tav. Se il dispositivo di sicurezza predisposto dal Viminale ha finora impedito qualsiasi iniziativa nelle aree dei cantieri, gli attivisti rilanciano e danno appuntamento a domani mattina per uscire insieme dal presidio. Una mobilitazione che tiene alta la tensione in Valle di Susa, dove resta imponente il dispiegamento delle forze dell’ordine e dove tutti gli occhi sono puntati su ciò che accadrà nelle prossime ore.

Il lungo braccio di ferro

La stretta della Prefettura è la conseguenza diretta di quanto accaduto sabato scorso durante il Festival dell’Alta Felicità. Gli assalti ai cantieri della Torino-Lione e il pesante bilancio di feriti tra le forze dell’ordine hanno portato Donato Cafagna a firmare, nel giro di poche ore, quattro ordinanze che hanno progressivamente ristretto gli spazi di iniziativa del movimento.

Prima sono arrivate tre ordinanze che hanno vietato il campeggio a Susa e Bussoleno, l’accesso organizzato ai sentieri e alle aree vicine ai cantieri e il possesso di caschi, passamontagna, fumogeni e altro materiale ritenuto utilizzabile negli scontri. Quando il movimento ha deciso di trasferire il presidio nello storico sito di Venaus, è arrivata una quarta ordinanza che ha esteso anche a quel comune il divieto di accampamento fino a lunedì mattina.

Gli attivisti, però, hanno scelto di restare, ribattezzando l’iniziativa “non campeggio” o, più recentemente, “bivacco”: niente tende, ma presenza continua nell’area, sostenendo che il provvedimento vieti esclusivamente il campeggio e non la permanenza.

Il “bivacco” resiste

Anche la seconda notte è trascorsa senza particolari tensioni. Nel presidio restano una cinquantina di militanti, controllati a vista da personale della Digos e del reparto mobile della polizia. Dall’altra parte della provinciale 210 sostano alcune camionette, mentre un posto di controllo filtra gli accessi all'area.

Per tutta la giornata di oggi non sono state annunciate manifestazioni all’esterno del presidio. Una scelta significativa, considerando che il primo programma diffuso nei giorni scorsi prevedeva anche una “serata di lotta”, poi cancellata dopo le ordinanze prefettizie.

Il sabato del movimento si è così trasformato in una giornata prevalentemente politica e culturale. Il programma comprende discussioni sulle forme di autonomia energetica, workshop, incontri dedicati alle “narrative palestinesi”, un confronto con militanti arrivati dalla Colombia, giochi, un’assemblea del bivacco e una serata con proiezioni e musica. Almeno fino a oggi, dunque, nessun tentativo di forzare i divieti imposti dalla Prefettura né iniziative nei pressi dei cantieri. Una situazione che le forze dell’ordine continuano comunque a monitorare con la massima attenzione.

Domenica in libera uscita

Lo scenario potrebbe cambiare già domani. Attraverso i propri canali social, i No Tav hanno infatti convocato un appuntamento alle 10 del mattino “per uscire insieme dal presidio di Venaus”, invitando chi non potrà essere presente a esporre una bandiera o un telo No Tav dalle proprie abitazioni o dai luoghi di lavoro.

L’obiettivo è dar vita a una nuova mobilitazione: “Vogliamo rompere l’assedio, vogliamo cogliere quest’occasione di attacco mediatico, politico e militare come uno dei tanti momenti per ribaltare la paura”, scrivono gli attivisti, spiegando che proprio Venaus, definita dalle forze dell’ordine “troppo evocativa”, rappresenta per il movimento il simbolo delle resistenze passate.

Secondo i militanti, con la consueta prosa farneticante che caratterizza i loro comunicati, “stanno attaccando la valle con la polizia, la politica, l’informazione e la repressione”. Da qui l’invito ad arrivare con bandiere, striscioni, trombe, casse e “buon umore”.

È proprio la mobilitazione annunciata per domani a mantenere alta l’attenzione degli apparati di sicurezza. Tutti gli accessi all’area del presidio restano sorvegliati dalle forze dell’ordine, che attendono di capire se l’uscita collettiva annunciata dal movimento resterà una manifestazione simbolica o se tenterà di dirigersi verso le aree interessate dai lavori della Torino-Lione.

print_icon