Democrazia a rischio con "opposti estremismi"
Giorgio Merlo 10:13 Mercoledì 19 Agosto 2026
Forse è arrivato il momento di dirlo con chiarezza e senza equivoci o balbettamenti. Ovvero, se prevale la deriva degli “opposti estremismi” - come abbiamo tristemente conosciuto negli anni ’70 - o degli “opposti populismi”, come viene chiamata oggi con un linguaggio più raffinato e più contemporaneo, il rischio che la democrazia entri in crisi è molto più che concreto. E questo per due ragioni di fondo.
Innanzitutto, perché la deriva degli “opposti estremismi” - come, appunto, quello che oggi si presenta concretamente con la coalizione di destra e soprattutto di sinistra - non prevede affatto un confronto costruttivo e rispettoso tra le coalizioni in competizione ma solo e soltanto due eserciti, più o meno compatti, che puntano alla reciproca distruzione. Avversario che, nel frattempo, è diventato solo e soltanto un nemico da annientare. Prima da delegittimare sotto il profilo morale e poi da distruggere sul versante politico. È appena sufficiente prendere atto concretamente delle dinamiche che disciplinano il dibattito politico contemporaneo per arrivare alla conclusione che non esiste il confronto politico ma solo la volontà, appunto, della distruzione del nemico.
Certo, sotto questo versante la ricetta della sinistra italiana è molto più attrezzata e preparata. Del resto, rientra nelle sue corde la delegittimazione persino violenta dell’avversario/ nemico. A partire dalla lunga esperienza della Democrazia Cristiana per arrivare sino ai giorni nostri. Va pur detto, per correttezza, che questa prassi ha il sopravvento quando prevalgono le componenti più radicali, più massimaliste, più estremiste e più populiste di questo campo politico. Come, purtroppo, capita oggi con la leadership politica del Pd, del partito populista dei 5 stelle, di Avs e del tradizionale sindacato rosso, la Cgil. Non è un caso, del resto, che l’approccio e la cultura di matrice riformista siano quantomai marginali in questa coalizione politica. Cioè nell’alleanza di sinistra e progressista. Specularmente, seppur con minor capacità e raffinatezza, anche nel campo del centro destra ha preso piede la teoria della delegittimazione radicale dell’avversario/nemico. Dando vita ad una situazione che cancella, quasi in modo scientifico, la cosiddetta democrazia dell’alternanza e il normale e fisiologico confronto/scontro tra le varie posizioni politiche in campo.
In secondo luogo, purtroppo, in un contesto del genere è persin ovvio dedurre che le singole coalizioni saranno dominate e caratterizzate sotto il versante politico e programmatico dalle cosiddette “estreme”. E ci sarà, come sta concretamente capitando, una rincorsa continua nei confronti di chi radicalizza sempre di più il confronto politico. E in queste condizioni politiche è altrettanto evidente che la stessa cultura di governo viene sacrificata sull’altare della radicalizzazione del conflitto politico e della polarizzazione ideologica.
Ecco perché, e soprattutto in vista delle ormai prossime elezioni politiche, va continuamente e convintamente denunciata la deriva, pericolosa e nefasta, degli “opposti estremismi”. Ben sapendo che questa prassi minaccia direttamente la democrazia, i suoi principi, i suoi valori, le sue procedure e il suo cammino. E, in ultima analisi, si tratta di una prassi che minaccia e sfregia la stessa Costituzione repubblicana.


