L'estate sta (s)finendo
Juri Bossuto 06:00 Giovedì 20 Agosto 2026
Stiamo entrando nella terza decade di agosto. La pausa estiva, per chi ha potuto permettersela, si trova nella fase che anticipa il rientro a scuola e al lavoro. A fine mese i social si lasceranno alle spalle le immagini della spensieratezza familiare su spiagge assolate, per tornare a occuparsi (a modo loro) dei temi politici nazionali e internazionali.
È un difficile rientro alla realtà quotidiana che rinviamo volentieri di una decina di giorni, permettendo così alle nostre menti di sognare una vacanza perpetua: una fuga su un’isola caraibica o l'espatrio verso nazioni dagli stipendi più dignitosi, dove trovare lavoro sia un diritto e non una concessione regia.
Durante la stagione estiva le guerre sono proseguite, così come hanno continuato a deteriorarsi sia le vicende parlamentari nostrane che l’informazione mediatica. In questi mesi di relax la TV ha trasmesso una quantità inimmaginabile di film e repliche di reality, intervallati da serie ideate per il piccolo schermo; l’informazione è stata ridotta al minimo, passando da scarsa al vuoto assoluto.
Di tanto in tanto ci è stato ricordato chi siano i “buoni” schierati sul palcoscenico mondiale (tra cui il leader israeliano e quello ucraino) e, al contempo, ci sono stati indicati i “cattivi”, in primis il Presidente russo e il potere iraniano. Si è evitato accuratamente, però, di dare spazio ad analisi geopolitiche capaci di approfondire adeguatamente le vere cause che hanno scatenato i grandi teatri di guerra attuali.
La nostra Penisola, invece, non è stata interessata da fatti degni di attenzione mediatica, a esclusione del caldo anomalo, di cui tuttavia non sono mai state indagate a dovere le origini: le temperature sono state indiscutibilmente alte per settimane, ma, secondo i media, a causa di una serie di accadimenti naturali non dovuti all’intervento umano. Di tanto in tanto è stato dato spazio alla cosiddetta “vicenda Ranucci”, evidenziando soprattutto il suo rapporto di amicizia con il presunto mandante dell’attentato subito.
Lo stato di salute dell’informazione, durante i mesi estivi, è peggiorato ulteriormente, passando da grave a terminale. Molti editori sono espressione diretta della politica e, oltre a percepire cospicui finanziamenti pubblici, faticano a sostenere il giornalismo di inchiesta. Salvo rarissime eccezioni, le prime pagine delle testate cartacee sembrano l’una la copia dell’altra, mentre i telegiornali propongono al pubblico le stesse notizie, intervallate da analisi dei fatti del tutto intrise di propaganda: il trionfo indiscusso del cosiddetto pensiero unico.
La bufera che si è abbattuta sui programmi “non allineati” di Rai 3, ereditati dalla storica direzione di Alessandro Curzi, ha quasi azzerato il diritto dei cittadini a essere informati. L’articolo 21 della Costituzione è ormai ridotto al rango di enunciazione mai attuata, vicino a trasformarsi addirittura in carta straccia. Il potere costituito non tollera di essere monitorato o indagato dai reporter, e tantomeno ama le critiche suffragate da dati e prove concrete.
Un astio del tutto immotivato, poiché oggi (al contrario di un tempo) non esiste scandalo giornalistico che faccia traballare un ministro, un direttore generale e tantomeno un governo. Report, in tanti anni di servizio pubblico, ha denunciato ai telespettatori centinaia di vicende vergognose, a dir poco oscene per una repubblica democratica. Scandali che hanno indignato milioni di cittadini, senza però mai scalfire il quadro di comando del nostro Paese.
Quanto accaduto a Sigfrido Ranucci sembra essere la classica vendetta organizzata da coloro contro cui si sono accesi i riflettori delle sue telecamere: una ritorsione sostenuta, purtroppo, da gran parte del sistema mediatico italiano. Una campagna diffamatoria capillare, costruita con estrema dovizia, il cui risultato sarà quasi certamente la chiusura della trasmissione di inchiesta, oppure un suo addomesticamento nei confronti della classe politica e del capitalismo predatorio.
Per altri giornalisti il bavaglio ha conseguenze meno impattanti sulla propria vita privata: non viene affidato ad attentati costruiti a tavolino, ma alla rimozione da qualsiasi evento pubblico. Vengono trasformati in professionisti ignorati dai salotti televisivi, relegati in un angolo silenzioso affinché non possano nuocere troppo. In passato questo esilio è toccato al compianto Giulietto Chiesa, critico verso il ruolo dell’Occidente nella guerra jugoslava, e anche a Gianni Minà, considerato troppo vicino a Cuba e a Maradona. L’elenco dei giornalisti messi al bando purtroppo è corposo e comprende molti reporter contemporanei.
“L’estate sta finendo”, cantavano i Righeira, mentre la stretta sulla libera informazione è appena agli inizi.


