URNE VIRTUALI

La Lega sprofonda sotto il 5%, Vannacci vale quasi il doppio

Primo sondaggio dopo le ferie: il Carroccio scende al 4,8%, Futuro Nazionale vola all'8%, sorpassa Forza Italia e diventa il quarto partito. FdI perde ancora terreno. Senza l'ex generale il centrodestra precipita al 39,2%, mentre cala anche la fiducia in Meloni

Il primo sondaggio dopo la pausa estiva consegna alla politica italiana una fotografia che, soprattutto nel centrodestra, ha ben poco di balneare. Futuro Nazionale continua a crescere, supera Forza Italia e diventa il quarto partito italiano; la Lega precipita sotto il 5%; Fratelli d’Italia perde ancora terreno e, senza Roberto Vannacci, la coalizione che sostiene il Governo scivola sotto la soglia psicologica del 40 per cento.

È il quadro che emerge dalla rilevazione BiDiMedia del 26 agosto, confrontata con quella del 6 agosto. A prima vista i due grandi schieramenti restano sostanzialmente dove erano: il centrodestra allargato a Futuro Nazionale vale il 47,2%, il campo largo il 44,7%. Ma sotto questa apparente stabilità si sta consumando un terremoto nei rapporti di forza della maggioranza. E il suo epicentro, ancora una volta, porta il nome di Vannacci.

Generale dell’8%

Futuro Nazionale raggiunge infatti l’8%, guadagnando altri nove decimali in meno di tre settimane. Non è più soltanto un’incursione ai danni della Lega né un fenomeno da misurare con la curiosità riservata alle nuove formazioni: il partito dell’ex generale sorpassa Forza Italia, che si ferma al 7,3%, pur guadagnando un decimale, e diventa la quarta forza politica nazionale.

Davanti restano soltanto i tre grandi partiti. Fratelli d’Italia conserva nettamente il primato con il 25,4%, ma perde otto decimali e registra il secondo calo mensile consecutivo. Il Partito Democratico scende al 21%, quattro decimali in meno rispetto al 6 agosto. Il Movimento 5 Stelle, al contrario, recupera sei decimali e raggiunge il 12,6%.

È però più in basso che arriva il dato probabilmente più doloroso per il centrodestra. La Lega scende al 4,8%, perdendo altri quattro decimali e finendo sotto il 5. Un livello che fotografa meglio di molti congressi, vertici e dichiarazioni non solo lo spazio che Vannacci sta sottraendo soprattutto all’area politica nella quale è cresciuto, ma una crisi ormai irreversibile del Carroccio. Il confronto ormai è impietoso: Futuro Nazionale vale 3,2 punti più della Lega e sette decimali più di Forza Italia.

Il centrodestra senza Vannacci al 39,2%

È il dato sulle coalizioni, tuttavia, a rendere politicamente più pesante il sondaggio. Sommando aritmeticamente i partiti, il centrodestra con Futuro Nazionale resta al 47,2%, invariato rispetto all’inizio del mese, e conserva un vantaggio di due punti e mezzo sul campo largo, che scende leggermente al 44,7%, perdendo due decimali. Togliendo Vannacci, però, cambia tutto. Il centrodestra composto dalle attuali forze della maggioranza precipita al 39,2%, con un calo di nove decimali: la flessione più consistente registrata nella rilevazione.

In altre parole, il centrodestra apparentemente non perde consensi perché Vannacci raccoglie ciò che gli alleati di Governo lasciano per strada. Ma proprio questo rende sempre più complicato considerare Futuro Nazionale una semplice appendice della coalizione: senza il suo 8%, il blocco che oggi governa il Paese non arriva più al 40%.

Ed è qui che il sondaggio diventa anche un problema politico per Giorgia Meloni. Perché più Vannacci cresce, più diventa indispensabile per ricostruire sulla carta i numeri del centrodestra, ma contemporaneamente aumenta il suo potere contrattuale e diminuisce quello degli alleati tradizionali.

Il conto salato a Salvini

Il fenomeno riguarda tutto il centrodestra, ma a pagare il prezzo maggiore è evidentemente Matteo Salvini. Non soltanto perché la Lega è ormai distanziata di oltre tre punti dal partito dell’uomo che proprio il Carroccio aveva portato a Bruxelles, ma perché Futuro Nazionale sta occupando esattamente lo spazio politico ed elettorale sul quale il segretario leghista aveva costruito la propria leadership nazionale. Il risultato è una gerarchia completamente rovesciata: oggi, secondo BiDiMedia, Vannacci pesa quasi il doppio della Lega.

Forza Italia resiste meglio, con il suo 7,3%, e anzi guadagna un decimale, ma perde comunque il ruolo di quarta forza nazionale. Fratelli d’Italia rimane su livelli incomparabilmente superiori, tuttavia il secondo arretramento consecutivo suggerisce che neppure il partito della premier è impermeabile alla nuova concorrenza a destra.

M5s recupera, Pd e Avs arretrano

Dall’altra parte dello schieramento il quadro è assai meno movimentato. Il Pd perde quattro decimali e si attesta al 21%, mentre il Movimento 5 Stelle sale al 12,6%, guadagnandone sei. Alleanza Verdi e Sinistra resta sostanzialmente stabile al 6,5%, con un arretramento di appena un decimale.

Anche qui, dunque, si verifica un travaso interno, ma senza le dimensioni dello sconvolgimento in corso dall’altra parte. Complessivamente il campo largo vale il 44,7%, appena due decimali meno rispetto alla precedente rilevazione.

Continua invece la sofferenza dell'’rea centrista e riformista. Azione scende al 2,8%, perdendo due decimali, mentre Casa Riformista-Italia Viva cala al 2%, anch’essa con un meno 0,2. La somma indicata da BiDiMedia per Azione e Pld si ferma al 3,8%, un decimale in meno.

I piccoli partiti

Tra le formazioni minori, Sud Chiama Nord sale all’1,3%, guadagnando un decimale, mentre Noi Moderati raggiunge l’1%, anch'esso con un incremento dello 0,1. Progetto Civico Italia rimane stabile all’1%. Cresce Potere al Popolo, che con un più 0,2 raggiunge lo 0,9%. Udc e Ora! salgono entrambi allo 0,7%, guadagnando un decimale. Avanti Psi resta allo 0,6% e Rifondazione Comunista allo 0,5%.

L’affluenza stimata aumenta leggermente e viene collocata in una forchetta compresa tra il 56 e il 60%, un punto in più rispetto alla precedente rilevazione. Gli indecisi rimangono al 23%, mentre le schede bianche o nulle scendono al 2%, due decimali in meno.

Cala anche la fiducia in Meloni

Il segnale per Palazzo Chigi non arriva soltanto dalle intenzioni di voto. Per il secondo sondaggio consecutivo diminuisce anche la fiducia personale in Giorgia Meloni. Il 34% degli intervistati dichiara di avere molta o abbastanza fiducia nella premier, un punto in meno rispetto al 6 agosto: il 16% ne ha molta, il 18% abbastanza. Dall’altra parte, il 40% dichiara di non averne nessuna.

Tra gli elettori del centrodestra il gradimento rimane altissimo, al 93%, pur perdendo un punto. Il dato più interessante arriva però ancora una volta dall’elettorato di Futuro Nazionale: soltanto il 62% dichiara fiducia in Meloni, con un calo di quattro punti. Nell’area di centro il dato è invece al 22%, un punto in meno.

Ancora più marcata è la distanza quando dalla premier si passa al suo esecutivo. La fiducia nel Governo Meloni rimane stabile al 32%. Tra gli elettori del centrodestra raggiunge il 90%, senza variazioni, mentre tra quelli di Futuro Nazionale si ferma al 50%, perdendo altri tre punti. Nell’elettorato centrista sale invece di un punto, al 17%.

È forse questo il dato che meglio spiega la natura della crescita vannacciana. Futuro Nazionale non appare soltanto come un nuovo contenitore destinato a rimanere docilmente dentro il recinto della maggioranza. Metà dei suoi elettori non esprime fiducia nel Governo e quasi quattro su dieci non si fidano della premier.

Il centrodestra, insomma, sulla carta continua a valere il 47,2%. Ma è una somma sempre meno pacifica: senza Vannacci è sotto il 40%, con Vannacci deve fare i conti con un alleato-concorrente ormai più forte di Forza Italia e quasi doppio rispetto alla Lega. Il primo sondaggio dopo le ferie dice soprattutto questo: per Meloni il problema non è ancora perdere la maggioranza. È capire quanto costerà, politicamente, continuare a sommarla.

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