Sindacati di polizia, la libertà sindacale non può essere sottoposta a censure

Sul caso del convegno a Torino con la partecipazione di Vannacci, cinque sindacati di polizia, Siulp, Sap, Siap, Coisp-Mosap e Fsp, in una nota esprimono "piena solidarietà" al questore Massimo Gambino, "trascinato suo malgrado in una polemica di evidente natura politica e sottoposto a una rappresentazione dei fatti che riteniamo strumentale e profondamente distorta". Per i sindacati firmatari "la sicurezza non è di destra ne di sinistra" e "il sindacato di polizia continuerà a discuterne liberamente, senza tutori e senza censure politiche". "L'iniziativa del prossimo 18 settembre sul tema 'Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori' è un'iniziativa promossa da organizzazioni sindacali della polizia di Stato nell'ambito delle prerogative riconosciute dall'ordinamento e dall'Accordo Nazionale Quadro, che contempla espressamente la formazione e l'aggiornamento professionale anche attraverso conferenze e seminari", affermano i sindacati, sottolineando che "non siamo quindi di fronte a un'iniziativa politica dell'Amministrazione, né a una manifestazione organizzata dalla Questura". Secondo le cinque sigle, "il fatto che il questore abbia previsto un saluto istituzionale non trasforma un'iniziativa sindacale in un'iniziativa dell'Amministrazione, così come la partecipazione di un relatore che ricopre anche un incarico politico non può, automaticamente e per una sorta di sillogismo ideologico, trasformare un confronto professionale sulla sicurezza urbana in una manifestazione politica". "La libertà sindacale non può essere sottoposta al vaglio preventivo di chi pretende di stabilire quali siano gli interlocutori accettabili e quali invece debbano essere esclusi dal confronto", prosegue la nota. "Il sindacato di polizia deve poter discutere di sicurezza, legalità, periferie, criminalità, ordine pubblico e sicurezza urbana con chiunque possa portare un contributo al dibattito, nel pieno rispetto delle leggi e senza che questo significhi condividere necessariamente le opinioni politiche, culturali o personali degli interlocutori".

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