Il tramonto dei cattolici indipendenti di sinistra
Giorgio Merlo 08:29 Venerdì 04 Settembre 2026
C’è un modello che mina, storicamente, l’autorevolezza e l’autonomia dei cattolici impegnati in politica. È la categoria, e lo dico con il massimo rispetto per quella esperienza storica, dei “cattolici indipendenti di sinistra” eletti nelle liste del Pci negli anni ‘70 e ‘80. Una esperienza che ha caratterizzato il rapporto tra quel segmento politico e culturale, ampiamente minoritario nella galassia cattolica italiana, e il principale partito della sinistra italiana. Appunto, il Pci.
Ora, c’era un elemento che, altrettanto storicamente, ha caratterizzato quella esperienza. E cioè, la radicale irrilevanza ed inconsistenza politica e progettuale dei “cattolici indipendenti di sinistra” all’interno di quel partito. E questo per la semplice ragione che il progetto politico, culturale e programmatico del partito venivano elaborati, come ovvio, dai gruppi dirigenti del Pci e dove il contributo dei “cattolici indipendenti di sinistra” era pressoché nullo. L’unico elemento che serviva alla causa del partito era quello di potere sostenere che il Pci era un “partito plurale” perché al suo interno c’erano anche i cattolici.
Ora, e per venire all’oggi, c’è una straordinaria somiglianza, seppur mutatis mutandis, tra quella esperienza riconducibile al Pci e i cattolici che oggi militano nel Pd della Schlein. Cioè un partito che, del tutto legittimamente, esprime in modo coerente e compiuto il progetto di una sinistra radicale, massimalista e libertaria. Che, come noto e detto fra di noi, non c’entra assolutamente nulla con la storia, la cultura, la tradizione e l’esperienza del cattolicesimo democratico, del cattolicesimo popolare e del cattolicesimo sociale. E lo dico, come ovvio, senza alcuna polemica politica o personale ma solo per registrare un dato di fatto. Quasi oggettivo. E l’esempio, persino plastico di questa somiglianza, è ciò che dice il parlamentare romagnolo “cattodem” del Pd Graziano Delrio. Cioè, per intenderci, parliamo di una piccola pattuglia di persone che viene giustamente, e comprensibilmente, ricompensata con una manciata di candidature “blindate” in cambio di una sostanziale e strutturale subalternità culturale e politica rispetto al gruppo dirigente del partito. A conferma, come capitava concretamente nel vecchio Pci, che il principale partito della sinistra italiana era e resta culturalmente plurale ma dove il progetto politico è appaltato ad altri. Insomma, tutto il contrario, ma non vale neanche la pena di ricordarlo, delle costanti che avevano caratterizzato la formazione originaria del Pd, cioè di un partito culturalmente plurale dove non c’era l’egemonia politica ed organizzativa di nessuna cultura rispetto alle altre. Quel partito, per intenderci, fondato da personalità come Franco Marini, Francesco Rutelli, Arturo Parisi e molti storici dirigenti della filiera Pci/Pds/Ds.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, possiamo dire tranquillamente e senza tema di essere smentiti, che un rinnovato - e necessario nonché indispensabile - protagonismo politico, culturale e progettuale dei cattolici nella vita pubblica italiana, e sempre nel rigoroso rispetto dell’ormai consolidato pluralismo elettorale, non passa attraverso la stanca, passiva e logora riproposizione della esperienza dei “cattolici indipendenti di sinistra “eletti nelle liste del Pci. Quella, semmai - e con buona pace dei Delrio di turno - sarebbe la semplice ed irreversibile certificazione della irrilevanza, della inconsistenza e della marginalità del cattolicesimo democratico, popolare e sociale nella vita politica del nostro paese. Un modello di cui possiamo - e dobbiamo - francamente farne a meno.



