Pci-Pd, paragone impossibile
Juri Bossuto 08:00 Giovedì 10 Settembre 2026
Alcuni influencer social da qualche tempo sono alle prese con stravaganti paragoni tra il programma elettorale del Pci e quello attuale del suo erede: il Partito Democratico. Le informazioni che forniscono al loro pubblico sono spesso parziali, insufficienti e, purtroppo, caratterizzate da una simpatia (mal celata) nei confronti della mutazione del Partito Comunista, iniziata faticosamente dal segretario Achille Occhetto nel 1991.
In sostanza, per costoro, il Partito Comunista era semplicemente un assembramento politico che operava a favore della classe operaia, mentre in campo internazionale era convintamente schierato con l’Unione Europea e con la Nato. Il Pd invece incentrerebbe, a detta degli analisti social, il suo lavoro nella difesa dei diritti civili. Questa scalcinata sintesi viene data così in pasto al pubblico, con buona pace dell’approfondimento e della realtà degli eventi storici.
Le ultime generazioni difficilmente riescono a ricostruire un quadro fedele del Pci alla vigilia del crollo della Prima Repubblica. La rimozione del movimento operaio del secolo scorso dai ricordi del Paese ha infatti portato via con sé sia le speranze di solidarietà di classe, sia quelle che guardavano a un futuro edificato saldamente sulle medesime opportunità per i ricchi e per il popolo (l’uguaglianza sostanziale). Gli immensi ideali su cui si è retto il partito di Gramsci e di Berlinguer hanno rappresentato un bagliore di libertà verso cui camminare uniti, anche a costo di enormi sacrifici e, a volte, della vita.
Oggi, di quella grande storia, sono rimaste poche briciole, sparse per mano di un numero indefinibile di scissioni. L’inevitabile radicalizzazione delle piattaforme politiche, a fronte di quello che venne definito un imborghesimento del partito ricostruito da Togliatti, ha generato negli anni una miriade di piccoli partiti che si richiamano al comunismo.
La frammentazione del collettivo e la rivincita dei modelli culturali cari ai neoliberisti, a danno di quelli che si richiamano al socialismo, hanno favorito la scomparsa delle formazioni partitiche tenute insieme da comuni aspirazioni, agevolando al contempo il proliferare di aggregazioni nate intorno a un nome, oppure a un interesse personale ed economico. Lo stesso Pd, erede di quel monumentale percorso di riscatto dei lavoratori, è un coacervo di anime molto diverse tra loro (al limite dell’irriducibile inconciliabilità delle varie posizioni): correnti divise su tutto, ma impegnate all’unisono nel cancellare quotidianamente le residuali tracce di socialismo presenti nel partito che inizialmente fu comunista
In un’epoca azzerata dalla superficialità trionfano, occupando tutta la scena, i paradossi. Stravaganze come quelle che mostrano un Partito Democratico pacifista, ma al contempo anche guerrafondaio (dove l’onorevole Fassino invita senza mezzi termini a marciare contro la Russia anziché divertirsi in vacanza). Un Pd tutore dei lavoratori e, allo stesso tempo, fautore del precariato; a difesa dei diritti civili, ma perennemente incerto sul diritto all’aborto e all’eutanasia; laico e, contemporaneamente, a favore della presenza dei crocifissi nelle sale pubbliche; inclusivo, ma incapace di vedere la miseria che attanaglia le grandi città.
La stessa capacità di analisi è scomparsa, lasciando il testimone alle dichiarazioni a uso stampa intrise di una genericità elementare. I commenti di alcuni quadri Dem in merito alla recente, schiacciante, vittoria del partito di estrema destra in Sassonia dimostrano come la retorica, solitamente incentrata sul nulla, abbia ormai preso il sopravvento sulla capacità di comprendere gli eventi del presente. La colpa, per costoro, è degli elettori che cedono alle pressioni esercitate dal Presidente della Federazione Russa, anziché di una crescente miseria che, in tutta Europa, sta attanagliando le classi sociali medie e basse.
Il fascismo e il nazismo che si riaffacciano pesantemente in Europa dovrebbe far riflettere soprattutto i leader della sinistra sulle vere cause che hanno generato questi pericolosi fenomeni politici. Bisognerebbe valutare lo stato di povertà in cui versa la classe lavoratrice, anziché cercare cospirazioni degne del miglior romanzo di 007. Un disagio sociale peggiorato all’indomani dello scoppio delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Conflitti da cui è derivata l’esplosione dei prezzi degli alimentari e delle bollette energetiche: rincari che le famiglie non riescono più a gestire.
I semi che hanno generato il ritorno in auge delle ultradestre si ritrovano pure nelle riposte date dai politici italiani in merito alla loro vittoria: la lettura di un insignificante foglietto scritto dai burattinai e gettato su un popolo oramai ridotto allo stremo.



