SANITÀ

Fino a 72 ore su una barella in attesa del ricovero

In Piemonte il boarding costringe i pazienti ad aspettare anche tre giorni prima di trovare un letto. Con il caldo gli accessi aumentano fino al 15%, mentre ferie e accorpamenti riducono personale e posti disponibili. Nella regione mancano circa 6mila infermieri

Fino a tre giorni su una barella del Pronto soccorso aspettando che si liberi un posto in reparto. È la fotografia più brutale dell’agosto negli ospedali piemontesi, dove all’aumento degli accessi provocato dal caldo si sommano la riduzione estiva dei posti letto e organici che le ferie rendono ancora più esigui. Una situazione destinata a peggiorare proprio nelle settimane più difficili dell’anno, perché dietro l’affanno stagionale c’è un problema che stagionale non è affatto: in Piemonte, secondo Nursing Up, mancano ormai circa 6mila infermieri.

Con i piani ferie la presenza del personale nei turni si riduce di un ulteriore 25-30%. Gli accessi ai Pronto soccorso, invece, viaggiano nella direzione opposta e aumentano tra il 10 e il 15%, soprattutto per anziani, fragili e malati cronici messi a dura prova dalle ondate di calore. Meno infermieri, dunque, mentre aumentano i pazienti. E meno letti disponibili nei reparti dove quei pazienti dovrebbero essere ricoverati.

È questa combinazione a far esplodere il boarding, trasformando i Pronto soccorso in reparti di degenza improvvisati. Un’emergenza particolarmente acuta in Piemonte, ma che attraversa l’intera sanità italiana e che ad agosto presenta il conto di carenze accumulate durante tutto l’anno.

Criticità piemontese

«La situazione nei Pronto soccorso e nei reparti ospedalieri del Piemonte è attualmente molto critica», avverte Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta. A pesare è innanzitutto quella carenza strutturale di infermieri che il sindacato stima ormai «attorno alle 6.000 unità».

Una voragine che non nasce certo con l’estate, ma che l’estate rende assai più difficile da gestire. Perché le ferie sono, come ricorda lo stesso Delli Carri, «un diritto costituzionale e irrinunciabile per i lavoratori», mentre ospedali e Pronto soccorso, ovviamente, non possono chiudere per ferie.

Quando scattano i piani estivi, la forza lavoro infermieristica effettivamente presente nei turni si riduce mediamente del 25-30%. E a quel punto le aziende sanitarie devono far quadrare conti che non tornano: prestazioni aggiuntive, straordinari, doppi turni e riposi saltati diventano gli strumenti con cui si cerca di tenere aperti i servizi. Il personale che resta finisce così per sostenere un carico ancora maggiore proprio mentre aumenta la pressione dei pazienti.

Pronto soccorso trasformati in reparti

Il collo di bottiglia è all’ingresso dell’ospedale, ma soprattutto all’uscita dal Pronto soccorso. Nursing Up stima che in Piemonte gli accessi aumentino in questo periodo tra il 10 e il 15%, in larga parte per effetto delle ondate di calore che aggravano le patologie della popolazione anziana e fragile.

Contemporaneamente, però, nei reparti di degenza ordinaria scattano i consueti accorpamenti estivi e si riducono i posti letto. Il paziente viene visitato, curato e destinato al ricovero, ma non c’è un letto dove trasferirlo.

Ed è qui che il boarding, fenomeno ormai cronico dell’emergenza-urgenza, assume dimensioni ancora più pesanti. Secondo Delli Carri, i pazienti possono rimanere sulle barelle del Pronto soccorso anche «48-72 ore in attesa di un ricovero». Due o tre giorni durante i quali le strutture dell’emergenza finiscono per svolgere anche il lavoro dei reparti. «Si trasformano di fatto in reparti di medicina», denuncia il segretario di Nursing Up, gestiti dagli stessi infermieri che devono contemporaneamente continuare a occuparsi dei nuovi accessi.

Agosto scopre le crepe

Se il Piemonte offre una fotografia particolarmente nitida della crisi, basta allargare l’obiettivo per accorgersi che il problema riguarda l’intero Paese. Secondo Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, nei mesi più caldi gli accessi ai Pronto soccorso italiani aumentano «di almeno il 15%», soprattutto per malati cronici e anziani. A incidere non sono soltanto le alte temperature: molti anziani rimangono soli nelle città durante le vacanze, senza il consueto sostegno dei familiari, e l’ospedale diventa inevitabilmente il punto di riferimento quando le condizioni di salute peggiorano.

Mentre gli ingressi crescono, il personale disponibile diminuisce mediamente fino al 20% per effetto delle ferie. Ma anche in questo caso sarebbe sbagliato attribuire ad agosto ciò che agosto si limita a rendere più evidente. La carenza di medici nei Pronto soccorso italiani è strutturale e ha ormai raggiunto proporzioni enormi. Secondo Di Silverio, nel 70% delle strutture manca una quota significativa di professionisti, con scoperture comprese tra il 25 e addirittura il 70% dell’organico previsto.

Quasi 7mila medici mancanti

A dare la misura della voragine sono i dati aggiornati al 2026 della Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza. Secondo la Simeu, nel corso dell’anno mancano complessivamente circa 5mila medici dell’emergenza-urgenza. Con l’estate il deficit sale a circa 6mila e nel picco di agosto arriva a sfiorare quota 7mila. Il massimo della carenza, dunque, coincide con uno dei momenti di maggiore pressione sul sistema, quando agli effetti delle ondate di calore si aggiunge, soprattutto nelle località turistiche, l’aumento della popolazione presente sul territorio.

«Solo il 31% delle strutture dispone di un organico adeguato», spiega Alessandro Riccardi, presidente della Simeu. Nella grande maggioranza dei Pronto soccorso italiani, invece, le carenze oscillano tra il 25 e il 70% dei medici previsti. Poi arrivano le ferie e quella coperta già troppo corta diventa impossibile da tirare da tutte le parti.

Tornano gettonisti e pensionati

La soluzione è quella utilizzata ormai da anni per tappare i buchi: cercare personale fuori dagli organici. «C’è un maggior ricorso all’utilizzo del personale esterno, pensionati e gettonisti, per coprire i turni», spiega Di Silverio. Una toppa che consente di evitare che le caselle dei turni rimangano completamente vuote, ma che non risolve il problema strutturale e, anzi, può complicare ulteriormente la programmazione estiva.

Le difficoltà maggiori, osserva infatti Riccardi, si registrano proprio nelle strutture che dipendono maggiormente dai liberi professionisti e dai gettonisti. Questi medici non sono sottoposti agli stessi vincoli organizzativi del personale dipendente e non rientrano nei piani ferie concordati, rendendo più difficile programmare le presenze nei mesi estivi. E mentre si cerca personale all’esterno, a quello interno viene spesso chiesto un sacrificio ulteriore.

Le ferie che restano nel cassetto

Per i medici dipendenti agosto significa anche ferie rinviate o semplicemente non godute. Secondo Di Silverio, quelle maturate «quasi mai vengono completamente fruite»: mediamente la quota effettivamente utilizzata si aggira intorno al 60%.

Lo stesso meccanismo investe gli infermieri. In Piemonte Delli Carri denuncia il ricorso a prestazioni aggiuntive, straordinari e frequenti salti dei turni di riposo per compensare la riduzione del personale presente. Si arriva così al paradosso di un sistema che per garantire il diritto alle ferie di una parte dei lavoratori deve comprimere riposi e aumentare il carico di chi rimane. Non perché le ferie siano troppe, ma perché sono troppo pochi coloro che devono spartirsi i turni.

Un’emergenza lunga dodici mesi

Il problema, allora, non è come superare agosto. È capire che cosa succederà a settembre, ottobre e nei mesi successivi, quando i colleghi torneranno dalle ferie ma negli organici continueranno a mancare migliaia di professionisti.

La Simeu chiede una svolta capace di rendere nuovamente attrattiva l’emergenza-urgenza. «È urgente tutelare i professionisti», sostiene Riccardi, anche per richiamare nella sanità pubblica quanti negli ultimi anni l’hanno abbandonata scegliendo la libera professione. Perché il meccanismo rischia ormai di autoalimentarsi: organici ridotti significano turni più pesanti; turni più pesanti rendono meno attrattivo il lavoro nei Pronto soccorso; meno medici scelgono l’emergenza-urgenza e altri lasciano il pubblico; aumentano le scoperture e quindi il ricorso ai gettonisti.

In Piemonte la spia rossa sono quei 6mila infermieri che, secondo Nursing Up, mancano all’appello. In Italia sono i circa 5mila medici dell’emergenza-urgenza che diventano quasi 7mila nel momento peggiore dell’estate. Nel mezzo ci sono quelli che restano e devono moltiplicare turni e straordinari. E soprattutto ci sono i pazienti: quelli che entrano in Pronto soccorso per essere curati e possono trascorrere fino a tre giorni su una barella aspettando che, da qualche parte nell’ospedale, si liberi finalmente un letto.

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