POLITICA & SANITÀ

Asl, gioco delle tre carte sul personale. Coop invece delle assunzioni "vietate"

Molti direttori applicano alla lettera l'invito della Regione Piemonte a sospendere nuovi ingressi. Non si rinnovano contratti a termine, ma si esternalizzano servizi. Il braccio di ferro non dichiarato delle aziende con il grattacielo. Il Pd: "Scelte miopi e pericolose"

Si chiude un rubinetto per aprirne un altro. L’interpretazione, forse un po’ troppo rigida, dell’invito a sospendere temporaneamente nuove assunzioni rivolto dalla Regione Piemonte alle Asl finisce per produrre situazioni paradossali, senza peraltro ridurre i costi, anzi talvolta aumentandoli.

Capita così che non venga rinnovato il contratto a tempo determinato a infermieri e Oss e che più di un’azienda sia costretta ad appaltare all’esterno quello stesso servizio. In parecchi casi si tratta dei prelievi domiciliari per gli esami di laboratorio, con il risultato che chi svolgeva quell’attività continuerà a farlo, ma alle dipendenze della cooperativa o della società di servizi cui l’Asl si è rivolta per attenersi all’invito a non procedere con nuove assunzioni.

La lettera della discordia

I soldi non finiranno più sotto la voce del personale, ma in quella relativa a beni e servizi, uscendo comunque dalle stesse casse o, più precisamente, visto che sono vuote, contribuendo ad aumentare il rosso. Proprio per capire come vengano spesi i soldi e impiegato il personale – aumentato negli ultimi anni, anche se in alcuni casi non in misura sufficiente – l’assessore Federico Riboldi e il direttore regionale Antonino Sottile, nelle scorse settimane, avevano inviato la ormai famosa e contestata lettera con cui chiedevano chiarimenti puntuali alle Asl e, nell’attesa delle verifiche, invitavano a non procedere con nuove assunzioni, fatto salvo il rispetto di quanto previsto in materia di Lea, i Livelli essenziali di assistenza.

Una lettera accolta assai male dalla gran parte dei direttori generali che, in più di una chat, hanno lamentato quello vissuto come una sorta di commissariamento. Forse senza considerare che, senza un deciso cambio di rotta nella gestione di risorse e personale, a fronte di un disavanzo preventivato di 879 milioni per l’anno in corso, il commissariamento vero – quello disposto dal Mef – è pressoché una certezza.

Aveva fatto discutere il caso dell’Asl To4, dove non erano stati rinnovati i contratti a una decina di lavoratori a tempo determinato – infermieri, Oss, amministrativi e ostetriche – salvo poi fare retromarcia e attribuire quel provvedimento a un errore, comunque derivato dall’applicazione delle indicazioni regionali.

Servizi all’esterno

Adesso emergono nuove situazioni, da Vercelli a Torino, passando un po’ per tutta la regione: personale a tempo determinato non confermato e servizi affidati all’esterno. Tutto questo, oltre a non incidere positivamente sui bilanci, offre il destro alle opposizioni per puntare il dito contro il grattacielo. Anche se forse non andrebbe sottovalutato l’atteggiamento dei vertici di alcune Asl, in quello che appare sempre più come un braccio di ferro non dichiarato con la Regione.

«Bloccare le assunzioni e non rinnovare i contratti al personale sanitario in servizio non farà risparmiare la sanità piemontese, anzi otterrà l'effetto opposto: far schizzare i costi alle stelle e spalancare di nuovo le porte al business dei medici gettonisti che, peraltro, costano più di un professionista assunto dall’Asl», scrive il Pd in una nota nella quale annuncia di aver presentato un’interrogazione.

I consiglieri regionali Daniele Valle, Simona Paonessa e Domenico Rossi sottolineano inoltre che «giungono segnalazioni di esternalizzazioni, addirittura per i prelievi domiciliari in alcune zone del Piemonte, a fronte del grande numero di Case di Comunità che dovrebbero, giustamente, avere anche questa finalità».

Prospettiva commissariamento

Per il Pd «un possibile blocco delle assunzioni rappresenterebbe la resa definitiva del nostro sistema sanitario e sarebbe un enorme regalo alla sanità privata. Per questo – aggiungono – vigileremo con la massima attenzione, perché la sanità pubblica si difende investendo su chi ci lavora ogni giorno, spesso sotto pressione o a rischio burnout, non regalando risorse alle cooperative e rischiando di lasciare scoperti i servizi».

Nel frattempo, mentre si attende l’esito delle verifiche sull’impiego di denaro e personale, nel tentativo di capire perché all’aumento di entrambi non abbia corrisposto un miglioramento dei servizi ai cittadini, la schermaglia politica trova terreno fertile nel rapporto sempre più teso tra non pochi vertici delle Asl e la Regione dopo la lettera partita dal grattacielo. Per cercare di evitare che nei prossimi mesi ne partano altre assai più dure dal ministero.

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