Direttori Asl con licenza di perculare. Riboldi difende Leli: "L'ironia fa bene"
Stefano Rizzi 14:24 Mercoledì 12 Agosto 2026L'assessore di FdI (uno che notoriamente non si lamenta) sdogana la battuta sulla botta di caldo indirizzata a Valle (Pd). Fiducia nel manager con la vena sarcastica. Intanto sui dati del Regina Margherita-Sant'Anna "il sindaco della sanità" non risponde
Bene, anzi male: da oggi in Piemonte qualunque dirigente (ma, a questo punto, ogni dipendente, a qualsiasi livello del sistema sanitario) è legittimato a perculare chiunque, a partire da chi rappresenta le istituzioni, ancor prima che i partiti.
Non ci si dovrà stupire davanti ad atti ufficiali la cui chiosa sarà affidata a battute sarcastiche – dagli effetti del tempo a, magari, un litigio con il coniuge o alle traversie della squadra del cuore, e chi più ne ha più ne metta – perché, come sostiene l’assessore meloniano Federico Riboldi, “un po’ di ironia non guasterebbe”.
Affermazione che, provenendo da chi non è proprio il tipo da reagire con un sorriso e un’alzata di spalle di fronte all’ironia quando arriva attraverso i canali che le sono propri, e non certo da figure che devono usare altro linguaggio e altra postura rispetto – per esempio – ai giornali, già preannuncia la giravolta del soi-disant “capo politico della sanità piemontese” (tanto per stare sull’ironia) al fine di difendere Adriano Leli, il malaccorto direttore generale dell’azienda ospedaliera Regina Margherita-Sant’Anna.
Grammatica istituzionale
Com’è noto – essendo la vicenda da un paio di giorni al centro del dibattito politico e non solo – Leli, nella risposta ufficiale, su tanto di carta intestata dell’azienda, al vicepresidente della commissione Sanità Daniele Valle del Pd (che in realtà aveva rivolto le sue obiezioni alla giunta e all’assessore), dopo aver contestato le cifre del consigliere regionale, aveva concluso così: “Molti errori di valutazione, tuttavia, potrebbero essere imputati a questa eccezionale torrida estate”. Insomma, Valle potrebbe aver preso un colpo di caldo.
Da strabuzzare gli occhi, rileggendo un atto ufficiale di un alto dirigente pubblico. Non per il soi-disant “capo politico della sanità piemontese” e autodefinitosi “sindaco della sanità” (tanto per restare nell’ironia, seppur involontaria), il fratello d’Italia Riboldi, tanto autoironico da chiedere l’intervento di un ministro del suo partito per cercare di contenere quei malandrini dello Spiffero, con i loro titoli e quelle foto irridenti. Per lui si è finiti per “trasformare una frase ironica in un caso politico”. Insomma, tutto normale, perché “Leli è un servitore delle istituzioni e ogni giorno mette competenza e serietà al servizio della sanità piemontese”.
“Nessun bavaglio”
“Non mi permetterei – aggiunge Riboldi – di mettere il bavaglio a un dirigente pubblico, né tantomeno quando riporta dati e fatti verificati”. Ora, non si capisce se, oltre ai numeri, che il Pd continua a contestare, Riboldi abbia verificato anche l’effetto del cambiamento climatico sul consigliere dem, a sostegno del quale – ma soprattutto a difesa del rapporto tra istituzioni – sono scesi in campo i capigruppo di minoranza con dichiarazioni durissime nei confronti del direttore del Regina Margherita-Sant’Anna.
Peraltro, Leli non è nuovo a singolari “sconfinamenti” dal suo ruolo istituzionale: quando era ancora alla guida di Azienda Zero, in una teleconferenza con i dipendenti si dilungò sulla necessità di non dare peso a quello che scriveva lo Spiffero, mentre a pesare erano i ritardi e gli intoppi che si susseguivano sotto la sua non rimpianta gestione.
Ironia a fasi alterne
“Davvero non credo che una battuta, peraltro assolutamente marginale rispetto al contenuto del comunicato, meriti una simile levata di scudi”, ribadisce l’assessore, evitando di valutare quella “battuta” come ben più di una sgrammaticatura istituzionale: il superamento di confini che ogni dirigente, funzionario e altra figura della pubblica amministrazione deve rispettare.
Evidentemente non nella sanità piemontese, che al suo vertice politico pare viaggiare a velocità diverse e in direzioni opposte a seconda di quale sia il bersaglio dell’ironia e, soprattutto, del ruolo di chi la esercita.
Numeri e battute
Tutto questo, peraltro, sarebbe stato facilmente evitabile: sarebbe bastato che a rispondere a Valle ci avesse pensato proprio Riboldi – notoriamente non restio a replicare e a contestare dati e affermazioni – il quale, lui sì e a pieno diritto, avrebbe potuto dire che, a suo avviso, il consigliere dem aveva preso una botta di caldo.
Invece, anche dopo due giorni, si limita a mettere il sigillo su quanto scritto dal direttore dell’azienda ospedaliera che, peraltro, come osserva Valle, non ha alcuna competenza sulla progettazione del Parco della Salute e su altre questioni sollevate. Non solo: “Sulla necessità di ulteriore personale amministrativo Leli parla per Livio Tranchida (il direttore della Città della Salute) e smentisce Giovanni La Valle, Giovanni Messori Ioli e pure se stesso – annota il vicepresidente della commissione Sanità –. Sono stati proprio Messori Ioli e La Valle (ex direttore della Città della Salute, ndr) a indicare un fabbisogno tra le 150 e le 250 unità per l’Oirm e la disponibilità di corso Bramante a cederne solo 10. Leli – chiede Valle – si sta impegnando anche a nome di Tranchida?”.
Una delle tante domande cui facilmente, a breve, se ne aggiungeranno altre. E chissà se a rispondere sarà ancora il direttore, la cui ironia non dispiace affatto all’assessore. Con un viatico così, saranno da leggere con maggiore curiosità i burocraticamente piatti documenti delle aziende sanitarie. In cauda venenum.


