VERSO IL 2027

Pensioni, è già campagna elettorale. Laus: "Non sia una gara di promesse"

Quota 64, uscita anticipata, Tfr e mille euro ai neonati: in vista dell’ultima manovra della legislatura si moltiplicano le ricette. Il deputato torinese del Pd chiama Calderone in Parlamento: "Gli italiani devono sapere cosa li aspetta tra 10, 15 e 20 anni"

La campagna elettorale non è ancora ufficialmente cominciata, ma le pensioni sono già scese in campo. Quota 64, uscita anticipata, Tfr da utilizzare per raggiungere i requisiti, stop all’aumento dell’età pensionabile, fino al libretto previdenziale da mille euro l’anno per ogni nuovo nato. L’ultima legge di Bilancio della legislatura si avvicina e, insieme ai conti, ricomincia a girare la grande giostra delle proposte previdenziali.

È proprio mentre il cantiere si affolla che dalla Camera il deputato torinese del Pd Mauro Laus prova a mettere un paletto: prima di promettere agli italiani quando potranno andare in pensione, il Governo dica loro che pensione potranno avere e in quali condizioni si troverà il sistema tra dieci, quindici o vent’anni.

Non è la prima volta che Laus lo chiede. Il parlamentare dem ricorda di aver sollecitato la ministra del Lavoro Marina Calderone già il 23 febbraio e poi nuovamente il 3 marzo. Sei mesi dopo torna alla carica chiedendo che la titolare del dicastero venga in Parlamento per presentare “un quadro chiaro sulle prospettive del nostro sistema previdenziale”.

“Dati chiari e leggibili”

La richiesta non è quella di aggiungere un rapporto alla già nutrita biblioteca di studi sulle pensioni. “Sappiamo che Inps, Ragioneria generale dello Stato e altri organismi pubblicano rapporti, dati e proiezioni”, premette Laus. Il punto è un altro: spetta al Governo raccogliere quei numeri e restituirli al Parlamento e agli italiani in “una fotografia unitaria e soprattutto comprensibile”.

Quanti saranno tra dieci o vent’anni i lavoratori attivi e quanti i pensionati? Quale sarà il rapporto tra chi versa i contributi e chi riceve l’assegno? Come cambieranno entrate contributive e spesa previdenziale? E quanto peseranno il calo demografico, l’occupazione, i salari e soprattutto quelle carriere discontinue che rischiano di presentare il conto proprio al momento di lasciare il lavoro?

Domande tutt’altro che pletoriche. Laus pensa soprattutto a chi oggi ha 50 o 55 anni, dopo decenni trascorsi al lavoro, e si trova ormai con margini ridotti per rimediare a buchi contributivi, bassi salari e periodi di discontinuità. “Non possiamo consentire che una persona scopra pochi anni dalla pensione quale futuro l’attende”, sostiene il deputato torinese. Perché conoscere oggi la propria prospettiva previdenziale può ancora consentire qualche scelta; scoprirla alla vigilia dell’uscita dal lavoro significa semplicemente subirla.

La giostra di Quota 64

La sortita di Laus arriva mentre proprio la Lega torna a issare la bandiera delle pensioni, uno dei terreni sui quali Matteo Salvini ha costruito una parte importante delle sue campagne elettorali. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha rilanciato l’ipotesi di consentire l’uscita a 64 anni anche a chi appartiene al sistema misto, quindi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. Una platea potenziale di circa 80mila persone, secondo le stime circolate, per una misura sperimentale triennale che costerebbe circa 1,5 miliardi l’anno.

Salvini l’ha già battezzata politicamente: Quota 64 consentirebbe, a chi lo vorrà, di lasciare il lavoro tre anni prima dei 67 previsti dalla “sciagurata legge Fornero”. E anche la copertura, almeno nei proclami, sarebbe stata trovata: un contributo delle grandi banche che, sostiene il leader del Carroccio, basterebbe a pagare l’operazione lasciando addirittura qualcosa in cassa.

Il problema è che l'anticipo non sarebbe gratis per il pensionato. Per accedervi sarebbe necessario accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo le simulazioni sindacali, la riduzione potrebbe arrivare al 10,6 per cento rispetto al sistema misto. Per un lavoratore con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35mila euro significherebbe passare da circa 1.726 a 1.543 euro al mese, 182 euro in meno. Con 50mila euro di retribuzione la perdita salirebbe a circa 261 euro mensili e con 70mila supererebbe i 365. Soprattutto, il sacrificio non terminerebbe una volta raggiunti i 67 anni: l’assegno più basso resterebbe tale per tutta la pensione.

Ancora più controversa l’ipotesi, già comparsa in passato e nuovamente evocata, di utilizzare il Tfr per raggiungere i requisiti necessari all’uscita anticipata. Una soluzione duramente contestata dalla Cgil e bocciata anche dalla vicepresidente del Senato Mariolina Castellone del Movimento 5 Stelle, perché finirebbe per mettere almeno una parte del costo dell’anticipo sulle spalle dello stesso lavoratore.

Nel frattempo Salvini ha allargato ulteriormente il menù della prossima manovra: interventi sul ceto medio, tetto ai bonus, aumento degli stipendi, opere pubbliche, pensioni. A finanziare buona parte del conto dovrebbero essere uno scostamento di bilancio e il contributo delle banche. Una lista destinata inevitabilmente a incrociarsi con una campagna elettorale che porterà il Paese alle politiche del 2027.

“Prima i dati, poi la politica”

Ed è esattamente qui che Laus affonda il colpo. “Tutte le forze politiche presenteranno, legittimamente, proprie proposte sulle pensioni, sull’età pensionabile, sulla flessibilità in uscita, sui giovani, sulle carriere discontinue”. Ma, sostiene, prima di chiedere agli elettori di scegliere tra una Quota e l’altra bisognerebbe mostrare loro il terreno sul quale quelle promesse dovranno poggiare. Altrimenti, avverte il deputato dem, “il confronto sulle pensioni rischia di trasformarsi nell’ennesima competizione tra promesse”.

Laus propone quindi di invertire l’ordine dei fattori: “Prima i dati, poi le proposte della politica, infine, e solo infine, il giudizio consapevole dei cittadini”. Non chiede a Calderone di anticipare quale sarà la riforma del Governo, ma di mettere gli italiani nelle condizioni di sapere quale futuro previdenziale li aspetta. Perché tra Quota 64, contributivo, Tfr, nuovi requisiti e libretti per neonati, il mercato delle idee ha già aperto i battenti. Le coperture, invece, sono ancora tutte da verificare.

E mentre i partiti iniziano a promettere quando si potrà lasciare il lavoro, resta senza risposta la domanda che Laus porta in Parlamento: quanto prenderanno davvero i pensionati di domani e quanti lavoratori ci saranno a pagare quelle pensioni? “Quando parliamo di pensioni – conclude – non parliamo soltanto di conti pubblici. Parliamo della vita di milioni di persone, delle loro aspettative e del patto tra le generazioni”. Sulle ricette, dice Laus, la politica può e deve dividersi. “Ma dovrebbe almeno condividere con i cittadini la verità dei numeri”.

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