Messina vola con Musk: quasi un miliardo di Intesa finisce in SpaceX
16:30 Lunedì 17 Agosto 2026Ora si scopre quanto vale la scommessa annunciata nel 2023: 966 milioni di dollari e 5,66 milioni di azioni. La società dei razzi è diventata la maggiore partecipazione azionaria americana della banca e pesa per un terzo dell’intero portafoglio Usa
Quando Intesa Sanpaolo annunciò di aver investito in SpaceX, il 6 ottobre 2023, disse praticamente tutto tranne la cosa che più interessava: quanto. Quasi tre anni dopo la cifra è uscita dal cono d’ombra e non è proprio moneta spicciola. Al 30 giugno scorso la banca guidata da Carlo Messina aveva in portafoglio quasi 5,66 milioni di azioni della società di Elon Musk, per un valore di 966 milioni di dollari.
Manca poco, insomma, al miliardo. Abbastanza per trasformare quella che nel 2023 era stata presentata come una scelta coerente con il piano industriale e con la spinta sull’innovazione in una delle scommesse più vistose della prima banca italiana. E soprattutto per scoprire che, almeno negli Stati Uniti, Intesa ha messo più soldi sui razzi di Musk che su qualunque altro singolo titolo azionario.
Un dollaro su tre vola nello spazio
È questo il dato che dà la misura dell’operazione. Alla fine del secondo trimestre il portafoglio azionario americano dichiarato da Intesa valeva complessivamente circa 2,92 miliardi di dollari. SpaceX, da sola, ne rappresentava all’incirca un terzo.
Non una comparsata nella new space economy, dunque, ma la maggiore singola posizione azionaria statunitense dell’istituto. Una concentrazione che diventa ancora più interessante considerando la natura dell’investimento: non una vecchia blue chip, non una banca, un colosso petrolifero o uno dei tradizionali giganti industriali americani, bensì l’azienda che Musk ha costruito attorno a razzi riutilizzabili, satelliti, Starlink e al progetto di portare un giorno uomini su Marte.
Il tutto nel portafoglio di un gruppo che affonda le sue radici nella finanza torinese e milanese e che, mentre continua a macinare utili sulla Terra, si è ritagliato una posizione tutt’altro che simbolica nella corsa commerciale allo spazio.
La scommessa del 2023
Che Intesa avesse scelto SpaceX non è una novità. Era stata la stessa banca ad annunciarlo nell’autunno del 2023. L’operazione venne ricondotta al Piano d’Impresa 2022-2025, che indicava nell’innovazione uno dei principali motori per la creazione di valore. Allora Intesa spiegò di riconoscere al settore aerospaziale “un ruolo di particolare rilievo nello sviluppo delle economie mondiali” e individuò in SpaceX un protagonista capace di mostrare “una visione d’avanguardia del prossimo futuro”.
Il comunicato ricordava le imprese della società americana: Dragon, primo veicolo commerciale a trasportare nel 2012 un carico da e verso la Stazione spaziale internazionale; il primo volo con astronauti effettuato da una compagnia privata nel 2020; Falcon 9, il razzo orbitale riutilizzabile che ha abbattuto una parte dei costi dei lanci; quindi Starship, il gigantesco sistema completamente riutilizzabile pensato anche per le future missioni verso Marte. La filosofia dell’investimento era chiara. La dimensione molto meno.
La quotazione svela le carte
A cambiare tutto è stata la quotazione di SpaceX al Nasdaq, avvenuta a giugno. Le azioni sono state collocate a 135 dollari l’una, in quella che è diventata la più grande Ipo della storia americana, portando inizialmente la valutazione della società nell’ordine di 1.750 miliardi di dollari.
Con l’ingresso sul mercato pubblico, anche le partecipazioni degli investitori istituzionali sono diventate assai più leggibili. Ed è così che nei documenti depositati negli Stati Uniti è comparsa la dimensione della posizione di Intesa: 5,66 milioni di titoli e 966 milioni di dollari al 30 giugno.
La cifra indicata nel filing, naturalmente, è il valore della partecipazione a quella data, non necessariamente la somma originariamente sborsata dalla banca nel 2023. Una distinzione tutt’altro che secondaria: ciò che oggi sappiamo con certezza è quanto valeva il pacchetto alla fine del secondo trimestre, non quanto Intesa pagò inizialmente per costruirlo.
Da Ca’ de Sass a Starbase
C’è un discreto salto geografico nella storia. Da Ca’ de Sass, cuore storico milanese di Intesa Sanpaolo, a Starbase, la città texana costruita attorno alle attività di SpaceX. Quasi un miliardo di dollari separa idealmente la solidità ottocentesca della banca dalla frontiera spaziale di Elon Musk.
E i 966 milioni dicono qualcosa in più rispetto al comunicato del 2023. Intesa non si è limitata ad appuntarsi al petto la spilletta dell’innovazione. Ha assunto un’esposizione significativa verso una società che, insieme a Starlink, ai lanci commerciali e ai programmi governativi americani, rappresenta uno dei cardini della nuova economia spaziale.
Naturalmente resta una scommessa finanziaria, con tutti i rischi del caso. SpaceX è arrivata in Borsa con valutazioni stellari e il titolo ha già mostrato quanto possa essere volatile. Ma proprio per questo il dato appena emerso acquista peso: quasi un miliardo di dollari e un terzo del portafoglio azionario americano dichiarato dalla banca sono qualcosa di più di un omaggio alla tecnologia del futuro.
Nel 2023 Intesa disse di credere nello spazio. Oggi sappiamo anche quanto vale quella convinzione: 966 milioni di dollari. E, almeno per il momento, il più grosso investimento azionario americano della banca italiana ha smesso di guardare soltanto Wall Street. Guarda molto più in alto.


