Siccità e incendi, scatta l'emergenza in Piemonte
15:57 Lunedì 03 Agosto 2026L'atto della giunta Cirio, applicando per la prima volta la legge approvata a giugno. Oltre 70 Comuni sono riforniti con le autobotti, mentre il Po e il Tanaro toccano livelli mai così bassi. E la montagna brucia. La Regione accelera così gli interventi straordinari
La crisi idrica non è più soltanto un campanello d’allarme. Con fiumi ai minimi storici, oltre settanta Comuni riforniti dalle autobotti e decine di incendi boschivi ancora attivi, il Piemonte passa dalle allerte agli atti: la giunta guidata da Alberto Cirio ha dichiarato lo stato di emergenza di rilievo regionale per siccità e incendi, inaugurando la prima applicazione della legge approvata lo scorso giugno che recepisce il nuovo Codice nazionale della Protezione civile.
Il provvedimento consente alla Regione di attivare immediatamente gli strumenti straordinari di intervento, senza attendere la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, accelerando il coordinamento della macchina di Protezione civile e lo stanziamento delle risorse necessarie per affrontare una crisi che ormai coinvolge gran parte del territorio piemontese.
La prima prova della nuova legge
È il battesimo operativo della normativa regionale approvata poche settimane fa. Grazie alle nuove disposizioni, la Regione può dichiarare autonomamente lo stato di emergenza quando gli eventi, per intensità o diffusione, non sono più gestibili con gli strumenti ordinari.
«È la dimostrazione concreta di quanto fosse importante dotare il Piemonte di uno strumento che consenta di intervenire immediatamente nelle situazioni di emergenza», sottolinea il presidente Alberto Cirio. «Fino a poco tempo fa una situazione come questa avrebbe richiesto tempi più lunghi e procedure più complesse. Oggi possiamo attivare subito il coordinamento regionale, predisporre gli interventi necessari e sostenere i territori nel momento in cui ne hanno bisogno».
Il governatore rivendica anche il valore istituzionale della riforma: «L’autonomia non è un principio astratto. Significa mettere le istituzioni nelle condizioni di decidere più rapidamente e di dare risposte più efficaci ai cittadini». La dichiarazione costituisce il presupposto amministrativo per emanare ordinanze del presidente della Regione, attivare le misure straordinarie di Protezione civile e utilizzare le risorse disponibili per sostenere i territori più colpiti.
I numeri della grande sete
La decisione arriva dopo settimane di progressivo aggravamento della situazione fotografata dai bollettini di Arpa Piemonte. Lo scenario richiama sempre più da vicino quello della drammatica estate del 2022.
Luglio si è chiuso con precipitazioni inferiori del 57% rispetto alla media climatica, mentre le ripetute ondate di calore hanno prosciugato corsi d'acqua e riserve idriche. I dati dei principali fiumi sono impressionanti: Po: portata a Isola Sant'Antonio inferiore dell’82,5% rispetto alla media storica. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici ha elevato a “alta” la severità per l’intero bacino padano.
Tanaro: il caso più critico, con una riduzione del 97,5% della portata a Montecastello, ormai ridotto a un rigagnolo. Sesia: -66,95%. Toce: -46,02%.
Anche la mappa del deficit idrico evidenzia una situazione ormai diffusa. Il Novarese e il Vercellese registrano una criticità moderata, mentre il deficit è già classificato come elevato nel Canavese, nel basso Torinese, nel Cuneese e nell'Alessandrino.
L’emergenza è ormai tangibile anche per i cittadini: oltre 70 Comuni vengono riforniti mediante autobotti e si moltiplicano ordinanze e appelli per limitare gli usi non essenziali dell’acqua potabile. Le previsioni meteorologiche, inoltre, non offrono particolari spiragli. Gli esperti indicano un ulteriore peggioramento nelle prossime settimane, in linea con la grave siccità che sta interessando gran parte del Nord Italia e di numerose aree europee.
Le montagne continuano a bruciare
Alla sete si somma il fronte degli incendi boschivi, alimentati dal caldo estremo e dalla vegetazione ormai completamente disseccata. Il quadro più delicato resta nel Verbano-Cusio-Ossola, dove sono ancora numerosi i roghi attivi. Il fronte più esteso interessa la Valle Cannobina, dove le fiamme hanno già divorato una quarantina di ettari di bosco. Incendi si sono verificati anche a Crevoladossola, Formazza-Foppiano, Calasca Castiglione, Cossogno-Pogallo in Val Grande, Cavaglio Spoccia e Bannio Anzino. In Valsesia, dove l’emergenza è iniziata il 28 giugno, la situazione è in larga parte sotto controllo, anche se si registra una ripresa dell'incendio nella frazione Valbella di Cravagliana. Restano monitorati anche i focolai di Rima, Boccioleto, Cervatto e Fobello.
Non meno impegnativa la situazione nel Cuneese, in alta valle Gesso. Dopo un primo rogo sviluppatosi sopra Valdieri, probabilmente innescato da un fulmine, le fiamme si sono riaccese sopra Entracque, nell’area del Monte Piastra, e continuano a interessare zone particolarmente difficili da raggiungere, nei pressi del santuario della Madonna del Colletto.
Canadair, superelicotteri e volontari
Per contenere gli incendi è stato mobilitato un imponente dispositivo di soccorso. Operano Canadair, elicotteri regionali e, in Valsesia, anche il superelicottero dei vigili del fuoco, capace di trasportare grandi quantità d'acqua a ogni lancio.
Accanto ai vigili del fuoco sono impegnati i volontari antincendi boschivi dell’Aib Piemonte. Il corpo è intervenuto su 123 emergenze dalla fine di giugno, a testimonianza di un’estate che si sta rivelando tra le più difficili degli ultimi anni.
L’accoppiata tra siccità estrema e incendi diffusi rende evidente come la dichiarazione dello stato di emergenza non rappresenti soltanto un atto amministrativo, ma il riconoscimento di una crisi climatica che sta mettendo sotto pressione risorse idriche, agricoltura, ambiente e sistema di protezione civile dell’intera regione.


