Vannacci vuole conquistare Novara. Partito spaccato, Pozzolo nel mirino
Davide Depascale 17:18 Lunedì 03 Agosto 2026A Palazzo Cabrino si ripresenta il dilemma di Futuro Nazionale: molti militanti vorrebbero l'alleanza con il centrodestra, il generale preferisce la corsa in solitaria. Gigantino si scalda e Ragno prepara la corsa in Parlamento. Sotto accusa le scelte dell'onorevole pistola
Le tensioni che attraversano Futuro Nazionale non sono un fenomeno isolato, ma il riflesso di una partita politica che si sta giocando su scala nazionale. Tra ambizioni personali, strategie divergenti e lotte per la leadership territoriale, il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci mostra già profonde crepe.
E uno degli epicentri di questa resa dei conti è proprio il Piemonte, con Novara diventata il laboratorio più evidente delle contraddizioni interne al partito nato solo pochi mesi fa.
Appoggio ritirato
A Palazzo Cabrino, infatti, Futuro Nazionale ci arriva dopo l’uscita da Fratelli d’Italia dei consiglieri comunali Michele Ragno e Mauro Gigantino, ai quali si è aggiunto Maurizio Nieli, dando vita al nuovo gruppo consiliare. La nascita del progetto era stata accompagnata da rassicurazioni precise: nessuna intenzione di mettere in discussione la maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Alessandro Canelli. L’obiettivo dichiarato era quello di rappresentare una nuova sensibilità politica all’interno della coalizione, senza tuttavia alterarne gli equilibri.
Una promessa destinata però a durare poco. Complici i rapporti sempre più difficili con il vicesindaco Ivan De Grandis, i tre consiglieri hanno progressivamente cambiato linea fino a formalizzare il passaggio all'opposizione. Una scelta che ha spiazzato una parte consistente della base, composta da militanti che avevano aderito a Futuro Nazionale proprio nella convinzione che il movimento rappresentasse un'evoluzione del centrodestra e non un suo antagonista.
Tra gli attivisti della prima ora il malcontento è cresciuto rapidamente. Molti continuano a ritenere che rompere con l’amministrazione Canelli significhi tradire l'impostazione originaria del progetto politico, trasformando Futuro Nazionale in un soggetto alternativo anziché complementare alla coalizione.
La svolta del Generale
A cambiare definitivamente gli equilibri è stata la visita di Roberto Vannacci a Novara, lo scorso 12 maggio. Nel corso dell’incontro pubblico, il generale ha ufficializzato l’ingresso di Ragno, Gigantino e Nieli nel movimento. Ma è stata soprattutto un'altra affermazione ad avere un forte impatto politico: l’annuncio dell’intenzione di presentare un candidato sindaco autonomo alle elezioni comunali del 2027. Una dichiarazione che, di fatto, ha sancito la rottura con il centrodestra cittadino.
Una scelta che riproduce, in scala locale, il grande interrogativo che accompagna la crescita di Futuro Nazionale anche sul piano nazionale. Il movimento dovrà decidere se entrare stabilmente nella coalizione di centrodestra, intercettandone il tradizionale bacino elettorale, oppure correre in autonomia, cercando consenso nell'astensionismo e tra gli elettori delusi dagli altri partiti. Due strategie profondamente diverse e difficilmente conciliabili.
Le ambizioni di Gigantino e Ragno
Nel nuovo scenario novarese iniziano già a delinearsi anche le ambizioni personali. Per la corsa a sindaco il nome più accreditato è quello di Mauro Gigantino, tenente colonnello medico dell’Esercito e di conseguenza collega dello stesso Vannacci. Un legame professionale che potrebbe trasformarsi in un canale privilegiato con il leader del movimento.
Più orientato verso Roma appare invece Michele Ragno. Con un passato nell’Aeronautica Militare e una lunga esperienza politica cittadina, Ragno rappresenta una delle figure storiche della destra novarese. Dopo gli esordi in Forza Italia, il passaggio in Alleanza Nazionale — della quale è stato capogruppo in Consiglio comunale — e successivamente in Fratelli d’Italia, oggi vede in Futuro Nazionale l’occasione per tentare finalmente il salto in Parlamento.
Un obiettivo che inevitabilmente finisce per sovrapporsi al percorso del deputato vercellese Emanuele Pozzolo, anche lui fuoriuscito da FdI e tra i primissimi ad aderire al progetto vannacciano e ricompensato con l'incarico di coordinatore regionale.
Il fronte anti-Pozzolo
È proprio attorno alla figura di Pozzolo che si concentra una delle principali linee di frattura interne. Ragno e Gigantino possono contare su un elemento che ritengono strategico: il comune background militare con Vannacci, sul quale puntano per costruire un rapporto diretto con il generale, ridimensionando il ruolo del coordinatore piemontese.
Una dinamica alimentata anche dalle critiche che da tempo circolano nella base del movimento. A Pozzolo viene contestata una presenza limitata sul territorio, dovuta ai frequenti impegni parlamentari a Roma, ma anche una gestione del partito ritenuta poco inclusiva nei confronti degli attivisti della prima ora, quelli che avevano costruito in Piemonte i primi nuclei del Movimento Mondo al Contrario.
A questo si aggiunge il peso politico di vicende personali che hanno inevitabilmente segnato la sua immagine pubblica, dallo sparo di Capodanno che ha portato alla sua espulsione da FdI fino al ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza, avvenuto poche settimane fa.
In questo contesto Ragno e Gigantino cercano di accreditarsi come i veri artefici della crescita di Futuro Nazionale nel Novarese, dove il movimento ha registrato un consistente aumento delle adesioni. Un risultato che i due rivendicano come prova della propria capacità organizzativa e come argomento per chiedere un maggiore peso politico negli equilibri regionali e nazionali.
L’obiettivo finale sarebbe così quello di contendere a Pozzolo la leadership piemontese del movimento, sfruttando il consenso costruito sul territorio e il rapporto privilegiato con Vannacci.
Il quadro nazionale
Le tensioni piemontesi rappresentano soltanto una parte di un fenomeno più ampio. Dalla definizione della linea politica ai rapporti con il centrodestra, fino alla distribuzione degli incarichi e alla selezione della futura classe dirigente, Futuro Nazionale appare attraversato da numerose correnti e rivalità personali. Dinamiche che si registrano in diverse regioni e che rischiano di accompagnare il movimento proprio nella fase in cui è chiamato a trasformarsi da progetto politico personale del generale Vannacci a partito strutturato.
Novara, oggi, sembra anticipare le sfide che attendono Futuro Nazionale nel resto d’Italia: il difficile equilibrio tra fedeltà al leader, competizione interna e scelta della collocazione politica definitiva. Una partita che, oltre alle ambizioni dei singoli dirigenti, determinerà anche il futuro dell’intero movimento, che a meno di un anno dalle Politiche dovrà presto decidere che partita giocare.


