SACRO & PROFANO

Repole fa carriera con Marx: chiamato a quadrare i conti in Vaticano

L'arcivescovo di Torino entra nel Consiglio per l'Economia della Santa Sede guidato dal potente cardinale tedesco. Altro tassello nella rapida ascesa romana: prima la porpora, poi la presidenza dei vescovi piemontesi e ora l'obiettivo è succedere a Zuppi

Alla fine Roberto Repole è finito con Marx. Non Karl, ché per un cardinale sarebbe quantomeno materia da Sant’Uffizio, ma Reinhard, il porporato tedesco che continuerà a guidare il Consiglio per l’Economia della Santa Sede nel quale il Papa ha appena fatto entrare l’arcivescovo di Torino. Dalla teologia alla partita doppia, passando per una carriera ecclesiastica che negli ultimi due anni ha preso la velocità di un Frecciarossa.

Cardinale, presidente dei vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, regista del dopo-Sinodo italiano, suggeritore delle linee per la Cei , membro della Segreteria del Sinodo dei Vescovi, del Dicastero per la Dottrina della Fede e del Dicastero per la Cause dei santi. E adesso pure custode dei conti vaticani. Presi uno alla volta sono incarichi. Messi in fila cominciano ad assomigliare parecchio a una traiettoria. E quella traiettoria, neppure troppo sottotraccia, porta verso la poltrona di Matteo Zuppi.

Quattro porporati per i conti vaticani

Il rinnovamento del Consiglio per l’Economia porta dentro quattro nuovi cardinali. Oltre a Repole entrano Grzegorz Ryś, Ladislav Nemet e Jean-Paul Vesco, rafforzando la componente ecclesiastica dell’organismo che si occupa della supervisione delle attività economiche e finanziarie della Santa Sede.

Non si tratta però di un semplice rimpasto di tonache. Il disegno è quello di mettere attorno allo stesso tavolo porporati, manager e professionisti abituati a maneggiare bilanci, aziende, investimenti e finanza internazionale. Insomma, fede e finanza, pastorale e conti, con la consapevolezza che anche Oltretevere lo Spirito soffia dove vuole, ma i bilanci devono comunque tornare.

Restano nel Consiglio Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di São Paulo, Gérald Cyprien Lacroix, Joseph William Tobin, Leslie Jane Ferrar, Alberto Minali e Brian Edwin Ferme. Una robusta quota di continuità dentro un organismo che viene però innervato di nuove competenze.

Un Marx al comando

A tenere le redini sarà ancora Reinhard Marx. Il cardinale tedesco viene confermato coordinatore del Consiglio, assicurando continuità alla guida mentre entrano nuovi componenti.

E così Repole, teologo cresciuto studiando ben altri testi, si ritrova all’Economia con Marx. Il gioco di parole è fin troppo facile, ma la sostanza è assai più interessante: l’arcivescovo di Torino entra in uno degli snodi in cui la Chiesa incontra quella materialissima realtà fatta di patrimoni, investimenti, gestione e sostenibilità dei conti. Non esattamente un terreno secondario per una Santa Sede che negli ultimi anni ha dovuto mettere parecchie volte mano alla propria macchina finanziaria.

Particolarmente significativo è l'ingresso di due donne entrambe under 40. La prima è la principessa Gisela del Liechtenstein, nata a Feldkirch, in Austria, il 26 giugno 1990. Laureata in ingegneria ambientale all’Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo, è amministratrice delegata di Industrie und Finanzkontor Etablissement. Una formazione tecnica e un ruolo di vertice nel mondo economico-finanziario che portano nel Consiglio una competenza decisamente distante dal tradizionale cursus ecclesiastico. L’altra è Elena Wettstein Principato, nata a Roma nel 1987, laureata in Economia all’Università Roma Tre e responsabile della gestione delle vendite di Europe International di Ubs Group.

Da Axa alla Santa Sede

Non sono però soltanto i giovani a portare esperienza al nuovo Consiglio. Denis Duverne, nato a Lione il 31 ottobre 1953, ha alle spalle una lunga carriera nel settore finanziario e assicurativo. Dal 2016 opera per Axa e dall’anno successivo ricopre anche la presidenza del Consiglio di sorveglianza della Fondation pour la Recherche Médicale. Un curriculum che porta dentro l’organismo vaticano decenni di esperienza ai vertici della finanza. Completa il gruppo Paolo Nusiner, nato a Bergamo il 13 giugno 1963, laureato in Economia e Commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha lavorato con incarichi di responsabilità in diversi comparti industriali e in società multinazionali, accumulando poi esperienze nell’editoria cattolica, nell’università e nella sanità. Dal giugno 2015 è direttore generale della Direzione per gli Affari Generali del Dicastero per la Comunicazione.

Il risultato è un Consiglio costruito incrociando gerarchie ecclesiastiche e competenze professionali: cardinali da una parte, finanza e management dall’altra. Con Marx a fare da cerniera e, da oggi, Repole seduto al tavolo.

La scalata del cardinale torinese

Ed è qui che la vicenda diventa interessante soprattutto vista da Torino. Perché quella al Consiglio per l’Economia non è la prima promozione di Repole e difficilmente verrà letta come una nomina isolata. Papa Francesco lo nominò arcivescovo di Torino e vescovo di Susa il 19 febbraio 2022. L’ordinazione episcopale arrivò il 7 maggio dello stesso anno. Poco più di due anni dopo, nel concistoro del 7 dicembre 2024, sempre Francesco lo creò cardinale.

Una carriera ecclesiastica accelerata, soprattutto per un uomo che prima della nomina episcopale era conosciuto molto più come teologo che come navigato amministratore di diocesi. Ed è proprio questo uno degli elementi che continuano a rendere Repole un personaggio particolare nel panorama della Chiesa italiana: solidissimo sul terreno dottrinale e culturale, molto meno riconducibile alla figura classica del vescovo cresciuto per decenni nella trafila di curie e diocesi. Adesso, però, alla teologia si aggiungono i conti.

Prima il Piemonte, poi Roma

Il passaggio forse politicamente – pardon, ecclesiasticamente – più significativo è arrivato il 3 marzo 2026, quando Repole è stato eletto all’unanimità presidente della Conferenza Episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta. Una promozione regionale, certo. Ma difficilmente soltanto locale. Perché quell’elezione ha consolidato la sua leadership tra i vescovi del Nord-Ovest proprio mentre il suo nome cominciava a circolare con crescente insistenza per una partita assai più importante: il futuro vertice della Conferenza Episcopale Italiana.

E prima ancora era arrivato un altro segnale. Alla fine del 2025, il presidente della Cei Matteo Zuppi aveva affidato proprio a Repole e a una commissione da lui coordinata un compito tutt’altro che ornamentale: raccogliere i frutti del Cammino Sinodale della Chiesa italiana e impostarne la recezione nazionale entro l’estate del 2026. In mano a Repole è finito uno dei dossier destinati a segnare il futuro della Chiesa italiana.

Poi all’Assemblea della Cei del 2026 è stato ancora Repole a indicare la rotta, illustrando le “quattro linee di orizzonte” destinate a orientare il lavoro dei vescovi italiani nei prossimi anni. Formalmente una relazione. Sostanzialmente, secondo molti osservatori delle cose vaticane, qualcosa che assomigliava parecchio a un programma. Perché quando a un cardinale relativamente giovane, già presidente della Conferenza episcopale regionale, già incaricato di gestire la delicata eredità del Cammino Sinodale, viene affidato anche il compito di tracciare l’orizzonte della Chiesa italiana, è difficile sostenere che si tratti soltanto di coincidenze.

Corsa alla successione di Zuppi

Sotto il faro resta naturalmente Matteo Zuppi. Il suo mandato quinquennale alla guida della Cei, iniziato nel maggio 2022, arriverà alla scadenza naturale nel maggio 2027, salvo naturalmente eventuali proroghe.

La successione non è ancora aperta formalmente e sarebbe prematuro considerarla già decisa. La procedura, inoltre, lascia l’ultima parola al Pontefice: secondo la tradizione italiana, l’assemblea dei vescovi vota una terna di nomi, all’interno della quale sarà poi il Papa a scegliere il presidente. Ma la corsa sotterranea è già iniziata e Repole viene considerato uno dei candidati principali, se non quello che oggi parte in pole position. Gli indizi, ormai, formano una sequenza difficile da ignorare. E adesso ha pure imparato che in Vaticano, quando si parla di Economia, Marx non è stato affatto sconfitto dalla storia. Anzi.

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