SANITÀ

La spesa corre: +135 milioni. Stretta su farmaci e personale

Dal grattacielo parte l'ordine alle aziende sanitarie del Piemonte: "Fermare l'aumento". Rinnovi contrattuali, assunzioni e reinternalizzazioni pesano sui conti. Restano quattro mesi per tirare la cinghia ed evitare che torni lo spettro del piano di rientro

Personale e medicinali: sono le due voci più critiche per i conti della sanità del Piemonte, anche se non le sole a destare preoccupazione.

Nel primo semestre di quest’anno il sistema sanitario piemontese ha speso 135,5 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 5,016 a 5,152 miliardi. E, come riporta una comunicazione della direzione regionale della Sanità indirizzata alle aziende sanitarie e ospedaliere, a incidere maggiormente sull’aumento della spesa sono, appunto, il costo del personale, cresciuto di 90,9 milioni, e la farmaceutica, che sostanzialmente completa la cifra complessiva dell’incremento registrato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Parola d’ordine: “Contenimento”

Un campanello d’allarme – non certo il primo – quello partito nelle scorse ore dal grattacielo e rivolto alle Asl, destinatarie di un messaggio altrettanto chiaro: “il prospetto regionale suggerisce che l’azione di contenimento debba essere concentrata soprattutto su personale, farmaceutica ospedaliera e convenzionata”.

Proprio su come contenere – o, più esattamente, ridurre – la spesa nel secondo semestre, che ormai si riduce di fatto a quattro mesi, si sta ragionando ai vertici delle aziende sanitarie. Le stesse già alle prese con la richiesta della Regione di verificare l’utilizzo del personale e delle risorse economiche, avanzata con la discussa lettera firmata lo scorso 3 luglio dall’assessore Federico Riboldi e dal direttore regionale Antonino Sottile, di cui il recente messaggio ai direttori delle Asl rappresenta un ulteriore corollario.

90 milioni in sei mesi

A far salire la spesa per il personale – come osserva più di un direttore generale – c’è innanzitutto la cosiddetta reinternalizzazione, ovvero l’assunzione di coloro che fino a quel momento lavoravano da esterni e spesso con contratti i cui costi, anziché alla voce “personale”, erano imputati a “beni e servizi”. Ma a determinare i circa 90 milioni di aumento nei primi sei mesi ci sono anche gli incrementi degli stipendi prodotti dai nuovi contratti, in particolare quello dei medici e quello del personale del comparto.

Un quadro che, a prima vista, sembra lasciare spazi di manovra assai ridotti, a meno di confidare nell’aumento del Fondo sanitario nazionale atteso dal Governo entro fine anno.

Sul personale, però, resta aperta la verifica avviata il 3 luglio, i cui dati dalle Asl, dopo una proroga, sono attesi per fine mese. Da lì potrebbero arrivare ulteriori indicazioni, mirate su ogni singola azienda. Nel frattempo, l’invito a sospendere le assunzioni, oltre a continuare ad alimentare polemiche, potrebbe contribuire proprio a quel “contenimento” suggerito dal grattacielo.

“Fuori controllo”

È nella sempre più richiamata appropriatezza che viene individuato lo strumento per stringere i cordoni della spesa sul fronte della farmaceutica convenzionata, cresciuta del 9,1% rispetto allo scorso anno.

Non meno complessa si annuncia l’operazione sulla farmaceutica ospedaliera, da tempo sotto i riflettori per casi come quello della Città della Salute di Torino, che già nel 2024 aveva registrato una spesa di 162 milioni a fronte di un preventivo di 144. Una situazione che l’anno successivo l’allora appena insediato commissario Thomas Schael avrebbe definito “totalmente fuori controllo”.

Parole che all’epoca avevano infastidito più d’uno, ma che oggi risuonano quasi anticipatrici della linea di rigore adottata dalla Regione su questo fronte della spesa.

I conti finali

Un incremento della spesa che, insieme a quello per i medicinali prescritti ai pazienti e per il personale, nell’indicazione inviata ai direttori generali viene definito testualmente “da fermare”. Come farlo resta tutto da verificare. La prova dei fatti arriverà nei primi mesi del prossimo anno, quando si tirerà la riga sui conti reali del 2026. Ma potrebbe arrivare anche prima, se i segnali di un peggioramento dovessero farsi più evidenti.

Solo allora si saprà se il piano di rientro resterà uno spettro scacciato per il rotto della cuffia o tornerà a profilarsi come una strada obbligata per la sanità del Piemonte.

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