Ex Ilva: sindacati chiedono interessamento di Mattarella

"Ci appelliamo a Lei, Presidente, affinché' un territorio diviso e martoriato possa riprendere il proprio cammino di comunità attraverso un forte interessamento delle istituzioni a ogni livello al fine di garantire il diritto alla salute e al lavoro". E' un passo della lettera sull'ex Ilva che oggi i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb insieme alle rappresentanze sindacali unitarie di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, di Ilva in amministrazione straordinaria e dell'appalto, hanno inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che venerdì sarà a Taranto insieme alla premier Giorgia Meloni per inaugurare i Giochi del Mediterraneo con 4mila atlete e atleti e 26 Paesi di 3 Continenti partecipanti.

Auspichiamo - dicono le sigle - che questo nostro grido di allarme possa essere accolto positivamente e possa rappresentare l'occasione per un incontro con Lei, nella Sua veste di garante delle Istituzioni e rappresentante dell'unità nazionale. Come rappresentanti dei lavoratori, riteniamo fondamentale poter sottoporre direttamente alla Sua attenzione la situazione drammatica che Taranto vive ormai da anni, con migliaia di lavoratrici e lavoratori costretti a convivere con una condizione di incertezza che oggi rischia concretamente di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti. Per questo - prosegue la lettera al capo dello Stato - Le chiediamo, con rispetto e fiducia, la possibilità di essere ricevuti e ascoltati, affinché' la voce dei lavoratori possa trovare spazio nelle Istituzioni ai massimi livelli. Riteniamo indispensabile un Suo intervento, nei limiti delle prerogative costituzionali che ricopre e con l'autorevolezza della Sua funzione, per contribuire a sensibilizzare tutte le parti in campo, a partire dal Governo e da tutte le Istituzioni coinvolte, sulla necessità di affrontare con urgenza e responsabilità una vertenza che, ancora ad oggi, rimane irrisolta", dicono ancora le sigle sindacali. Che fanno altresì presente che con il recente decreto della Corte d'Appello di Milano che ordina la fermata dell'area a caldo della fabbrica entro 90 giorni, che scadono a fine ottobre, "siamo giunti ad un punto di non ritorno ed il decreto della Corte di Appello di Milano porta ad una conclusione inevitabile: chiusura dell'area a caldo entro 90 giorni a decorrere dal 27 luglio 2026, data in cui la decisione è stata notificata alla gestione commissariale. Riteniamo doveroso precisare, così come ribadito in occasione dell'ultimo sciopero del 3 agosto 2026 indetto da Fim, Fiom, Uilm ed Usb, che le nostre rivendicazioni non hanno mai messo in discussione le decisioni della Magistratura, bensì - dicono i sindacati - hanno evidenziato che tale situazione si è determinata a seguito di un vuoto della politica nel ricercare soluzioni che impedissero questa grave crisi che attraversa il nostro territorio". Per i sindacati, "è del tutto evidente che ci troviamo in una situazione straordinaria per la cui soluzione devono ricercarsi risposte altrettanto straordinarie attraverso misure idonee che garantiscano i lavoratori e assicurino il futuro della città di Taranto e il tessuto produttivo del mezzogiorno. Per tali ragioni - dicono -, abbiamo avanzato una piattaforma rivendicativa, discussa nelle assemblee con i lavoratori, che tenga insieme gli aspetti ambientali, occupazionali e produttivi attraverso un percorso che preveda un intervento pubblico a garanzia del processo di decarbonizzazione e delle bonifiche delle aree insieme a misure straordinarie per i lavoratori diretti, di Ilva in AS e appalto che scongiurino licenziamenti collettivi per oltre 20.000 addetti". 

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