Divertirsi nel vortice estivo
Juri Bossuto 06:30 Giovedì 27 Agosto 2026
Estate montana: uno spettacolo all’aperto è tenuto in ostaggio da violenti rovesci di pioggia. Gli organizzatori, a pochi minuti dall’inizio programmato, decidono di andare avanti e confermano l’appuntamento, anche a fronte delle poche disdette giunte. All’ora stabilita iniziano ad arrivare gli spettatori: alcuni dotati di mantelle antipioggia, altri in pantaloncini corti e polo di cotone di una famosa marca francese.
Il pubblico cerca comunque riparo laddove possibile. Qualcuno bofonchia per il freddo, di cui era perfettamente consapevole prima di uscire di casa, altri si chiedono speranzosi se la pioggia darà qualche tregua. Nessuno recede, nessun prenotato che ha raggiunto il sito dello spettacolo chiede il rimborso del biglietto: la determinazione del pubblico è assoluta, mentre è ben visibile il malumore che segna i volti degli attori. Da veri professionisti, questi ultimi si adeguano alla difficile situazione e iniziano a recitare rispettando l’orario indicato nelle locandine. Per fortuna le nubi si diradano pochi minuti dopo e, malgrado il brusco abbassamento della temperatura, lo spettacolo procede sotto una volta a tratti stellata.
Non è la prima volta che assisto a questo strano fenomeno. Due anni fa un gruppo di turisti pretese di iniziare una camminata in montagna, prenotata il giorno precedente, malgrado una pioggia torrenziale avesse allarmato persino la Protezione Civile; il tutto a prescindere dallo scroscio d’acqua che stava creando, in pochi minuti, veri e propri torrenti in piena laddove, poco prima, esistevano sentieri. Il secco diniego delle guide non ammise repliche e il pubblico, mai uscito dai propri ripari, dovette rassegnarsi al rimborso del biglietto, anche se nessuno sembrò comprendere fino in fondo la gravità dell’evento meteorologico.
L’atteggiamento è inspiegabile. Una sorta di tenace volontà legata alla spensieratezza e al divertimento, del tipo: “Ci vado, costi quel che costi, pure se mi becco una polmonite fulminante”. È lo stesso principio che, probabilmente, spinge i montanari improvvisati a scalare vette per loro proibitive, magari in t-shirt e ciabatte infradito, per poi arrendersi all’improvviso e chiedere aiuto all’elisoccorso, utilizzato alla stregua di un taxi per turisti allo sbaraglio.
Di fronte al divertimento non si fanno mai passi indietro, anche perché la resa significherebbe qualche selfie in meno e la totale assenza di racconti emozionanti da spiattellare agli amici nelle noiose serate d’inverno. Una tenacia quasi patologica che non calcola i rischi che, paradossalmente, si trasforma in paura quando in città si è costretti ad attraversare un’area verde buia oppure a passare di fianco a camper sospetti, forse abitati da nomadi. Il pubblico estivo muta velocemente: da provetti emuli di Indiana Jones a cittadini timorosi di qualsiasi movimento nella notte.
Sarebbe bello poter osservare una simile determinazione nelle lotte a difesa dei propri diritti, del welfare, del lavoro dignitoso per tutte e tutti, o nella partecipazione democratica alle scelte di chi governa. Invece pare che il coraggio, al limite dell’incoscienza, sia riservato solo all’industria del divertimento (di massa così come d’élite) e alle sfide estreme per guadagnare il titolo di miglior post social dell’anno (premio ambitissimo riservato solamente a selezionati influencer).
Sfida alla sorte che tornerà utile soprattutto nella prossima guerra: un buon allenamento per tempi purtroppo non molto lontani. Panem et circenses rimangono sempre la miglior distrazione per il popolo, specialmente quando la classe politica è l’espressione di un impero prossimo al collasso.


