Il fascismo non è il suo Pane: "Profondamente antifascista"
15:47 Venerdì 28 Agosto 2026Dopo le polemiche sulla festa patronale di Trino, il sindaco rivendica la propria storia democratica e rispedisce al Pd lezioni e patenti. I saluti romani sono da condannare, altra cosa è usarli per imbastire un processo alle intenzioni contro l'amministrazione
A Trino il fascismo, almeno stavolta, non ha marciato su Roma. Ha fatto un giro sull’autoscontro. Poi, due sere dopo, è passato sotto la consolle di Dj Matrix, dove nel frattempo aveva cambiato epoca e protagonista: da Mussolini a Berlusconi, sulle note di Quando c’era Silvio. È bastato un fine settimana perché la festa patronale di un paese di settemila anime diventasse un piccolo caso politico piemontese, con il Duce, i comunisti, la Resistenza e infine il sindaco chiamato a dichiarare pubblicamente il proprio antifascismo.
Daniele Pane, primo cittadino ed esponente di Fratelli d’Italia, alla fine lo ha fatto. Senza troppi giri di parole: «Non sono fascista, non lo sono mai stato e non lo sarò mai. Sono un uomo di destra, di una destra liberale, democratica e profondamente antifascista».
Una dichiarazione che, in altri tempi, sarebbe apparsa persino superflua. A Trino è diventata necessaria dopo che qualche braccio teso davanti a un autoscontro è stato promosso, nel giro di pochi comunicati, da idiozia di paese a caso politico regionale. E così Pane si è ritrovato a dover rispondere non di ciò che ha fatto o detto, ma di ciò che altri hanno fatto mentre lui aveva la ventura di essere sindaco.
Il Duce sull’autoscontro
La prima puntata va in scena sabato 22 agosto, nel luna park allestito per la festa patronale. Dagli altoparlanti di una giostra parte Everybody viva el duche, brano realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e diventato virale da mesi sul web. Il suo produttore, il content creator che si fa chiamare Il Gravel, lo ha definito una «super parodia pop».
Qualcuno tra i ragazzi presenti prende però il ritornello con uno spirito decisamente meno sofisticato: parte qualche braccio teso, accompagnato da saltelli e saluti romani. Scena stupida, oltre che facilmente evitabile. Ma sufficiente per accendere la miccia.
A denunciarla è il Pd di Trino, su impulso del segretario del circolo Vincenzino Porta, che parla di uno «spettacolo indecente» capace di offendere la città e accusa chi lo ha promosso di avere abusato dell’ospitalità di Trino, mancando di rispetto alle diverse opinioni dei cittadini.
Pane replica con un argomento piuttosto elementare: se qualcuno ha assistito a un’apologia del fascismo o ritiene che sia stato commesso un illecito, ci sono le forze dell’ordine. Quanto ai ragazzi che hanno alzato il braccio, resta difficile capire come il loro comportamento possa trasformarsi in una responsabilità politica dell’amministrazione comunale. La questione avrebbe anche potuto finire lì. Invece la festa aveva ancora in programma Dj Matrix.
Arriva Matrix, tocca ai comunisti
Due sere dopo il luna park lascia il posto alla dance. Sul palco c’è Dj Matrix, nome noto del genere e autore di Quando c’era Silvio, omaggio danzereccio a Berlusconi. A un certo punto chiede se nella piazza ci siano comunisti. Qualcuno alza la mano e Matrix annuncia che dedicherà proprio a loro la canzone. Parte la musica e parte pure il coro: “Chi non salta comunista è”. Secondo il Pd seguono anche «parole inqualificabili», insulti e sfottò.
Insomma, dopo il Duce dell’autoscontro arrivano i comunisti sotto il palco. Non proprio una settimana di sobrietà istituzionale, ma neppure la nascita di un nuovo ordine politico nella pianura vercellese. Pane stavolta invoca la libertà di espressione: vale a destra come a sinistra e non può essere il sindaco, sostiene, a stabilire quali opinioni politiche possano trovare spazio durante uno spettacolo, naturalmente entro i limiti fissati dalla legge. È a quel punto che la polemica oltrepassa la cinta daziaria.
Il Pd chiama in causa la Resistenza
A intervenire è Mimmo Rossi, segretario regionale del Partito democratico piemontese. «Niente può legittimare l’apologia del Ventennio e la rievocazione di una dittatura», afferma. Poi si rivolge direttamente a Pane: «Ricordiamo al sindaco che se oggi può guidare un Comune dopo libere elezioni è grazie a chi, comunisti italiani inclusi, ha combattuto per liberare l’Italia dalla tirannia liberticida fascista».
Il richiamo storico è naturalmente ineccepibile. Un po’ meno evidente è perché debba essere rivolto proprio a un sindaco che non ha rivendicato il Ventennio, non ha giustificato il saluto romano e non ha manifestato nostalgie mussoliniane. La sua colpa, agli occhi dei critici, sarebbe semmai quella di non avere reagito con sufficiente zelo politico agli episodi della festa. Ed è qui che Pane decide di mettere un punto.
La dichiarazione di Pane
«Non sono fascista, non lo sono mai stato e non lo sarò mai», scandisce il sindaco. Poi completa il curriculum ideologico: «Sono un uomo di destra, di una destra liberale, democratica e profondamente antifascista. Respingo ogni forma di dittatura e mi riconosco pienamente nei valori della Costituzione, della libertà, della democrazia e delle istituzioni repubblicane».
Pane non nega gli episodi e neppure li assolve. Anzi, dice esplicitamente che «è giusto stigmatizzare determinati comportamenti». Contesta il passaggio successivo: «È invece difficile comprendere come da un gesto compiuto da alcuni adolescenti si possa far discendere una responsabilità politica del sindaco o dell’amministrazione comunale».
Ed è probabilmente questo il punto meno spettacolare ma più sensato dell’intera faccenda. Un conto è condannare un saluto romano, altro è attribuirlo politicamente al municipio. Un conto è giudicare di cattivo gusto le provocazioni di un dj, altro ancora chiedere al sindaco di trasformarsi nel censore preventivo della scaletta.
Il Ventennio in giostra
Pane invita quindi le forze politiche a tornare «al merito delle questioni»: «Confrontiamoci anche duramente quando serve, critichiamoci, discutiamo sulle scelte amministrative e sulle diverse visioni della città. È il sale della democrazia. Evitiamo però di trasformare ogni singolo episodio in una prova di appartenenza ideologica o in un processo alle intenzioni».
Che a Trino ci siano stati comportamenti idioti è difficile negarlo. Che vadano censurati pure. Ma proprio l’antifascismo rischia di uscirne piuttosto malconcio quando viene tirato dentro qualunque baruffa politica, fino a pretendere una professione di fede dal sindaco perché alcuni adolescenti hanno alzato il braccio davanti a un autoscontro. Il fascismo ha lasciato dietro di sé dittatura, persecuzioni, leggi razziali e guerra. Farne lo sfondo di una contesa politica nata da una canzoncina virale significa ridurre una tragedia nazionale a materiale da avanspettacolo.


