ECONOMIA DOMESTICA

Torino vola verso Milano: Caselle pronto alle nozze con Sea

Malpensa, Linate e lo scalo piemontese verso un unico grande polo del Nord Ovest. F2i controlla Sagat ed è già azionista della società che gestisce i due hub lombardi. Sala apre all’operazione ma blinda gli attuali equilibri proprietari; Lo Russo chiede garanzie per Torino

Un matrimonio aeroportuale capace di mettere sotto lo stesso tetto Malpensa, Linate e Caselle, facendo nascere un sistema del Nord Ovest da oltre 47 milioni di passeggeri l’anno. Per ora non ci sono firme né partecipazioni già trasferite, ma qualcosa di più concreto di una suggestione estiva: Sea, la società che gestisce i due scali milanesi, ha avviato uno studio sulla possibile integrazione di Sagat, gestore dell’aeroporto di Torino. E a settembre il dossier dovrebbe arrivare sul tavolo degli azionisti.

La partita è soprattutto finanziaria e industriale, ma inevitabilmente anche politica. Perché dietro le due società c’è lo stesso grande azionista privato, F2i, mentre davanti ci sono due città che guardano all’operazione da posizioni molto diverse: Milano è ancora proprietaria della maggioranza di Sea; Torino, invece, da Sagat è uscita e può ormai esercitare soltanto il peso politico e territoriale che deriva dall’importanza di Caselle.

Un gigante da 47 milioni di passeggeri

I numeri spiegano perché l'ipotesi abbia preso quota. Sea controlla un sistema, quello formato da Malpensa e Linate, che nel 2025 ha raggiunto il record di 42,3 milioni di passeggeri, l’8% in più rispetto all’anno precedente secondo i dati diffusi in sede di bilancio. Malpensa ne ha movimentati 31,2 milioni, Linate 11,1. Sul fronte economico i ricavi di gestione hanno raggiunto 876,8 milioni di euro, l’Ebitda 403,3 milioni e l’utile netto 190,6 milioni, contro i 170,6 milioni dell’anno precedente. Gli investimenti sono stati 152,4 milioni.

Caselle gioca naturalmente in un altro campionato, ma arriva all’appuntamento nel momento migliore della sua storia recente. Nel 2025 ha superato per la prima volta la barriera dei 5 milioni di passeggeri, attestandosi a 5.006.169, con una crescita del 6,7% sul 2024 e addirittura del 26,7% rispetto al 2019. Il gruppo Sagat ha chiuso l’esercizio con 63,5 milioni di ricavi, 11,9 milioni di Ebitda e 6,8 milioni di utile netto, quest’ultimo sostenuto anche dalla componente straordinaria di 4 milioni derivante dalla cessione della partecipazione nell’Aeroporto di Bologna.

Mettendo insieme i due sistemi si arriverebbe quindi a circa 47,3 milioni di viaggiatori e, secondo le prime elaborazioni sull’operazione, a un gruppo da oltre 940 milioni di euro di fatturato. Numeri che cambierebbero inevitabilmente peso e ambizioni dell'asse aeroportuale tra Piemonte e Lombardia.

F2i tiene già i due capi del filo

A rendere l’operazione meno complicata di quanto potrebbe apparire è soprattutto la geografia azionaria. Sea appartiene per il 54,8% al Comune di Milano, mentre il 45% è nelle mani di 2i Aeroporti, veicolo partecipato al 51% da F2i e al 49% da Asterion Industrial Partners. La stessa 2i Aeroporti controlla invece il 100% di Sagat.

Insomma, il socio privato è già seduto da entrambe le parti del tavolo. È uno degli elementi che rendono praticabile un progetto sul quale Sea ha iniziato a fare i conti e che, dopo la pausa estiva, dovrebbe essere sottoposto agli azionisti.

L’ipotesi arriva inoltre dopo il mancato decollo dell’integrazione tra Sea e Sacbo, la società che gestisce Bergamo-Orio al Serio e di cui Sea possiede una partecipazione. Tramontata, almeno finora, quella strada, lo sguardo si è spostato verso ovest. E lì F2i trova una società che già controlla integralmente.

Sala apre, ma mette il paletto

Da Palazzo Marino non arrivano chiusure. Anzi. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala conferma che il dossier esiste e che il Comune è interessato a valutarlo, purché vengano rispettate due condizioni tutt’altro che ornamentali: l’operazione dovrà produrre valore economico e sociale per entrambi i territori e, soprattutto, non dovrà modificare l’attuale assetto societario di Sea. Milano può discutere dell’ingresso di Caselle nel proprio sistema aeroportuale, ma non intende perdere il comando della società che gestisce Malpensa e Linate.

Ed è proprio qui che potrebbe trovarsi uno dei nodi della trattativa. L’integrazione dovrà infatti conciliare la volontà milanese di conservare l’attuale equilibrio proprietario con la necessità di trovare una sistemazione societaria per Sagat, oggi interamente nelle mani dello stesso azionista privato che già possiede il 45% di Sea.

Torino guarda dal finestrino

La posizione di Torino è più singolare. Palazzo Civico non possiede più azioni Sagat, e dunque sulla futura architettura societaria non dispone delle leve che invece ha Milano. Ma difficilmente potrebbe limitarsi al ruolo dello spettatore mentre si decide il futuro di una delle principali infrastrutture del territorio.

Stefano Lo Russo spiega di essere stato informato nelle scorse settimane proprio da Sala dell’avvio dello studio. Il sindaco attende i risultati e assicura che la Città seguirà la vicenda con grande attenzione, considerando Caselle un’infrastruttura strategica per Torino e l’intera area metropolitana. Il metro con cui Palazzo Civico giudicherà l’eventuale matrimonio è già fissato: capacità di rafforzare lo scalo, aumentarne la competitività e produrre ricadute positive sul territorio.

Il punto, del resto, è tutto qui. Entrare nella stessa galassia di Malpensa e Linate può consentire a Caselle di guadagnare massa critica, capacità di investimento e forza commerciale nei confronti delle compagnie. Ma Torino dovrà verificare che “integrazione” significhi davvero complementarità e non una progressiva specializzazione subalterna dello scalo piemontese rispetto ai due aeroporti lombardi.

Il Nord Ovest prende quota

A spingere nella stessa direzione c’è anche il nuovo Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 elaborato da Enac con il Ministero delle Infrastrutture. Il documento, presentato a maggio e pubblicato nella sua proposta aggiornata a luglio, ragiona sempre più in termini di reti territoriali e capacità complessiva del sistema, in un mercato italiano che nel 2025 ha sfiorato i 230 milioni di passeggeri e che potrebbe arrivare a circa 305 milioni nel 2035. Il Mit indica tra i fenomeni da accompagnare proprio la forte crescita degli aeroporti regionali e secondari.

In questo quadro, mettere insieme Milano e Torino non significherebbe semplicemente sommare tre piste e tre terminal. Vorrebbe dire costruire un polo capace di giocare una partita europea sul traffico passeggeri e merci, distribuendo funzioni, investimenti e collegamenti su un bacino che travalica ormai abbondantemente i confini amministrativi.

Resta da capire come verranno distribuiti pesi e benefici. Perché sulla carta l’alleanza è potente, ma i rapporti di forza sono piuttosto evidenti: da una parte Sea, con oltre 42 milioni di viaggiatori, quasi 877 milioni di ricavi di gestione e Milano saldamente al comando; dall’altra Sagat, con 5 milioni di passeggeri e Torino ormai fuori dall’azionariato.

A settembre inizierà a vedersi se si tratta davvero della nascita di un sistema aeroportuale del Nord Ovest o, più prosaicamente, dell’ingresso di Caselle nell’orbita di Malpensa e Linate. Per Torino la differenza non è esattamente un dettaglio.

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