Sinistra e destra senza il centro
Giorgio Merlo 09:28 Lunedì 03 Agosto 2026
Ci avviciniamo alle prossime elezioni politiche con due novità di straordinaria importanza politica. Ovvero, il tramonto – non sappiamo se provvisorio o definitivo – del tradizionale centrosinistra e centrodestra. A vantaggio dell’affermazione di altre due coalizioni: l’alleanza di sinistra e progressista da un lato e la coalizione della destra sovranista e conservatrice dall’altro. Un cambiamento politico che, piaccia o non piaccia, non può essere affatto sottovalutato o ridimensionato perché è sotto gli occhi di tutti.
Comunque sia, si tratta di un profondo rinnovamento rispetto alla storia recente della politica italiana. E questo perché c’è un grande assente in questo radicale rivolgimento: il tramonto del centro. Radicalmente scomparso nella coalizione di sinistra e progressista e del tutto marginale e periferico in quella guidata dalla premier Giorgia Meloni. Non a caso, per quanto riguarda la sinistra, si riparla e giustamente, del ritorno, seppur in forma aggiornata e rivista, della “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Mentre, per quanto riguarda la destra, la trasformazione di Forza Italia in un semplice ramo di azienda ha, oggettivamente, ridimensionato le ambizioni politiche, culturali e programmatiche di quel partito rispetto al resto della coalizione.
È di tutta evidenza che si tratta di un cambiamento destinato anche e soprattutto ad incidere sui connotati tradizionali della politica italiana. Il centrosinistra che abbiamo conosciuto all’inizio della cosiddetta seconda repubblica è, di fatto, tramontato definitivamente ed irreversibilmente. Parlo, come ovvio, di una coalizione che contava la presenza di un centro e di una sinistra che, insieme, davano vita ad una coalizione equilibrata, riformista, democratica e con una spiccata cultura di governo. Oggi, al contrario, possiamo tranquillamente sostenere che parliamo di una alleanza che unisce le varie sfaccettature della sinistra. Ossia, la sinistra radicale e massimalista della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista e ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra classista e pan sindacale della Cgil di Landini. Appunto, una coalizione di sinistra e progressista.
Sul versante della destra, invece, la personalità, il carisma e l’autorevolezza di Giorgia Meloni sono talmente forti ed evidenti che riducono l’apporto di tutto ciò che è riconducibile al centro ad un puro e semplice orpello. Nulla di più e nulla di meno.
In entrambe le coalizioni, comunque sia, l’apporto, il ruolo e il contributo di quella che comunemente viene definita “politica di centro” è politicamente ininfluente e del tutto irrilevante. Un cambiamento significativo che quasi impone di battere un colpo a chi non si rassegna ad un contesto che ha quasi raso al suolo il patrimonio culturale, politico e programmatico di un centro democratico, riformista, plurale e di governo. E questa iniziativa dev’essere quella di rilanciare un polo autonomo di centro, culturalmente plurale e non riconducibile ad un solo filone di pensiero, autenticamente riformista e che sia in grado, soprattutto, di recuperare, rendendolo contemporaneo, quel patrimonio storico che ha caratterizzato le stagioni migliori della politica italiana.
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, occorre prendere atto dei mutamenti intervenuti in questa fase politica italiana e attrezzarsi affinché non si assecondi quella radicalizzazione della lotta politica nel nostro Paese che rischia di recuperare uno dei tasselli più nefasti della storia democratica italiana. Ovvero quella deriva che negli anni ’70 e ’80 era racchiusa nello slogan degli “opposti estremismi” e che oggi, con un linguaggio più appropriato, si chiama semplicemente “gli opposti populismi”. Per opporsi a tutto ciò, adesso, serve recuperare il progetto politico di un nuovo centro.


