Meloni a Vercelli, il riso abbonda
sulla bocca di Fratelli d'Italia
14:50 Giovedì 27 Agosto 2026
La premier l'11 settembre inaugura Risò e porta lo stato maggiore nel cuore delle risaie. A fare gli onori di casa Gilardino, ras vercellese con vista sul Grattacielo. Tra Carnaroli e Arborio saranno i chicchi neri del Venere a conquistare i palati
A Vercelli arriva Giorgia Meloni e, tra un Carnaroli e un Arborio, c’è chi spera di mettere a dimora anche qualche ambizione politica. Succederà l’11 settembre, quando la premier inaugurerà la seconda edizione di Risò, e ad accoglierla ci sarà un Davide Gilardino con parecchi chicchi da esibire e qualche sassolino nella scarpa. Presidente della Provincia, dell’Anci Piemonte e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, da tempo guarda oltre le risaie, verso il Grattacielo del Lingotto.
Peccato che a Roma pare non abbiano particolarmente apprezzato l’ultimo raccolto: quella rielezione in Provincia confezionata con una lista ecumenica capace di mettere nello stesso sacco FdI, Lega, Forza Italia e persino il Pd. Un capolavoro di agricoltura politica: Gilardino ha seminato a destra, raccolto anche a sinistra e adesso deve spiegare il raccolto a Meloni. In ogni caso, la foto con Meloni vale inevitabilmente qualcosa in più di una bella immagine da mettere nell’album della kermesse.
L’acqua manca, la politica abbonda
La premier arriverà per celebrare l’oro bianco proprio mentre nelle campagne il problema continua a essere quello blu. Le piogge delle ultime settimane hanno migliorato sensibilmente la disponibilità idrica nel distretto del Po, ma l’Autorità di bacino avverte che l’emergenza non è finita e permangono condizioni di siccità alta.
C’è più acqua nel Po, negli affluenti e nei grandi laghi regolati e si sono ridotti i Comuni costretti a ricorrere alle autobotti, ancora presenti però anche nelle province piemontesi di Cuneo, Novara e Vercelli. I temporali estivi, sempre più violenti, risolvono poco: sui terreni aridi gran parte dell’acqua scorre via anziché essere assorbita, con il doppio risultato di non ricostituire adeguatamente le riserve e aumentare il rischio di piene improvvise. Insomma, per il riso c’è poco da ridere. Ma a Risò il sorriso politico potrebbe essere parecchio largo.
La vetrina dell’oro bianco
Il cuore della manifestazione sarà ancora il Village di piazza Antico Ospedale: 18 mila metri quadrati aperti ogni giorno dalle 10 alle 21, con la possibilità di cenare fino a mezzanotte. Tre i grandi padiglioni: quello istituzionale e della filiera, quello dei produttori e lo spazio food curato da Ascom Confcommercio Vercelli con Comtur e coordinato da Maio Group.
Ai quaranta produttori locali si aggiungeranno quest’anno grandi aziende come Riso Scotti, Curtiriso, Riso Gallo e Mundi Riso, oltre ai macchinari agricoli di FederUnacoma. Dopo l’alleanza sul riso sottoscritta lo scorso anno da nove ministri europei dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida vuole inoltre alzare ulteriormente il livello internazionale: sono stati invitati tutti gli ambasciatori stranieri in Italia ed è annunciata la presenza del vicedirettore della Fao.
Tre anche gli anniversari celebrati: i 160 anni dall’inaugurazione del Canale Cavour, i 120 dalla conquista delle otto ore di lavoro da parte delle mondine e gli 80 dalla costituzione della varietà Arborio.
Alla presentazione romana, lo scorso 30 luglio, insieme a Gilardino, c’erano l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, anche lui di FdI, il sindaco di Vercelli Roberto Scheda e la presidente dell’Ente Nazionale Risi Natalia Bobba. Con Meloni, Lollobrigida e mezzo stato maggiore di Fratelli d’Italia tra tante varietà a Risò ce n’è una che quest’anno sembra andare per la maggiore: il Venere, quello nero.
Il raccolto di Gilardino
Ma l’11 settembre sarà inevitabile osservare anche il raccolto politico del padrone di casa. Gilardino viene dalla lunga filiera della destra piemontese: Fronte della Gioventù, Alleanza Nazionale, Popolo della Libertà, una parentesi nel Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e infine l’approdo in Fratelli d’Italia. Appartiene alla generazione cresciuta politicamente insieme all’area di Andrea Delmastro, nonostante gli acciacchi politici uno degli uomini più influenti del partito in Piemonte.
Sindaco di Ronsecco dal 2004, presidente della Provincia, presidente di Anci Piemonte e coordinatore provinciale di FdI, negli ultimi anni Gilardino ha costruito un profilo che ormai gli sta piuttosto stretto dentro i confini vercellesi. Il suo nome circola da tempo tra quelli di chi guarda alla Regione e, soprattutto, al dopo Alberto Cirio.
Le elezioni regionali sono previste nel 2029, ma potrebbero arrivare prima qualora il governatore decidesse di imboccare la strada per Roma, magari verso il Parlamento e poi, nelle aspirazioni, verso un incarico di governo o istituzionale. Gilardino non intende aspettare l’apertura ufficiale delle danze per cominciare a ballare.
Quello strano inciucio
C’è però un dettaglio che rende ancora più interessante l’incontro con Meloni. La recente rielezione di Gilardino alla presidenza della Provincia è avvenuta attraverso un’operazione di larghissime intese che, a quanto risulta, ai vertici di Fratelli d’Italia non è affatto piaciuta. Gilardino era candidato unico, sostenuto da una lista comprendente otto consiglieri del centrodestra – FdI, Lega e Forza Italia – e due del Partito Democratico. Un rassemblement dal partito della Meloni fino al Pd che ha consentito al presidente uscente di presentarsi come punto di equilibrio dell’intero sistema degli amministratori vercellesi. Il Pd ne ha rivendicato senza imbarazzi il significato politico.
Per Gilardino la spiegazione è quella del pragmatismo istituzionale: nelle Province, enti di secondo livello, contano gli amministratori e i problemi dei territori più delle bandiere. Una lettura che ha i suoi argomenti, ma che non cancella l’effetto politico di vedere il coordinatore provinciale del partito di Meloni rieletto grazie a una lista che imbarca anche il Pd.
Tanto più che attorno alla sua gestione degli equilibri locali già circolavano malumori nel centrodestra e nello stesso FdI, anche per le presunte facilitazioni al passaggio di diversi amministratori, soprattutto di provenienza leghista, verso Forza Italia. Rapporti trasversali utilissimi per governare il territorio e costruire consenso; un po’ meno semplici da spiegare a un partito che a Roma non ha precisamente fatto del consociativismo la propria ragione sociale.
Meloni in risaia
Ecco perché la visita della premier avrà anche un sottotesto tutto politico. Per Gilardino portare a Vercelli Meloni, Lollobrigida, istituzioni, ambasciatori e rappresentanti internazionali significa dimostrare di saper organizzare un evento che supera abbondantemente la dimensione provinciale. E significa soprattutto mostrarsi accanto alla leader del partito dopo un’operazione locale che qualche sopracciglio, ai piani alti di FdI, lo ha fatto alzare.
Risò diventa così anche un piccolo banco di prova per un dirigente che sta cercando di trasformare la forza costruita sul territorio in credito politico regionale. La sua scommessa è chiara: dimostrare che le larghe intese vercellesi non sono un inciucio, ma la prova della capacità di tenere insieme amministratori, categorie economiche e istituzioni. E che proprio questa rete possa diventare, domani, il trampolino per qualcosa di più grande.
Quanto grande lo suggerisce già la geografia delle sue ambizioni. Da Ronsecco a Vercelli il viaggio è stato breve. Da Vercelli al quarantesimo piano del Grattacielo la strada è assai più lunga. L’11 settembre Giorgia Meloni arriverà nelle risaie. Per capire qualcosa sul futuro di Gilardino bisognerà aspettare ancora un po’.


